Proviamo tuttavia a discernere il sottile filo di Arianna che li collega l’uno all’altro.

Il primo fatto è costituito dalle manifestazioni contro le nuove misure restrittive.

Per chi, come noi, ha vissuto – sia pure in giovanissima età – quella lontana stagione, la prima impressione richiama ad un “déjà vu” nel 1968.

Anche allora, in un primo momento gli studenti scesero in piazza per esprimere la loro “contestazione globale”, che non era né politica, né metapolitica, ma – per così dire – precedente la politica.

Si denunziava l’ingiustizia, ma non si erano ancora elaborati gli strumenti necessari per abbozzare un programma, un piano d’azione necessario per combatterla.

Tanto bastò tuttavia perché sia la Destra, sia soprattutto la Sinistra approfittassero della generosa ingenuità dei manifestanti per trattarli come criminali.

La violenza di piazza sarebbe venuta invece più tardi, quando già il movimento si era impossessato degli unici strumenti ideologici disponibili in quel tempo sul mercato, cioè proprio quelli forniti dalla Sinistra.

Perché dunque i dirigenti comunisti, e con loro tutto l’apparato di solerti funzionari del Partito, si dedicarono a combattere i “contestatori”?

Per lo steso motivo in base al quale la Chiesa contrastava gli eretici, ritenendoli peggiori degli infedeli: perché davano una interpretazione delle verità della Fede diversa rispetto a quella ufficiale.

Influiva dunque su questo atteggiamento il dogmatismo proprio del Partito Comunista, ma soprattutto il fatto che la nuova Sinistra trattava di indurlo ad esprimere una alternativa.

Berlinguer perseguiva invece la cooptazione, cioè l’esatto contrario dell’alternativa.

I suoi seguaci nostrani, dal canto loro, erano inseriti fin dal 1965 nel “business” della selvaggina.

Ora si ripete la criminalizzazione, anche se il Partito ex comunista non è più in grado di contrastare il movimento, e lascia questo compito all’apparato repressivo dello Stato.

In questo compito, si distingue “La Repubblica”, ridotta a cimitero degli elefanti di una intellettualità “de Sinistra” ormai in disarmo, guidata da un Eugenio Scalfari che attende solo il Viatico, impartito da Padre Bergoglio S. J.

Intanto, Monsignor Battaglia, nuovo Arcivescovo di Napoli e Primate – benché tale carica non sia formale – del Mezzogiorno, denunzia che nel cosiddetto “Piano di Rinascita” viene trascurata questa parte decisiva del nostro Paese.

I politici “di Sinistra” non se ne erano neanche accorti.

Il Meridione viene trattato ancora una volta, come sempre dall’Unità in avanti, quale colonia interna.

Precisamente di questa realtà si era accorto Bergoglio nell’atto steso di diventare Papa, e dunque anche Primate d’Italia, e l’aveva denunziata nel suo primo viaggio fuori di Roma, compiuto non a caso in Sardegna.

In quella circostanza, egli aveva invitato gli abitanti dell’Isola, e con loro tutti i Meridionali, a ribellarsi all’ingiustizia.

Scrivemmo allora che nel discorso di Bergoglio si coglievano echi bolivariani.

Oggi, come già nel 1969, la sollevazione in atto nel Paese trova la sua origine in un ambito religioso, nutrendosi allora del magistero di Roncalli, di Montini e del Concilio, oggi di quello di Papa Francesco.

Abbiamo infine osservato le immagini del convegno indetto dagli indipendentisti siciliani.

L’ambiente era quello tipico degli incontri scientifici, ed i presenti tutti giovani: non c’era tra loro nessun superstite dell’E.V.I.S., ammesso che ce ne siano ancora in vita.

Questi ragazzi non si esprimono con gli slogan, ma con i ragionamenti, nutriti di una solida cultura.

I ragionamenti si possono contrastare, ma non liquidare come se venissero espressi da ciarlatani.

In questo caso, dunque, i colleghi de “La Repubblica” non possono liquidare i partecipanti come fascisti, o come pazzoidi.

Ed infatti, il giornale di via Cristoforo Colombo censura la notizia.

È tipico degli ignoranti saper cogliere soltanto gli eventi, e non accorgersi dei fatti.

Quando però gli eventi si produrranno, gli eredi Agnelli avranno già chiuso bottega.

A quel punto, i redattori avranno già trovato posto nei Ministeri, in qualità di addetti – stampa, o di incaricati delle Pubbliche Relazioni.

Niente paura: se non lo “Champagne”, è comunque assicurato il Prosecco.

Mario Castellano