Qualche anno fa, in occasione di una competizione sportiva internazionale in cui era impegnata una rappresentativa spagnola, venne eseguito l'inno di Riego, cioè l'inno della repubblica. Si ignora se si sia trattato di una "gaffe" del cerimoniale, oppure di un gesto politico. Essendo collocati i dirigenti dello sport iberico tra gli ultimi nostalgici del franchismo (Samaranch si esibiva ogni anno, facendo il saluto romano, alla commemorazione del colpo di stato del 1936), è possibile che si sia trattato di uno scherzo ben riuscito.

I dirigenti del Comitato Olimpico Italiano sono dei fascisti camaleontici. Pur provenendo tutti dalla estrema destra, per cui continuano disciplinatamente a votare, costoro vendono a peso d'oro il loro apporto propagandistico al Governo di turno: quanto avvenuto in occasione delle recenti Olimpiadi risulta illuminante al riguardo. L'Esecutivo ricambia generosamente omettendo non soltanto di controllare la legittimità degli atti amministrativi emanati dal CONI e dalle varie federazioni (come dovrebbe fare in base alla Costituzione, trattandosi di enti cui lo Stato contribuisce in via ordinaria), ma addirittura di esigere gli atti dovuti, "in primis" la presentazione dei bilanci. Draghi si è adeguato prontamente a questo andazzo, ed anzi ha superato di slancio i suoi predecessori nominando sottosegretario presso la Presidenza del Consiglio con delega allo sport una nota dirigente del Foro Italico. Come abbiamo già avuto modo di osservare, la volpe è stata messa a guardia del pollaio. Se il CONI fa politica interna nel modo più sfacciato in favore della destra, dando occupazione a tanti suoi militanti, la "politica estera" di Malagò e soci è invece "terzomondista". Non certo per simpatia verso la causa dell'emancipazione dei popoli, bensì perchè i dirigenti dei Comitati Olimpici extraeuropei vendono il loro voto al miglior offerente quando si tratta si scegliere i dirigenti di quello internazionale, e soprattutto le sedi delle Olimpiadi. I rappresentanti dei Paesi tropicali decidono così dove debbano svolgersi i giochi invernali: se non si trattasse di una battuta razzista, diremmo che i neri decidono sui giochi "bianchi".

La federazione ciclistica regala dunque biciclette (usate), quella degli sport invernali fa omaggio degli sci, e così via. Si tratta di un costume non solo italiano: una volta la Spagna mandò in Nicaragua le maglie dei calciatori, confezionate per le temperature invernali. Dovendo competere con quaranta gradi all'ombra, tra i poveri giocatori si registrarono svenimenti a catena. Curiosamente, la federazione sport equestri non regala i cavalli: il loro "dressage" costa troppo.

Il regolamento delle competizioni internazionali vieta naturalmente ogni manifestazione politica. Questa norma è stata però clamorosamente violata in occasione dell'apertura delle "paralimpiadi" di Tokio: è stata infatti esibita la vecchia bandiera nazionale dell'Afghanistan, malgrado le nuove autorità abbiano deciso di cambiarla. Al posto del tricolore, c'è ora un vessillo bianco, che reca scritta la "sura aprente". Il caso risulta piuttosto complesso: il Comitato Olimpico è una organizzazione internazionale "non governativa", cioè non composta da Stati. Ogni Comitato nazionale deve però conformarsi con le norme vigenti nel suo rispettivo Paese, tra cui vi è quella che stabilisce qual è la sua bandiera. Il Comitato afgano riconosce però il vecchio governo, ora in esilio ma ancora riconosciuto dalla maggior parte della comunità internazionale: nella quale si osserva il principio in base al quale ogni Stato è rappresentato dalle autorità che di fatto lo governano, davanti alle quali prima o poi si dovranno accreditare gli ambasciatori.

I "talebani", dunque, protesteranno, in quanto il Comitato Olimpico è tenuto a rispettare quanto deciso in sede interna: la Spagna, a suo tempo, protestò per l'esecuzione dell'inno della repubblica. Per evitare un incidente simile, si poteva fare sfilare la bandiera del Comiato Olimpico Internazionale, da cui gli afgani si sarebbero sentiti rappresentati a prescindere dalle loro divergenze politiche. Si è invece voluto compiere un atto ostile nei confronti delle nuove autorità afgane.

Una organizzazione internazionale, sia essa governativa o non governativa, non ha infatti voce nel contenzioso interno di uno Stato.

Mario Castellano