Venne colpito il quartiere tradizionalmente più antifascista, quello di San Lorenzo, prossimo alla Stazione Termini ed abitato fin dalla sua fondazione dai ferrovieri.
Pio XII, accompagnato dal futuro Papa Mons. Giovanni Battista Montini, che nella sua qualità di Sostituto alla Segreteria di Stato era in quel momento la seconda Autorità del Vaticano, decise di uscirne, portando con sé tutto il denaro contante disponibile per distribuirlo ai sinistrati. La tonaca del Vescovo di Roma fu macchiata dal sangue dei feriti.
Che questa non fosse una leggenda, lo testimoniò sempre nostro padre, all'epoca militare in servizio all'aeroporto di Ciampino ed accorso coi suoi commilitoni a soccorrere la popolazione. Quel piccolo gruppo di Avieri dovette improvvisare il servizio d'ordine intorno alla persona del Papa. L'unico Pontefice del Ventesimo Secolo che non era mai stato pastore d'anime - quella dell'Urbe fu in effetti l'unica Cattedra da lui occupata in tutta la carriera ecclesiastica - agì esemplarmente in quella circostanza come tale. Pochi giorni dopo sarebbe iniziata l'epoca che un grande storico cattolico liberale purtroppo scomparso prematuramente, Giorgio Rumi, chiamò dei "Principi Vescovi", riferendosi al fatto che gli Ordinari diocesani rimasero a lungo - come era avvenuto appunto nel caso di Roma - l'unica Autorità effettiva rimasta in tante parti d'Italia.
E tutti quanti seppero sempre supplire con il loro prestigio personale alla mancanza di competenza formale.
Il gesto compiuto domenica scorsa da Bergoglio camminando a piedi per le vie di Roma è stato messo giustamente in parallelo con quello del suo Predecessore, e merita di essere approfondita tanto nelle motivazioni quanto nelle possibili conseguenze. In primo luogo, a nostro avviso, occorre vantare in opposizione ai detrattori tradizionalisti del Papa - il suo atteggiamento di piena conformità con le disposizioni delle Autorità dello Stato.
Abbiamo già segnalato come, a giudizio dei vari Demattei e Socci, il Pontefice avrebbe dovuto contraddire apertamente le norme profilattiche indicendo solenni processioni per le strade di Roma e dando luogo ad una inevitabile emulazione in tutta Italia. Secondo questi Signori i riti avrebbero causato immancabilmente un miracolo che viceversa sarebbe stato impedito dalla decisione di sospendere le funzioni religiose.
Tale affermazione la dice lunga sulla superficialità del pensiero teologico dei tradizionalisti: i quali dimenticano come la Dottrina della Chiesa ammonisca a non provocare Dio per l'appunto esigendo dei miracoli confacenti con il nostro modo di pensare, o peggio ancora con il nostro interesse. Solo Dio decide come intervenire nell'immanenza.
All'uomo spetta compiere il proprio dovere, benché a volte non sia facile stabilire in quali comportamenti esso consista. Ci voleva un Papa che ha attraversato le contingenze tragiche dei conflitti civili dell'America Latina per stabilire quale fosse la giusta scelta. Le norme vigenti in Italia stabiliscono che si può uscire soltanto per delle necessità imprescindibili. Il Vescovo di Roma non poteva incoraggiare una loro trasgressione generalizzata, ma poteva dare un esempio di come ciascun cittadino debba interpretarle correttamente. Le Chiese sono aperte per la preghiera individuale, e proprio per questo Bergoglio le ha visitate, senza essere accompagnato da alcun seguito.
Con ciò Egli ha dimostrato che si può agire senza contraddizione come buoni cristiani e come buoni cittadini. Il credente prega, come suo diritto, ma lo fa senza violare la Legge, adempiendo dunque al proprio dovere civico.
Si potrà obiettare, proseguendo nella comparazione con il comportamento tenuto da Pacelli, che Pio XII, pur essendo uomo di grande prudenza diplomatica, recandosi a San Lorenzo commise una trasgressione.
Non solo, infatti, la Santa Sede aveva omesso di avvisare l'Autorità italiana, ma quella visita ai sinistrati diede luogo ad una prova di forza con il Re, arrivato più tardi ed accolto freddamente dalla popolazione, e soprattutto con Mussolini, giunto per ultimo nel quartiere distrutto ricevendo per la prima volta dei pubblici insulti. Questo diverso trattamento riservato ai tre personaggi, rivelatore del prestigio dell'uno e dell'impopolarità degli altri, valse a giustificare precisamente la trasgressione compiuta dal massimo rappresentante dell'Autorità religiosa: il suo gesto espresse ed incoraggiò l'obiezione di coscienza nei confronti di un potere ormai manifestamente illegittimo, responsabile della catastrofe in cui erano precipitate Roma e l'Italia. Se dunque leggiamo il gesto di Bergoglio comparandolo con quello di Pacelli ne risulta che il Papa - conformandosi con quanto stabilito dall'Autorità della Repubblica - ha voluto riconoscerne apertamente la legittimità. Questo non significa naturalmente esprimere una valutazione dell'operato del Governo: non spetta infatti alla Chiesa vantare nel merito gli atti con cui si esercita nelle questioni temporali la gestione della cosa pubblica. Fino a quando, però il potere legittimo e la Legge è giusta vale il principio stabilito da Gesù Cristo: "Quae sunt Cesaris, Cesari".
Ai vari Demattei e Socci non piace Cesare, e soprattutto non piace il Vicario di Cristo: per questo essi incitano alla disobbedienza nei confronti di entrambi.
Noi ci schieriamo invece contro chi intende sovvertire tanto l'Autorità dello Stato quanto l'Autorità della Chiesa.
Mario Castellano