La storia, naturalmente, non si fa con i "se", ma risulta indubbio che nessuno più dei regimi e dei movimenti totalitari sa usare per i propri scopi il sentimento patriottico.

Fin dalle elementari, ci è stato inculcato che il patriottismo è una virtù cristiana, o quanto meno dovrebbe essere coltivato come tale dai credenti.

Ad una condizione: che non degeneri nell'odio e nel disprezzo verso la patria altrui, e che non induca a negare i diritti degli altri popoli.

Queste considerazioni ci sono venute in mente leggendo il breve ma brillante saggio di Lucio Caracciolo, il quale spiega su "La Repubblica" come le diverse autorità degli Stati Uniti si prefiggano di smembrare la Cina, prima mediante l'indipendenza di Formosa, di Hong Kong, degli Uiguri e del Tibet, poi incoraggiando i vari "signori della guerra" a costituire i rispettivi feudi.

Naturalmente - annota Caracciolo - simili propositi ricordano ai cinesi la condizione umiliante in cui il loro paese era piombato nel secolo trascorso tra la "Guerra dell'Oppio" e la vittoria dei comunisti.

Per cui la conoscenza di quanto si prepara a Washington stimolerà il loro nazionalismo.

L'America venne indotta ad intervenire nella Guerra Mondiale quando i suoi servizi segreti trovarono e pubblicarono la cosiddetta "Nota Zimmermann".

Costui era il Ministro degli Esteri del "Kaiser", ed aveva incautamente proposto al Messico di attaccare gli Stati Uniti, promettendo in cambio il recupero dei territori perduti con il trattato di Guadalupe-Hidalgo.

A questo punto, il patriottismo degli americani cominciò ad indirizzarsi contro la Germania, ponendo fine ad una tradizione isolazionista risalente all'indipendenza.

Sarebbe interessante scoprire quali piani si stiano meditando in segreto a Pechino.

Negli anni Settanta, quando la sinistra italiana sfilava quotidianamente in corteo, accanto alle bandiere di Cuba e del Vietnam, si osservavano anche i vessilli della Confederazione Sudista, resi popolari in Europa da "Via col vento".

Il ragionamento sussunto da tale esibizione consisteva nel fatto che i sudisti erano stati le prime vittime dello "imperialismo americano".

Ciò non impediva però ai nostri progressisti di simpatizzare per gli afro-americani, i quali erano stati emancipati dai nordisti.

Certamente, ogni guerra si combatte per una causa ritenuta giusta.

Una volta, nell'anniversario dello "anschluss", un giornalista italiano andò ad intervistare un professore di Vienna, il quale gli disse: "Non volevamo l'annessione perchè eravamo nazisti, eravamo nazisti perchè volevamo l'annessione".

Lo stesso discorso vale per i Croati, che si allearono con la Germania per staccarsi dalla Serbia, e per gli Ucraini, che fecero lo stesso per rendersi indipendenti dalla Russia.

Chi perde, finisce spezzettato, e chi vince si ingrandisce. Con il risultato, spesso, di commettere a sua volta una ingiustizia: vedi il caso dei tedeschi del Sud Tirolo, costretti a diventare "italiani".

Tornando alla Cina, è probabile che mediti di ricambiare i progetti occidentali incoraggiando a sua volta i nostri separatismi. Che sono innumerevoli.

Ieri ci è arrivato il nuovo giornale degli indipendentisti liguri, redatto impeccabilmente nella nostra lingua regionale.

Abbiamo già avuto occasione di commentare gli appelli che la professoressa Pellicciari lancia da una nota emittente cattolica in favore della ricostituzione dello Stato Pontificio.

L'illustre studiosa è originaria di Fabriano: i marchigiani, al tempo del "papa re", erano incaricati nei suoi domini di esigere le imposte, e da qui deriva la loro cattiva fama, ma anche la nostalgia per quei tempi.

Il Marchese Rodano ed il Conte Gentiloni Silverj erano anch'essi marchigiani ("et pur cause...").

La segreteria di stato del Vaticano avrà certamente preso atto delle esternazioni della professoressa Pellicciari. Noi non auspichiamo che venga messa a tacere, come avvenne a suo tempo per i cattolici antifascisti: tutti hanno diritto di esprimere le loro opinioni.

Poichè la storica di Fabriano interpreta un sentimento diffuso tra i suoi corregionali, come abbiamo potuto constatare vivendo nelle Marche, si potrebbe conciliare in prospettiva l'orientamento filo cinese diffuso oltre il tevere con un certo nostalgismo, lanciando i papalini alla riconquista dello Stato Pontificio.

Una volta raggiunto l'obiettivo, non rimarrà che rinchiudere di nuovo gli israeliti nel ghetto.

Su questo punto, però, la professoressa Pellicciari non si è ancora pronunziata.

Mario Castellano