Illustre Signor Generale,
Ella – diversamente da quanto avviene di solto per gli uomini di arme – dimostra di inclinare verso un carattere amletico.
Dapprima, infatti, mi ha mandato a dire che desiderava incontrarmi; poi che non desiderava più incontrarmi; in seguito, ha subordinato il nostro colloquio – pur sempre da Lei auspicato – ad una curiosa condizione sospensiva: che consisteva – così, almeno, mi è stato riferito - in un mio previo esame da parte di una terza persona.
Si trattava – sempre in base a quanto comunicato – di un Signore che celebra ogni Ventotto Ottobre una sorta di Carnevale fuori stagione, in occasione del quale passeggia per Imperia travestito da gerarca fascista.
Ho naturalmente rifiutato di sottostare a tale condizione, soprattutto considerato il fatto che sono gli elettori a dover esaminare i candidati, e non viceversa.
Per giunta, mantengo ancora un minimo di rispetto nei confronti di me stesso.
Mi auguro che lo mantenga anche Ella, soprattutto in considerazione della prestigiosa Uniforme che ha degnamente indossato.
Nel mio Paese di adozione, anche i più alti Ufficiali delle Forze Armate vengono messi sullo Attenti dagli scagnozzi della Polizia Politica.
Ciò avviene in quanto tale sventurata Nazione è finita sotto una dittatura ideologica.
Il rapporto che evidentemente intercorre tra Lei e lo aspirante gerarca mi fa temere che anche noi ci troviamo sulla stessa strada.
Di questo, però, intendo trattare ampiamente più avanti.
Ora prendo atto con piacere che Le è ritornato il desiderio di incontrarmi.
Prima di cambiare idea ancora una volta, mi faccia sapere dove e quando: ripeto - ancora una volta - che lo considero un onore.
Ciò detto, mi permetta di analizzare i possibili motivi del Suo comportamento ondivago.
È molto probabile che Ella, prima di contattarmi per il tramite di terze persone, abbia dato almeno una occhiata a quanto sul mio conto è accumulato nei competenti archivi, cui – dato il Grado e le funzioni già svolte – può liberamente accedere.
Dico una occhiata in quanto si tratta di un materiale presumibilmente molto ampio, di un mare magnum nel quale rischia di smarrirsi anche lo studioso più paziente.
Le vengo dunque in soccorso, soprattutto dal momento che il contenuto dei documenti - in cui comunque non vi è nulla di cui debba vergognarmi - può apparire contraddittorio.
In quelli di più vecchia data, vengo testualmente definito come sospetto comunista (sic).
I più recenti attestano invece – su questo non nutro il minimo dubbio, avendo molto apprezzato, tra le loro molte altre doti, la onestà intellettuale degli Ufficiali della Benemerita (ormai giunti al Suo stesso grado) con cui ho avuto occasione di collaborare – che io sono un cittadino assolutamente leale.
Per valutare in quali azioni si è sostanziato tale mio atteggiamento, La rimando dunque a quanto Ella ha già letto, o comunque può leggere.
Tempo fa, sono stato invitato – non ricordo se dal Rotary o dal Lyon – ad una serata cui partecipava anche un altro superstite della lotta contro il terrorismo, appartenente egli pure alla Benemerita.
In quella occasione, ho parlato per la prima volta in pubblico della esperienza maturata nel Paese di adozione, trovandomi davanti ad alcuni illustri concittadini che mi consideravano anche essi comunista.
Quanto mi interessava non era certamente vantarmi delle mie azioni – ritengo infatti di avere compiuto soltanto il mio dovere di cittadino – ma piuttosto di far capire allo uditorio come nella parte politica cui appartengo vi sia chi ha superato il vecchio atteggiamento – naturalmente errato e biasimevole – di contrapposizione allo Stato.
Su questo, potrei disquisire a lungo, ma mi limito a sottoporre alla Sua attenzione un dato: Draghi era ritenuto nei Paesi nostri alleati più affidabile di chi gli è succeduto.
Vengo dunque al punto: quando il Suo Partito – lo dico senza il minimo intento polemico - propugna una visione della storia nazionale che include il periodo intercorso dalla Unità fino alla caduta del Fascismo, ma esclude i successivi tre quarti di secolo, nel corso dei quali tanti Italiani (quorum ego) si sono sforzati in buona fede, con impegno e con sacrificio personale, di costruire – pur con tutti i loro limiti ed errori - una democrazia, questo Partito non soltanto elabora una propria ideologia, ma vuole anche imporla allo Stato.
Ecco il punto, Illustre Signor Generale: la Sinistra non intende più costruire uno Stato ideologico, mentre la Destra si propone esattamente questo scopo.
Lo fa, per giunta, in un momento in cui lo avvento della società multiculturale rende ancor più necessario distinguere tra la cittadinanza, cioè lo Istituto giuridico che designa la appartenenza di una persona fisica allo Stato, e la nazionalità: la quale riguarda viceversa la appartenenza ad una specifica identità.
Ai cittadini si deve esigere di essere sempre assolutamente leali verso lo Stato, ma non si può esigere da loro di ritenersi per ciò stesso partecipi di questa identità.
Tanto più se i suoi contenuti vengono indebitamente definiti da una parte politica.
Giunge notizia che la Segreteria Nazionale del Partito Democratico, preso atto del rifiuto dei due precandidati alla carica di Sindaco di Imperia di svolgere le Primarie, ha ordinato alla Federazione di Imperia di appoggiare lo Ispettore Bracco, proposto da una Lista Civica.
Ciò equivale in pratica al commissariamento della Federazione, che io – sans vouloir me flatter – avevo proposto alla Signora Schlein indirizzandole una apposita Lettera Aperta.
Ella mi domanderà che cosa ha a che fare tutto ciò con i temi della nostra eventuale conversazione.
In primo luogo, si dimostra che io ho molto da imparare da Lei, ma anche Ella può forse imparare qualche cosa da me.
In secondo luogo, constato che non potrà più ripetersi quanto avvenuto in occasione di precedenti elezioni, quando il candidato della Sinistra tirava a perdere, essendosi venduto alla parte avversa.
Se ora i dirigenti democratici locali vorranno farlo di nuovo, potranno vendere sé stessi, ma non più quanto rimane del Partito.
Si tratta dunque della fine del Partito Trasversale, e ringrazio Dio per avermi concesso di vedere questo giorno.
La caduta del Partito Trasversale, Illustre Signor Generale, interessa anche Lei, in quanto deve decidere se aderirvi o meno.
Fino a quando ne facevano parte i Democratici, Ella poteva domandare, peraltro con ragione: Chi me la fa fare?
Ora non più.
In terzo luogo – last but not least – il Partito Democratico di Imperia – sia pure con enorme ed ingiustificato ritardo – si è per così dire deideologizzato.
Viene infatti meno il pretesto dello antifascismo, sul quale il trasversalismo si era fondato ed aveva prosperato.
Oggi, però, siamo di fronte ad una scelta diversa e altrettanto drastica: Hic Rhodus, hic salta.
Dobbiamo decidere tra una concezione centralistica dello Stato, che ci porta ad una sua regressione al periodo sabaudo ed a quello fascista, o una evoluzione in direzione del Federalismo, aperta verso la prospettiva storica della autodeterminazione.
Su questo punto devono pronunziarsi i candidati, ma non colgo alcuna differenza tra Lei ed il Suo rivale.
Forse, le differenze ci sono, ma in tal caso La prego di spiegarmele.
Questo è il motivo per cui – dimenticando quanto di spiacevole è accaduto – sono sempre disposto ad incontrarmi con Lei: Animus in consulendo liber.
La ossequio.
Mario Castellano
Mario Castellano