Stendhal, che conosceva il nostro Paese meglio di tanti italiani, descrive nella sua “Certosa di Parma” come Fabrizio del Dongo, dopo avere vissuto l’epopea napoleonica, si faccia frate di clausura, essendo cosciente di come debba trascorrere una intera generazione – quella cui egli appartiene – prima che i propri ideali possano rifiorire.
Questo illustre precedente letterario ci è venuto in mente constatando come un amico – titolare di un ottimo e rinomato ristorante – sia ritornato di buona lena a servire la clientela dopo l’abbattimento causato in lui dai risultati elettorali.
La vicenda dell’eroe di Stendhal - come quella più modesta del nostro concittadino - ci trasmettono lo stesso insegnamento: se la politica delude, non rimane soltanto la sfera privata; rimane anche – anzi soprattutto – la metapolitica, cioè l’insieme delle espressioni - come per l’appunto l’impegno nella religione o nel lavoro - che compongono il tessuto connettivo della vita consociata.
In cui ciascuno può mantenere e perpetuare le proprie convinzioni.
Anche quando la vicenda pubblica è monopolizzata da una parte – come sta ormai avvenendo in Italia – sopravvive pur sempre il pluralismo delle attività e delle aggregazioni.
Gli esempi sono innumerevoli, ma ne prendiamo uno espresso da un Paese dove non è al potere una “democratura”, bensì praticamente una dittatura dichiarata, e cioè l’Egitto del Generale Sisi.
Il quale ha messo in prigione tutti quanti i dirigenti dei “Fratelli Musulmani”, senza però poter impedire che questa consorteria continui a gestire le scuole, le cliniche, le mense popolari, gli uffici legali e tutto quanto serve agli strati sociali più bassi – cioè alla grande maggioranza dei connazionali - di sopravvivere.
Ciò le permette di mantenere l’egemonia, che si definisce – come insegna Gramsci – quale capacità di rappresentare gli interessi generali.
Dall’egemonia sulla società si può muovere per conquistare il potere nello Stato, ma risulta ben più difficile compiere il cammino inverso: la Sinistra italiana è pervenuta a controllare la RAI ed alcuni grandi giornali, come pure a piazzare i propri uomini alla guida dei Ministeri, ma tra questo ceto di persone tutelate e soddisfatte ed il popolo si è scavato col tempo un abisso incolmabile.
La Meloni è viceversa espressione di ceti subalterni, ed anzi marginali: la stampa spagnola sta pubblicando notizie poco edificanti sul conto di suo padre, il quale nel Paese iberico pare si dedicasse ad attività criminali.
A parte il fatto che la responsabilità penale è personale, queste note biografiche contribuiscono a spiegare la profondità del rivolgimento in atto in Italia: la rivoluzione non avviene necessariamente nella forma di un rovesciamento delle Istituzioni, ma può anche prodursi con l’immissione nel loro ambito di nuovi soggetti sociali.
La Sinistra, intanto, ha già iniziato a manifestare, protestando contro le possibili restrizioni alla pratica dell’aborto.
Ci sono due tipi di manifestazioni politiche: quelle volte a premere sul potere per rovesciarlo, o quanto meno per condizionarlo, come avveniva da noi negli Anni Settanta per iniziativa dei Sindacati; oppure quelle, più sparute, che vengono inscenate in funzione di mandare un messaggio all’estero.
Alla seconda categoria, senza volere per questo togliere nulla alla giustezza delle cause sostenute ed alla nobiltà degli intenti di quanti vi partecipano - basti pensare ai rischi corsi da chi scende in strada Mosca o a Teheran – si devono ascrivere i “sit in” delle nostre femministe.
Le quali, peraltro, non vengono represse da nessuna Polizia politica, ma ugualmente trasmettono – per il tramite dei corrispondenti stranieri – l’immagine di un Paese dove le libertà civili rischiano di venire ristrette.
Questa immagine è indubbiamente vera, anche se diffusa con anticipo.
Essa, tuttavia, non fa percepire la possibilità di una inversione della tendenza nella vita pubblica nazionale: neanche nella prospettiva più remota.
Le femministe e gli omosessuali possono godere di molte simpatie, ma non saranno mai egemoni.
Il fatto di limitarsi ad assecondare la loro agitazione rivela anzi l’incapacità – da parte della Sinistra – di uscire dai propri schemi ideologici.
Che la Meloni – anche se a noi personalmente non piace per nulla – ha viceversa superato.
La Presidente del Consiglio avrà dunque buon gioco nel dimostrare che il suo Partito ed il suo Governo rappresentano l’identità italiana, emarginando le espressioni di un dissenso irrimediabilmente minoritario.
Anche in Unione Sovietica le femministe e gli omosessuali protestavano – con giusta ragione – essendo discriminati, tanto “de jure” quanto “de facto”.
Il regime comunista è però caduto quando si sono espresse le istanze nazionali, cioè le diverse identità.
Noi, dunque, non scenderemo in piazza per protestare contro la Meloni, anche se continueremo a criticarla con la massima intransigenza.
I dissidenti, in questa fase storica, possono soltanto – a nostro avviso – ritagliare degli spazi – siano fisici o di altro tipo – in cui non penetri l’ideologia dominante, e si continui dunque a ragionare ed a produrre cultura liberamente.
Poi, come diceva un grande dirigente del Movimento dei Lavoratori “chi avrà più filo, tesserà più tela”.
Mario Castellano