Prevost ha scelto Assisi, dove si sono riuniti Giovani provenienti da tutta l’Europa, per pronunziare il suo secondo grande discorso programmatico – che fa seguito a quello tenuto alla Sapienza – con cui ha indicato l’orientamento del suo Pontificato.

Se davanti al Corpo Accademico dell’Università di Roma il Papa aveva dimostrato di accogliere – inserendoli addirittura nel Magistero della Chiesa – dei contributi ideologici espressi da Culture ed ispirazioni diverse e ben lontane dal Cristianesimo, ad Assisi ha pronunziato due affermazioni destinate ad influire sul corso della Storia.

La prima è costituita da una definizione della Chiesa come luogo in cui “ci si CONFRONTA su Dio”.

Le maiuscole, naturalmente, sono nostre, ma è indubbio che una simile espressione – se non l’avesse pronunziata il Papa in persona – verrebbe oggi censurata quanto meno da un settore del Clero.

Da parte del quale si considera viceversa la Chiesa come il luogo dove si insegna una Verità che ai Fedeli non è permesso in alcun caso discutere.

Né tanto meno risulta lecito discostarsene.

Per essere considerati Cattolici, non basta – secondo costoro – credere nell’esistenza di Dio.

E nemmeno riconoscere in Gesù Cristo il Messia mandato a redimere l’Umanità.

L’idea di Dio nella quale si è obbligati a riconoscersi è infatti quella codificata dal Magistero.

Che stabilisce anche quali conseguenze se ne devono trarre in ogni comportamento tenuto dai Cristiani.

Tanto nella Vita Privata quanto soprattutto nella Vita Pubblica.

Il Papa riduce invece in sostanza quanto i Credenti devono condividere alla Fede nell’esistenza di Dio.

Se su tutto il resto ci si “CONFRONTA”, ciò vuole dire che si ammette nella Chiesa una pluralità di opinioni.

Tutte quante a maggior ragione pienamente lecite se dall’Atto di Fede ci si sposta sul terreno dei comportamenti e delle scelte che ciascuno compie nelle questioni temporali.

Per essere più chiaro, il Papa ha citato come esempio il famoso Capitolo dei Francescani detto “delle Stuoie”, cioè il primo celebrato dopo il Transito del Fondatore dell’Ordine, così chiamato perché i Frati – giunti anche allora da tutta l’Europa – non avendo dove dormire, si accamparono all’aperto.

In quella circostanza, la discussione tra i fautori di un’osservanza rigida della Regola e quelli inclini ad un’interpretazione più moderata fu aperta, ed a tratti anche aspra.

Senza portare tuttavia ad una rottura.

Oggi, analogamente, nessuno può essere escluso dalla Chiesa a causa della sua divergenza.

Tanto più se verte sulle questioni temporali.

Sarà ancora possibile, dopo questa presa di posizione del Papa, pretendere di escludere chi viene definito “Modernista”?

Vedremo tra pochi giorni come il magistero del Papa sarà accolto a Rimini, dove si danno tradizionalmente convegno ogni anno quanti ancora intendono trasformare lo Stato Italiano in uno Stato Confessionale.

È comunque in atto da tempo, su di una Radio Cattolica, un’opera sistematica di mistificazione, che tende a definire i “Modernisti” come atei.

Certamente gli atei esistono, ed è inevitabile che i Credenti dissentano da loro.

Quanti però vennero definiti un tempo come “Modernisti” erano in realtà dei Credenti.

I quali a volte semplicemente dissentivano da una particolare interpretazione del Magistero, e solo in alcuni casi se ne dissociavano apertamente.

Se però nella Chiesa ci si “CONFRONTA” su Dio, anche costoro ne fanno parte a pieno titolo.

Una volta riconosciuto il pluralismo nell’ambito della Comunità dei Credenti, come ci si deve rapportare con chi professa un’altra Fede?

Il Papa dice che “il radicalismo evangelico è il contrario del Fondamentalismo”.

Che cosa si intende con il termine “Fondamentalismo”?

Questa definizione viene normalmente riferita ai Musulmani.

Quando si parla dei Cristiani, si usa viceversa l’espressione “Confessionalismo”.

Esiste, in realtà, una sfumatura di differenza tra le due definizioni.

I Fondamentalisti pretendono che la Norma dello Stato debba conformarsi con una particolare interpretazione del Precetto Religioso.

I fautori del Confessionalismo, approfittando del fatto che nel Cattolicesimo esiste una Autorità incaricata di stabilire l’Interpretazione Autentica di tale Norma, avanzano sostanzialmente la stessa pretesa.

Coincidendo con i Musulmani nel negare allo Stato la facoltà di regolare i rapporti tra le persone secondo i propri criteri.

Se i Cristiani diventassero Fondamentalisti, quanto il Papa definisce come “radicalismo evangelico”, cioè l’aspirazione alla Giustizia in conformità con l’Insegnamento di Gesù, non avrebbe nessuna possibilità di essere realizzata.

Ogni azione volta ad affermare la Giustizia esige infatti – per risultare efficace – la cooperazione con tutti gli Uomini di Buona Volontà.

Quale che sia la loro motivazione.

Se in una Società governata dal Fondamentalismo Islamico non ci può essere posto per chi non sia Musulmano – ed infatti assistiamo a sempre più frequenti persecuzioni ai danni di chi professa un’altra Religione – anche laddove si affermasse il Fondamentalismo Cristiano verrebbe violata la Libertà di Coscienza e la Libertà di Culto.

Soprattutto, però, l’azione intrapresa dai Cristiani per promuovere la Giustizia risulterebbe inefficace.

Se dunque Bergoglio perseguiva l’Alleanza tra le diverse Religioni, Prevost sposta questa esigenza sul terreno delle scelte individuali dei Credenti.

Ciascuno dei quali sarà libero di rapportarsi con chiunque condivida i suoi obiettivi.

Senza discriminarlo in base alla convinzione religiosa.

Che rimane tuttavia importante, ed anzi decisiva, in quanto fornisce a ciascuno una motivazione per il suo agire.

L’identità – ed in particolare l’identità cristiana – non viene dunque affatto svilita nella visione di Prevost, ma non può essere intesa come pretesto per contrapporsi a chi è diverso.

Ne deriverà viceversa una sollecitazione ad operare per il bene comune.

Qui il discorso ritorna alle prospettive dell’Occidente.

Al cui destino il Papa non può certo considerarsi indifferente.

L’identità Occidentale dovrà però essere preservata cercando un denominatore comune.

Se tra i Cristiani esso è costituito dalla comune Fede in Dio, mentre su tutto il resto ci si “CONFRONTA”, tra i Credenti, i diversamente Credenti ed i non Credenti sarà rappresentato dalla ricerca del Bene Comune.

L’Ecumenismo viene pienamente confermato, ed anzi esaltato.

Non più però avendo come proprio centro gli incontri tra i Capi delle Religioni, bensì proiettandosi nella concreta azione comune.

In cui ciascuno sarà guidato dalla propria Coscienza individuale.

Mario Castellano