Se Salvini – pur essendo un voltagabbana – possedesse un minimo di cultura, avrebbe risposto con questa frase al Sindaco polacco quando costui gli rinfacciava di essere stato un fanatico seguace di Putin.

Il “Capitano” è stato prima pagano ed adoratore del “Dio Po”, poi si è ispirato ai movimenti ereticali del Medio Evo, come i Dolciniani ed i Poveri di Lione, per approdare infine al tradizionalismo cattolico; è stato “comunista padano”, e poi è diventato un estremista di destra; è stato secessionista ed è diventato centralista.

Tutti questi cambiamenti di casacca trovano riscontro nel suo idolo: Putin era iscritto al Partito, ed in base al suo Statuto doveva dichiararsi ateo.

In seguito, si è scoperto credente e praticante cristiano ortodosso.

Per quale motivo non ne da una spiegazione?

L’uomo potrebbe dirci qualcosa di interessante in merito alla sua conversione, seguendo l’esempio di Paolo di Tarso e di tanti altri uomini illustri che lo hanno preceduto sulla Via di Damasco.

Forse, invece, ci rivelerebbe che era sempre stato credente, ma doveva dissimulare le sue convinzioni per evitare l’emarginazione sociale, o per fare carriera nella Polizia Politica.

Cui peraltro notoriamente appartengono le gerarchie del Patriarcato.

Ci domandiamo anche perché nessuno dei suoi amici occidentali - a cominciare da Berlusconi - gli abbia chiesto delucidazioni al riguardo.

Scrisse il Manzoni a proposito di Napoleone (anch’egli convertito): “Bella, immortal, benefica, fede ai tronfi avvezza, scrivi ancor questo, allegrati, ché più superba altezza al disonor del Golgota giammai non si chinò”.

Salvini, che a differenza di Putin esibisce una vita privata non certo esemplare (pratica infatti la poligamia, pur essendo nemico giurato dei Musulmani), è tuttavia accomunato con l’amico del Cremlino nel non spiegare come abbia potuto essere tutto ed il contrario di tutto.

Sempre Winston Churchill venne accusato di incoerenza perché era estato dapprima liberale, e poi conservatore, ma rispose che non era lui a cambiare partito: erano piuttosto i partiti a cambiare posizione.

Quanto più scandalizza di Salvini non è dunque tanto la spregiudicatezza delle sue trasformazioni, bensì il fatto che non senta mai il bisogno di giustificarle.

Se lo facesse risulterebbe che ci sono in lui due costanti, rispetto alle quali gli si deve riconoscere una assoluta coerenza: una è l’essere reazionario, l’altra è l’essere razzista.

Prendiamo in considerazione il suo atteggiamento verso la religione: il paganesimo si spiega col fatto che i cristiani – se sono coerenti – ripudiano il razzismo, perché considerano tutti gli uomini uguali.

Il tradizionalismo cattolico può andar bene al “Capitano” in quanto non gli piace una Chiesa schierata con i popoli già soggetti al colonialismo, guidata per giunta da un uomo del “Terzo Mondo”.

Contro il quale Salvini segue la regola per cui “i nemici dei miei nemici sono miei amici”.

L’uomo voleva la secessione del Settentrione non già nel nome del principio di autodeterminazione, che varrebbe semmai a favore dei Meridionali, conquistati e colonizzati dai Piemontesi, ma partendo dal presupposto - in realtà difficile da sostenere – che i Governi di Roma fossero tutti “comunisti”.

Quando cadde Berlusconi, due dirigenti leghisti della nostra Provincia corsero a Nizza per chiedere ai Francesi di annettere Imperia, salvando i suoi malcapitati abitanti dal “gulag”.

I cugini d’Oltralpe non li fecero neanche mettere in manicomio.

Una volta installato al Governo, il “Capitano” è divenuto centralista.

Al suo esordio, egli si definiva “comunista padano”.

È vero che Marx aveva dedicato il suo Manifesto anche ai “popoli oppressi”, ma nel nostro caso dovrebbero considerarsi oppressi semmai i meridionali.

Salvini, però, non ha mai letto né Marx, né Gramsci.

Per quanto riguarda il suo putinismo, osserviamo che ai nostri politici – in verità non soltanto di destra – piacciono molto le dittature, purché siano sulla pelle degli altri.

Quando si è affacciato il pericolo che il sistema di governo della Russia debordasse dai suoi confini, il “Capitano” si è subito spaventato, ed è corso sul confine dell’Ucraina nel tentativo di fermarlo (?!).

Il problema è però che di Putin non gli piacevano solo i metodi di governo, ma anche i soldi, e l’uomo del Cremlino ha l’abitudine di fare uccidere – anche all’estero – coloro che lo hanno fregato.

Salvini deve fare attenzione quando prende un te o un caffè: potrebbe contenere del polonio.

Mario Castellano