Se si parte dal presupposto che nella Storia si produca una Teofania, ne consegue che ciascun Popolo sia, a suo modo, Teoforo, in quanto nella sua specifica spiritualità – e dunque nella sua identità – si manifesta un’idea di Dio e la tendenza a coglierne l’ispirazione.
Anche per questo motivo, oltre che per l’aspirazione a promuovere la Giustizia nei rapporti tra le Nazioni, il Magistero della Chiesa ha riconosciuto espressamente, con quel grande documento che fu la “Populorum Progressio” di Paolo VI, l’importanza e la positività del grande processo di Emancipazione dei Popoli.
Ciò avvenne anche laddove tale obiettivo veniva perseguito ispirandosi a ideologie diverse e lontane dal Pensiero Cristiano.
In quegli anni, molti dei Movimenti di Liberazione attivi nel cosiddetto “Terzo Mondo” si rifacevano, in particolare, al Marxismo. Questa scelta non inficiava, però, il riconoscimento del fatto che la loro Causa fosse comunque giusta.
Quando il processo di Emancipazione dei Popoli finì per travolgere i vecchi assetti politici e giuridici, qualcuno espresse il proprio timore e la propria riprovazione.
Tra il 1917 e il 1918 finirono contemporaneamente quattro Imperi.
Se quello Tedesco era l’espressione – sia pure degenerata nel Militarismo – di un’idea nazionale, l’Austria, la Russia e la Turchia potevano, viceversa, essere considerate altrettante Teocrazie.
Non già dal punto di vista giuridico, essendo anzi, in tutti e tre i casi, il Potere Religioso sottoposto a quello dello Stato, bensì – per così dire – dal punto di vista spirituale.
L’Impero Austriaco, anche se dopo il Congresso di Vienna non si qualificava più formalmente come Sacro e Romano, era tuttavia l’unico erede del soggetto che aveva dominato la Storia Europea – in diarchia con il Papato – a partire da Carlo Magno, cioè da più di un millennio.
L’Austria era dunque uno Stato Cattolico.
Allo stesso modo, la Russia si riallacciava idealmente – a partire dalla caduta di Costantinopoli e dalla costituzione del Principato di Mosca – all’Ortodossia e a Bisanzio.
Il Sultano di Costantinopoli era, a sua volta, anche il Capo Spirituale di tutti i Musulmani Sunniti.
Per questo motivo, gli eventi conclusivi della Prima Guerra Mondiale vennero percepiti da molti come una catastrofe.
Karl Kraus ritenne di aver vissuto “Gli ultimi giorni dell’umanità”.
Pur essendo un grande Scrittore, questo Autore si sbagliava.
I Popoli che avevano conquistato in quel momento la loro Indipendenza vennero infatti messi nella condizione di sviluppare pienamente le rispettive Culture.
Anche se l’Austria Imperiale non si era mai proposta di sradicarle, la subordinazione a un Potere che si esprimeva in una lingua diversa costituiva pur sempre una remora, una limitazione dalla quale ormai ci si voleva liberare.
La prova di quanto fosse forte tale aspirazione venne data dal recupero delle Lingue Nazionali, decadute da tempo a un uso meramente vernacolare.
Insieme con le lingue, ripresero a svilupparsi anche le Culture Nazionali, ciascuna delle quali esprimeva una propria particolare spiritualità.
Non a caso, l’Impero imponeva che, nelle sue diverse capitali, il Metropolita fosse di lingua tedesca.
Anche Milano aveva avuto un Arcivescovo Austriaco.
Nel 1848, all’epoca delle Cinque Giornate, questi era Karl Kajetan von Gaisruck, appartenente a una famiglia aristocratica imparentata con gli Asburgo. Egli propiziò l’uscita dalla città delle truppe comandate dal Maresciallo Radetzky, evitando un maggiore spargimento di sangue.
Con l’Indipendenza si pose fine a questo vincolo di subordinazione.
Anche il processo di Decolonizzazione, iniziato dopo la Seconda Guerra Mondiale, propiziò il libero sviluppo di culture precedentemente ritenute, in modo erroneo e ingiusto, subalterne.
La Gran Bretagna aveva vietato in India lo studio e la pratica della Medicina tradizionale, detta “Ayurvedica”.
Tale pratica riprese con l’Indipendenza e venne diffusa in tutto il mondo dal nuovo Stato.
Se un giorno i Tibetani potranno finalmente esercitare, a loro volta, il diritto all’Autodeterminazione, la loro antica Cultura, oggi preservata nell’esilio, tornerà a costituire quella grande fonte di ispirazione alla quale tanti, anche in Occidente, guardano con rispetto e ammirazione.
Anche la caduta del Fascismo fu considerata da alcuni come una catastrofe.
Non pochi tra i cosiddetti “Nostalgici” del deposto Regime provenivano dall’ambiente Cattolico, nel quale vi era chi considerava un merito di Mussolini non soltanto, e non tanto, l’aver posto fine alla “Questione Romana” e al dissidio con lo Stato, quanto soprattutto l’aver trasformato quest’ultimo – mediante i Patti Lateranensi – in uno Stato confessionale.
Con la Liberazione poterono però esprimersi le correnti democratiche e liberali presenti nel Cattolicesimo Italiano.
Tra quanti redassero materialmente la Costituzione vi furono Cattolici come La Pira, Dossetti, Lazzati, Moro e il primo Fanfani.
Trattandosi di Antifascisti, costoro non avrebbero potuto né esprimersi, né essere conosciuti, né tanto meno assumere la rappresentanza politica dei propri correligionari, se non vi fosse stata la Liberazione.
Anche la fine della Democrazia Cristiana, nella quale le correnti progressiste erano certamente presenti e attive, ma sempre relegate in una posizione minoritaria e marginale, favorì la piena espressione di queste tendenze, portatrici di una propria Cultura, ancora oggi avversata, in quanto “Modernista”, da una parte della Chiesa Gerarchica.
Oggi la Storia dell’Europa Occidentale entra in una nuova fase, che sarà inevitabilmente contraddistinta dalla cariocinesi degli attuali Stati Nazionali.
L’avvento di nuove Entità, più ridotte per territorio e popolazione, favorirà la rinascita delle piccole “Patrie Negate”, che vennero a suo tempo sacrificate per assecondare la tendenza al Centralismo e all’omologazione culturale.
Ciascuna di queste Entità tornerà a sviluppare, insieme con la propria identità, anche una spiritualità particolare.
Tra i più strenui difensori delle Autonomie Locali, avversate dal Centralismo dello Stato Sabaudo, vi fu don Sturzo, fondatore del Partito Popolare.
Oggi rattrista profondamente vedere i Cattolici Democratici assenti – tranne poche eccezioni – dall’impegno in difesa delle Autonomie Locali, minacciate da un nuovo Centralismo, ancora più anacronistico, se possibile, rispetto a quello Sabaudo e a quello Fascista.
La prima manifestazione della dissoluzione degli attuali Stati sarà determinata dalla loro incapacità tanto di provvedere alle necessità delle Comunità locali quanto – per fortuna – di reprimere le loro rivendicazioni.
Occorre ritornare allo spirito civico dei Liberi Comuni, così come al radicamento degli Stati Regionali.
Se i Comuni guidarono la rinascita sociale dell’Italia dopo i “Secoli Bui” dell’Alto Medioevo, gli “Antichi Stati” diedero al nostro Paese l’unico assetto politico e giuridico moderno che fosse espressione della sua Civiltà e non imposto da influenze esterne.
Tutti gli amici dell’Italia auspicano e attendono da noi un nuovo Rinascimento.
Forse ci troviamo già alla sua vigilia.
Mario Castellano