Bergoglio ha stabilito che da ora in avanti sarà consentito celebrare la Messa secondo il “vetus ordo” soltanto a due condizioni: che il rito sia stato autorizzato previamente ed espressamente dall’Ordinario del luogo, e che il Sacerdote incaricato di officiarlo abbia ottenuto il relativo permesso, in base ad una motivazione della propria richiesta.
A questo punto, sarà prevedibilmente impedito di approfittare della celebrazione per contestare nelle omelie l’autorità ed il Magistero del Papa e dei Vescovi.
Ratzinger aveva stabilito invece a suo tempo che fosse sufficiente inoltrare una notifica al Parroco, e che vigesse la regola del silenzio – assenso.
Come conseguenza di questa decisione, il movimento che si proponeva di rifiutare e di sovvertire la Chiesa post conciliare - lungi dal moderarsi - si era esteso e radicalizzato, degenerando in una sorta di scisma non dichiarato, ma proprio per questo ancor più insidioso.
Non sappiamo se il Papa bavarese avesse ingenuamente sottovalutato questo rischio, o se invece fosse nelle sue stesse intenzioni rafforzare la fazione tradizionalista.
Quanto risulta certo è che i seguaci di Monsignor Lefèbrve avevano preso a praticare il cosiddetto “entrismo”, dirottando numerosi nuovi affiliati nella Chiesa Cattolica e riconquistandovi posizioni molto influenti: basti pensare a quanto è riuscito a fare in Italia “Steve” Bannon, con la complicità di Alvaro Martino.
Per non parlare del “revirement” dei Francescani dell’Immacolata, i quali – non adeguatamente contrastati dai Commissari Apostolici – avevano continuato la loro opera di infiltrazione, sostenuta dalla malavita organizzata.
Ora, invece, chi insisterà nella celebrazione della Messa secondo il “vetus ordo” dovrà dare garanzie in merito alla propria disciplina canonica ed alla propria adesione al Magistero della Chiesa, quale è stato elaborato a partire dal Concilio.
La decisione adottata dal Papa non produce però soltanto degli effetti sul piano disciplinare, ma incide soprattutto sull’atteggiamento della Chiesa dinnanzi al mondo.
Il Papa, infatti, rifiuta di coltivare – ed anche soltanto di tollerare - una accentuazione della specifica identità cattolica, e lo fa paradossalmente richiamando i Sacerdoti ed i fedeli ad una più stretta obbedienza nei riguardi della Santa Sede.
La quale, per tenere insieme realtà molto diverse dal punto di vista tanto sociale quanto soprattutto culturale, deve fondare la propria autorità su di un nucleo di verità molto ristretto, su di un minimo comune denominatore nel quale tutti quanti possano riconoscersi.
La contestazione dei tradizionalisti si basava proprio sull’asserzione che questi principi fossero stati traditi: di qui la loro istigazione alla disobbedienza.
Ciascuno, naturalmente, sarà libero di agire nell’ambito temporale per affermare la propria identità:
la religione costituisce d’altronde senza dubbio uno degli elementi che concorrono a definirla, ma nessuno è autorizzato ad innalzare la bandiera del Cattolicesimo contro chi considera diverso, pur condividendo in molti casi la sua stessa fede.
Bergoglio non aveva altra scelta, non soltanto per tutelare la piena vigenza nella Chiesa di quanto stabilito dal Concilio, ma anche per evitare che la comunità dei credenti fosse coinvolta nelle contese civili.
Nell’Occidente, si tende ad affermare la propria identità riferendola ad una regione; in Europa Orientale, la si collega con una nazionalità; in altre parti del mondo, e specialmente in ambito islamico, con una religione.
Se dunque, nel nostro caso, si va verso l’erezione di nuovi confini, o il rafforzamento di quelli esistenti, altrove ci si propone di cancellarli, ma dovunque su di essi si accentuano le tensioni.
Se qualcuno fosse autorizzato a presentarsi come depositario esclusivo dei valori propri del Cattolicesimo, rischieremmo di trasformare le contese politiche ed il confronto tra le diverse identità in nuove guerre di religione.
Il grande sconfitto dell’azione dispiegata dal Papa – di cui la decisione in merito alla celebrazione della messa in latino costituisce l’ultima espressione - non è dunque tanto Fellay, quanto piuttosto Ruini; ed insieme con lui tutti gli esponenti della Destra occidentale, soprattutto italiana, francese e spagnola.
Sia il Cardinale, sia i personaggi della politica come Salvini, la Le Pen e Abascal, si presentano infatti come difensori della vera fede.
La Santa Sede non permette però l’uso del marchio a nessun sedicente concessionario.
Non ci sarà dunque, nel futuro dell’Europa cattolica, un nuovo Franco, un nuovo Salazar o un nuovo Pétain: Mussolini, dal canto suo, non poteva neanche spacciarsi per cristiano, essendo rimasto sempre ateo.
Se l’Italia non ha conosciuto un autoritarismo di matrice cattolica, lo si deve al fatto che nel nostro Paese l’espressione prevalente del Cattolicesimo in ambito politico è stata di orientamento democratico e liberale.
Ciò malgrado, quando chi aderiva a questo indirizzo osava presentarsi in in Chiesa, rischiava di essere fatto a “Fettine”.
Ora, però, è finita l’epoca dei macellai.
E’ cominciato il tempo di Papa Bergoglio.
Mario Castellano