Quando non si conosce una materia, è bene tacere, o quanto meno anteporre al proprio parere l'avvertenza che lo esprime un profano. Il professor Cacciari, parlando dei problemi giuridici posti dalle misure restrittive adottate per l'epidemia - si limita, essendo un cultore di tutt'altro ramo dello scibile - ad esprimere delle domande. Il soggetto mandato allo sbaraglio per rispondere, pretende invece di pontificare sulle questioni giuridiche, con il risultato di coprirsi di ridicolo sparando cazzate.
Il "Paese legale" è ormai evidentemente così distaccato dal "Paese reale" che si dimostra ormai incapace di dialogare con "l'altra Italia", esibendo un livello intellettuale desolante nella classe dirigente, non più in grado di dare una risposta adeguata a chi giustamente denunzia dei problemi. Avviene così che qualche ambizioso arrivato in ritardo (chi voleva fare carriera l'ha già fatta, e ormai è l'ora delle cosiddette "terze file"), preso dall'urgenza di "distinguersi", si offre come "kamikaze", e va all'assalto del professor Cacciari. Il volonteroso, che è evidentemente l'ultimo "intellettuale" disponibile dalle parti del "nazareno", dove non si recano più neanche gli assessori comunali mandati in viaggio-premio a Roma, paragona incautamente il "green pass" con la patente di guida e con il porto d'armi, domandando retoricamente che cosa avverrebbe se si lasciasse condurre un camion o sparare con la pistola a chi non si sia dimostrato idoneo. Il malcapitato dimentica invece - chissà perchè - l'esempio costituito dal titolo di studio che si esige per esercitare certe professioni. Costui poteva infatti domandare più appropriatamente che cosa succederebbe se un macellaio eseguisse degli interventi chirurgici. Potremmo rispondergli che egli offre la dimostrazione di che cosa succede quando un analfabeta funzionale fa il giornalista soltanto perchè possiede la tessera del Partito Democratico.
L'estremo fascismo scelse come segretario del partito uno studente fuoricorso, tale Vidussoni, il quale esordì confondendo il Tasso con l'Ariosto. Quanto a Farinacci, in origine capostazione a Cremona, ricevette la laurea "honoris causa" in giurisprudenza, e si mise addirittura a fare l'avvocato.
A proposito di quanto scrive il contraddittore di Cacciari, possiamo dire comunque che "comparatio claudicat": la patente, infatti, serve per guidare, e il porto d'armi per usare tali strumenti di difesa personale. Il "green pass", invece, viene preteso per svolgere la normale vita di relazione, svolgendo delle attività - come prendere il treno - che non richiedono nessuna attitudine specifica. Il precedente più appropriato è costituito dalla "tessera del fascio"; chi ne era privo, non poteva fare neanche il bracciante agricolo, mentre chi la possedeva veniva anche assunto quale giornalista: come avviene oggi nel caso del contraddittore di Cacciari. La vicenda dimostra come ormai non valga più la pena di combattere sul piano politico: contro la forza, la ragion non vale.
Conviene rifugiarsi nella metapolitica, in attesa che un regime ridotto a farsi rappresentare da analfabeti crolli per forza propria proprio come avvenne con il fascismo. Se il signor "Paolo" - così si firma - sapesse qualcosa di diritto, dovrebbe almeno conoscere la differenza che corre tra un onere ed un obbligo, giungendo alla conclusione che la generalizzazione dell'uno lo trasforma surrettiziamente nell'altro: "ne sutor ultra crepidam". L'autore ha comunque meritato ampiamente un posto alla RAI. Al tempo del "duce", la "performance" consistente nel mancare di rispetto ad un intellettuale antifascista veniva ricompensata con l'assunzione quale usciere.
Ora è salito il livello gerarchico e retributivo, non però quello intellettuale dei leccapiedi del regime.
Mario Castellano