Che il palazzo di "Montecavallo" fosse già ipotecato dai piemontesi, era così risaputo da indurre le autorità del Vaticano a svuotarlo di tutto quanto poteva essere portato via. Nei giorni che trascorsero tra la fine disastrosa di Napoleone III a Sedan e l'apertura della Breccia di Porta Pia, una processione di carri trasportò tutti gli arredi della reggia pontificia nei sacri palazzi di Oltretevere.
Consumata la presa di Roma, Mastai Ferretti avrebbe maledetto i nuovi abitatori del Quirinale, cui - a differenza dei suoi predecessori - era particolarmente affezionato: essendo marchigiano, il Pontefice si identificava sentimentalmente con il suo Stato. Invece, altri abitatori dei territori sottomessi al potere temporale, come i romagnoli, i bolognesi ed i perugini lo avversavano. Di qui deriva la cattiva fama dei compaesani di Pio IX, dovuta anche al fatto che erano addetti alla riscossione dei tributi.
Nessuna fonte storica testimonia che la maledizione sia stata effettivamente pronunziata, ma a Roma ci credono tutti. Quanto ai suoi effetti, è indubbio che l'ultimo Papa-Re abbia agito effettivamente quale jettatore: Vittorio Emanuele II morì prematuramente, Umberto I venne ucciso, Vittorio Emanuele III ed Umberto II persero il regno.
A questo punto, venne la Repubblica, presieduta da personaggi mediocri, le cui incerte prerogative li mettevano al centro delle polemiche, senza però munirli di un potere effettivo. Si parla molto della cosiddetta "moral suasion", ma per esercitarla effettivamente occorrerebbe quel prestigio che soltanto i grandi monarchi costituzionali sanno dispiegare, uscendo dal perimetro delle loro competenze in modo discreto ma efficace quando lo richiedono le circostanze.
Si dice che Elisabetta II abbia deciso il referendum per l'uscita della Gran Bretagna dall'Unione Europea, e questo è probabilmente vero, essendo noto ai sudditi l'orientamento della regina. Tuttavia, neanche il critico più malizioso potrebbe trovare una frase, una parola o un gesto su cui basare la denunzia di una infrazione alle regole costituzionali. Trascorso un lungo periodo di tempo dal referendum, la regina pronunziò però una frase ironica e sibillina: "siamo ancora vivi". In inglese sono quattro parole, ma dicono tutto.
I nostri Capi dello Stato si sfogano con i telegrammi. Questo costume venne inaugurato da Saragat. Il messaggio veicolato dal telegrafo è - o almeno dovrebbe essere - proverbialmente conciso. Saragat lo trasformò invece in una sorta di trattatistica sul suo pensiero politico. I successori lo hanno copiato. La repubblica, intanto, seguiva la stessa traiettoria del regno: quella, cioè, di una decadenza lenta, ma inesorabile. Ambedue i regimi si fondavano su delle leggende, quella del Risorgimento e quella della Resistenza. Se l'unità era stata voluta dagli inglesi, l'assetto post bellico è opera degli americani. Occorreva però fare finta che l'avesse voluto il popolo italiano. Il quale costituisce una astrazione, per cui la sua storia costituisce una invenzione, costruita su di una invenzione. Ora il regime formatosi nell'arco di tempo che va dal 25 luglio del 1945 al 2 giugno del 1946 ha trovato non già il suo uccisore, ma il suo becchino.
Se Mussolini, uomo dalla forte personalità, poteva far credere di avere distrutto l'Italia liberale, Conte - che assomiglia in tutto ad un impresario di pompe funebri - può soltanto rivelarsi per quanto egli è effettivamente, cioè un beccamorto.
Se il "duce" si circondava di personaggi coloriti, che lo imitavano nel vestire e nel gesticolare, "l'avvocato del popolo" è contornato da soggetti da fescennino, quali Casalino, Arcuri e Benotti. La repubblica non viene da lui abolita, bensì imbalsamata, come la monarchia dopo la "marcia su Roma". Mussolini aveva il compito di inserire le masse nello Stato. Conte deve invece traghettare l'Italia nel Terzo Mondo. L'uno era refrattario al liberalismo, l'altro è estraneo alla cultura politica occidentale. Nessuno dei due conosce una lingua straniera. Cavour parlava il francese meglio dell'italiano. De Gasperi si esprimeva in tedesco, Togliatti in russo, Nenni in francese. Mussolini e Conte sono entrambi personaggi vernacolari, espressione della nostra provincia più profonda.
La maledizione del Quirinale, se davvero esiste, produce ora il suo ultimo effetto: l'irrilevanza. Se non ci fosse il Vaticano, nessun giornalista straniero calpesterebbe le vie di Roma. L'eterogenesi dei fini farà ritornare al Papa il Palazzo di Montecavallo. Quando l'Italia sarà completamente terzomondizzata, gli extra europei - che ignorano lo Stato italiano - vedranno in Roma la città sacra di un tempo, simile alla Mecca, a Gerusalemme e a Benares. Questo avverrà paradossalmente sotto il Pontefice più rispettoso della laicità dello Stato, il primo cattolico di formazione completamente liberale giunto ad occupare la cattedra di San Pietro.
Il regime di Conte fallirà perchè non è in grado di edificare una società fondata su di una autentica solidarietà collettiva. Questo risulta tanto più necessario in tempi di vacche magre.
L'uomo di San Giovanni Rotondo crede che la giustizia sociale consista nel mandare in rovina i "padroni", identificati nei proprietari delle trattorie. Gramsci non sarebbe stato d'accordo. Zingaretti, però, non lo ha letto: si tratta infatti di un analfabeta funzionale.
Mario Castellano