Scrive la palestinese Mariam Barghouti sull'ultimo numero de "L'Espresso" che "il colonialismo strangola ogni parte della tua vita, e finisce con il seppellirti". Il lirismo della espressione non riesce a nascondere l'anacronismo politico. Qualsiasi cosa si pensi del conflitto nel Medio Oriente, risulta comunque chiaro che il colonialismo non c'entra assolutamente per nulla. Questa epoca della storia è infatti ormai definitivamente conclusa, e nessuno - neanche nei nostri Paesi dell'Europa occidentale, che in passato avevano dominato il resto del mondo - nutre alcun rimpianto per quel tempo.

Rispetto al pensiero di Kipling, che definiva con la famosa espressione del "fardello dell'uomo bianco" una nostra asserita missione civilizzatrice, basata sull'identificazione arbitraria tra il progresso tecnologico - che aveva reso possibile la conquista dei territori d'oltremare - ed il progresso civile, si è elaborata una profonda riconsiderazione, da cui è scaturito perfino un senso di colpa collettivo: quello che induce perfino a demolire i monumenti a Cristoforo Colombo, confondendone il ruolo di esploratore con quello di conquistatore. E' finita però anche l'epoca delle lotte di liberazione, motivate dalle ideologie rivoluzionarie, di cui rimane comunque un risultato irreversibile: l'indipendenza politica dei Paesi del cosiddetto "terzo mondo".

Continua, naturalmente, la lotta per superare la dipendenza economica, cui si sovrappongono però i conflitti identitari. Nel nostro Paese di adozione, la moglie del Presidente della Repubblica ha fatto bruciare la venerata immagine detta del "Sangue di Cristo", un Crocifisso in dimensioni naturali scolpito in Spagna e portato nel "Nuovo Mondo", come anche la statua della Madonna di "El Viejo", affidata da Santa Teresa d'Avila ad un suo fratello carnale in partenza per l'America, che da allora è la patrona della nazione. Il "Sangue di Cristo" veniva solennemente portato in processione ogni Venerdì Santo, seguito devotamente da tutto il popolo della capitale. La "prima dama", che dichiara orgogliosamente la propria appartenenza al paganesimo, non gradiva evidentemente questa manifestazione della fede cristiana, o meglio sincretistica. Nella quale risultava comunque impossibile cogliere una espressione - per quanto larvata - nei riguardi del governo. La signora Ortega interpretava dunque la devozione popolare come la prova di una persistente sottommissione al dominio europeo, perpetuato - a suo avviso - dalla egemonia culturale.

Nostra moglie ha sempre guidato prestigiosamente tutte le lotte intraprese dalla popolazione indoamericana per la sua emancipazione. La sua stessa vicenda personale si inserisce in questo processo: proveniente da una famiglia di analfabeti poveri, ha raggiunto il massimo livello accademico, entrando a far parte della più alta amministrazione pubblica. Per giungere a questo obiettivo, ha dovuto superare il triplice svantaggio derivante dalla condizione sociale, dall'appartenenza etnica ed al fatto di essere una donna, in una società profondamente maschilista. Pur professando la religione ancestrale, ed essendo anche entrata in polemica con i cristiani, non ha però approvato il gesto vandalico e sacrilego: tanto per la distruzione di un bene artistico e culturale, quanto per l'offesa arrecata al sentimento religioso altrui, quanto soprattutto per l'aggravamento del conflitto identitario. Le cui manifestazioni si stanno diffondendo dal sud al nord del mondo.

La signora sindaco di Chicago, di origine afroamericana, ha annunziato che non risponderà alle domande formulate dai giornalisti bianchi. Altri afroamericani degli Stati Uniti, per dimostrare la loro solidarietà (?) con i palestinesi, attaccano le sinagoghe ed aggrediscono i rabbini. Ogni scusa è buona per attizzare la violenza interetnica.

Nelle manifestazioni che si sono svolte nei giorni scorsi in Europa si è esibito l'antisemitismo più sfacciato ed aggressivo. "Si parva licet componere magnis", il leghista addetto al consueto banchetto propagandistico del sabato ha approfittato del nostro passaggio per esibire la propria polemica estemporanea e pretestuosa. Quando il suo partito ci ha chiesto di svolgere una relazione ad un convegno di studi, abbiamo accettato di buon grado. Evidentemente, però, continua a dettar legge nella Lega quel dirigente locale che redigeva nel suo ristorante le liste di proscrizione dei "terroni" da espellere, nell'ambito di una "pulizia etnica" di ispirazione jugoslava. Questo signore nutre ostilità verso di noi a causa del matrimonio interraziale, pur non avendo mai visto di persona nostra moglie. Egli spera tuttavia di essere considerato da Sonia Viale un benemerito della causa. Di quale causa? Evidentemente, il razzismo è tutto quanto rimane delle loro origini separatiste, benchè l'obiettivo non siano più i meridionali, quanto piuttosto gli "extracomunitari". A nostro avviso, però, conoscendo bene la truppa leghista della nostra provincia, il secessionismo continua a covare sotto la cenere di un centralismo soltanto apparente. Che comunque è inevitabilmente appannaggio della Meloni, cui si deve quanto meno dare atto della sua coerenza.

Salvini è stato prima pagano, poi seguace delle eresie medioevali, infine cattolico tradizionalista. In politica, il "capitano" ha evoluto dal separatismo al nazionalismo "italiota" (come lo avrebbe definito un tempo). L'uomo è entrato nell'ammucchiata del Governo Draghi, in cui c'è tutto e il contrario di tutto. Il nostro concittadino ristoratore ha comunque approfittato dell'evoluzione "ideologica" del suo partito per piazzare il figlio nell'amministrazione centrale dello Stato.

La Lega non rinunzia comunque a nessuno dei suoi obiettivi originari, e persegue sempre l'obiettivo di un collasso della Repubblica, causato dall'aggravamento della situazione sociale e dalla incapacità dello Stato di adempiere alle proprie funzioni, "in primis" quella di mantenere l'ordine pubblico.

A questo punto, i vari "sceriffi" padani saranno pronti a sostituire la polizia, come fanno i gruppi armati costituiti in tanti Paesi del "terzo mondo". La Lega già considera eroi quanti sparano al ladro albanese o moldavo. Si tratta di una versione criminale del suo originario separatismo. Ci sono però gli "incerti del mestiere". Il noto ristoratore seguace di Salvini aveva arruolato un collaboratore romeno, al quale fece anche ottenere - per compensare le riduzioni salariali - un mutuo bancario. Incassato il denaro, l'astuto connazionale del conte Dracula ripiegò nel Paese di origine, lasciando nella cacca tanto il ristoratore, che aveva garantito il mutuo, quanto il direttore di filiale: il beneficiario non aveva infatti nemmeno il permesso di soggiorno. Il romeno pare abbia aperto una trattoria dalle sue parti. Essendo stato aiutato da noi, ci ha fatto sapere che desidera offrirci un pranzo. All'ex datore di lavoro ha invece spedito - per colmo della beffa - un falso certificato di morte. Chi fa il furbo, trova sempre uno più furbo di lui. Questo disse l'avvocato Piana a Sonia ed Emilio Viale.

Mario Castellano