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Risultati per “Medio Oriente geopolitica”

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Carlo III e Trump: una lezione di politica, diritto e diplomazia

…ncanza di cultura. Anche Kennedy – uno dei Presidenti degli Stati Uniti laureati ad Harvard – era stato uno studente mediocre, ma si era formato grazie all’esperienza maturata durante la guerra mondiale. Nella quale si era indubbiamente distinto per le doti di…

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Chiesa e potere temporale: dalla realpolitik alla libertà di coscienza

… di navigare a vista o, in alternativa, aggregarsi in posizione subalterna a uno dei disegni “messianici” concepiti ed attuati dalle grandi potenze, ritagliando viceversa una propria sfera di influenza geopolitica. Propiziando una ricostituzione del Sacro Roma…

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America Latina e Stati Uniti: la conquista culturale del Sud

Si è rinnovata in America Latina la vicenda dei Conquistatori. I vari Hernán Cortés, Francisco Pizarro, Francisco Hernández de Córdoba, Vasco Núñez de Balboa, Diego de Almagro, Gonzalo Jiménez de Quesada, Pedro González de Mendoza hanno infatti trovato un degn…

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Clamore mediatico e analogie storiche: dal fascismo storico a Vannacci

In occasione delle Elezioni Politiche del 1919, le prime celebrate in Italia dopo la fine della Prima Guerra Mondiale, i “Fasci di Combattimento” – fondati poco prima da Mussolini a piazzale San Sepolcro – non ottennero alcun seggio. L’“Avanti!” scrisse in tal…

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Le autorità italiane stanno praticando la censura preventiva - che costituisce naturalmente una pratica costituzionalmente illegittima - nei riguardi di ogni informazione o commento sull'epidemia che manifesti qualsiasi dissenso rispetto alla verità ufficiale. Quale sia però questa verità, non è mai stato chiarito, per un motivo molto semplice: qualora la si dichiarasse, verrebbe varcato anche formalmente il confine posto tra l'ideologia di Stato ed il dissenso, di cui in una dittatura dichiarata è vietata la manifestazione. Nelle semidittature, invece, la verità di regime non viene codificata formalmente, però esiste. Di conseguenza, la linea di confine tra il lecito e l'illecito, in materia di informazione e di espressione del pensiero - pur esistendo - non viene formalmente tracciata. Della sua esistenza, ci si accorge dunque solo quando la si supera, e si incorre di conseguenza in una sanzione. Neanche la sanzione, però, è codificata in una norma. Nel nostro caso, essa consiste - per ora - soltanto nella censura, cioè nella possibilità di comunicare quanto è avvenuto, nonchè le proprie opinioni al riguardo.

Le autorità italiane stanno praticando la censura preventiva - che costituisce naturalmente una pratica costituzionalmente illegittima - nei riguardi di ogni informazione o commento sull'epidemia che manifesti qualsiasi dissenso rispetto alla verità ufficiale.…

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L’appuntamento con il nostro interlocutore non è fissato in uno di quei locali esclusivi e discreti che pure non mancano certamente nella zona centrale di Nizza, bensì in un “bistrot”

…educata chi guida il discorso sa portarlo al dunque. Il modo di procedere è chiaramente deduttivo: si parte dall’analisi geopolitica per arrivare al modo in cui abbiamo acquisito la capacità di compierla. “Monsieur” … vuole scoprire se quanto diciamo è frutto …

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Occidente, censura e guerra: tra propaganda e pacifismo

…i quanto avvenne, sia pure tardivamente, in Bosnia e poi – questa volta tempestivamente – nel Kossovo. Poi c’è il Medio Oriente, che è un poco più lontano dal punto di vista geografico, ma può far mancare in ogni momento il trasporto, il riscaldamento e la pro…

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La notizia del giorno viene, come sempre, dal Sindaco di Imperia.

…o i trapassati pagano il prezzo del suo furore urbanistico. Tutto ciò deriva dal fatto – di cui pochi si sono accorti – che la Provincia di Imperia è ormai de facto uno Stato indipendente. Questo consente a Scajola di fare “politica estera”, perfino sul Medio …

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Vannacci, destra radicale e Campo Largo: due estremismi a confronto

Abbiamo ascoltato su Radio Radicale il Congresso Fondativo del Partito del Generale Vannacci. Che ci ha ricordato i congressi provinciali della Democrazia Cristiana degli anni Sessanta e Settanta. Nei quali veniva recitato un copione che prevedeva, al mattino,…

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Il nuovo volto dello Stato Islamico | Fabrizio Guacci

Fabrizio Guacci Il nuovo volto dello Stato Islamico Strategie, reti e risposte delle Intelligence Fallone Editore, 2025, 228 pagine, 25 Euro Questo libro è consigliato a chi voglia capire che cosa sia lo “Stato Islamico”. La cui denominazione trae in inganno e…

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Vale ancora la pena soffermarsi sul progetto “carolingio” in cui si inscrive l’attuale Pontificato, per valutare le caratteristiche che questa prospettiva assume sul versante del Potere Civile, ovvero – detto nel linguaggio ecclesiastico – del Potere Temporale. Carlo Magno raccolse, nel momento in cui si fece incoronare Sacro Romano Imperatore, l’eredità lasciata da suo nonno Carlo Martello e, successivamente, da suo padre Pipino il Breve. Carlo Martello era considerato – e lo è tuttora – il salvatore dell’Occidente cristiano, avendo fermato l’invasione islamica dell’Europa a Poitiers. Pipino il Breve aggiunse l’Italia ai suoi domini dell’Europa centrale quando scese nella Penisola per abbattere il Regno dei Longobardi. Questa vicenda venne rivisitata – ed idealizzata – dal Manzoni nell’Adelchi. L’autore de I Promessi Sposi era però un nazionalista italiano e vedeva, dunque, nell’annessione del suo Paese all’Impero carolingio soltanto il passaggio da un dominio straniero a un altro, come canta mirabilmente nel “Primo Coro” dell’Adelchi. Oltre ad annettere l’Italia, Pipino costituì il primo nucleo dello Stato della Chiesa, mediante la cosiddetta “Donazione di Sutri” del 756. Le benemerenze acquisite dai suoi predecessori valsero a Carlo Magno l’accoglienza riservatagli dal Papa, che si prestò verosimilmente di buon grado alla pretesa di restaurare l’Impero, denominandolo naturalmente “Sacro”: cioè cristiano. Egli stesso aveva, d’altronde, contribuito a diffondere questa religione, usando la spada, come fece a Paderborn, dove pose i Sassoni nell’alternativa tra rinnegare il paganesimo o essere decapitati. Il baricentro dell’Impero, pur esteso fino a Roma, rimaneva collocato in quella zona – comprensiva della Francia orientale, della Renania tedesca e dei territori che compongono attualmente il Belgio e i Paesi Bassi – dove da allora in poi si è deciso il destino di tutta l’Europa. Potremmo citare infiniti episodi a conferma di questa asserzione, ma è meglio rifarsi alle vicende successive alla morte di Carlo Magno. Dopo che l’Impero fu retto da suo figlio Luigi “il Pio”, esso venne spartito tra Carlo, cui andò la Francia, e Luigi, che ereditò la parte tedesca. Una terza fetta, una sorta di corridoio che andava dall’attuale Olanda fino alle Alpi, costituì il dominio di Lotario, essendo chiamata appunto Lotaringia. A questo punto, il destino della Francia e quello della Germania si divisero: la prima accentuò progressivamente le proprie caratteristiche nazionali, prevalendo in essa l’influenza latina, mentre l’Impero mantenne la propria sede sulla sponda orientale del Reno. Quando l’effimera Lotaringia cessò di esistere, il Reno segnò da allora il confine sul quale le due nazioni si sarebbero scontrate nei secoli futuri, con la Francia ossessionata dalla minaccia di una nazione rivale più estesa e più popolosa. La Francia rimase estranea all’Impero, ma la sua esistenza, quale soggetto munito di una sovranità sempre più simbolica e sempre meno effettiva, valeva paradossalmente a salvarla da questo pericolo. Il culmine della politica perseguita dai re di Francia nei confronti della Germania fu il Trattato di Westfalia del 1648, che frammentò la Germania in ben trecento Stati, ridotti a circa trenta soltanto con il Congresso di Vienna. Quando i tedeschi invasero la Francia nel 1940, diedero la caccia alla copia originale del Trattato di Westfalia, provvidenzialmente salvata da un diplomatico americano che la portò negli Stati Uniti. La costituzione dello Stato unitario tedesco coincise con la guerra del 1870, cui fecero seguito i due conflitti mondiali del Ventesimo secolo. L’ostilità verso la Francia fu accresciuta dal fatto che il centro della Germania unita era ormai situato nella Prussia. Adenauer, che era renano – e dunque dirimpettaio della Francia – diceva spesso che non ci sarebbero state le due guerre mondiali se la Germania fosse stata guidata dai suoi corregionali. Questo fu, non a caso, il disegno perseguito dalle potenze vincitrici dopo il 1945: il Cancelliere fu incaricato di ricostruire una Germania filo-occidentale, la cui capitale venne collocata a Bonn. La forza economica della parte del Paese collocata lungo il corso del Reno, verso il suo confine occidentale, fece il resto. Si giunse così, dopo il ritorno al potere del generale De Gaulle, all’alleanza organica tra i due Paesi, che costituì l’embrione di una nuova Europa “carolingia”. Certamente, De Gaulle diffidava degli anglosassoni e intuiva che l’ingresso dell’Inghilterra in Europa avrebbe frenato ogni sua evoluzione sovranazionale; l’uscita della Gran Bretagna gli avrebbe dato ragione “a posteriori”. Sulla scia di Adenauer si collocò Kohl quando propose l’Europa “a due velocità”, composta da un nucleo duro il cui territorio coincideva con i Paesi bagnati dal Reno, mentre la parte meridionale del continente era destinata a costituirne un’appendice, che poteva alternativamente essere mantenuta attaccata o distaccata dall’Europa centrale a seconda delle convenienze strategiche. Lo stesso discorso valeva, mutatis mutandis, anche per l’Europa orientale, che a suo tempo era stata mantenuta nella soggezione all’Occidente in quanto l’Impero – la cui sede si era trasferita a Vienna, dove rimase fino al 1918 – aveva assunto il compito di costituire un antemurale contro la minaccia rappresentata dalla Turchia e dalla Russia. Ora l’idea di una Europa “carolingia” riprende a manifestarsi con la stipula di due trattati: quello tra Francia e Inghilterra sul nucleare, di cui questi due Paesi condividono l’esclusiva – sia pure mettendolo al servizio delle altre nazioni del continente – e quello tra l’Inghilterra e la Germania, cui viene concessa una tutela particolare, in rapporto al fatto che anche la Gran Bretagna è interessata alla sopravvivenza di un Occidente coincidente con l’antico territorio carolingio. Cioè con quella parte dell’Europa che nei secoli è stata contesa in quanto il suo controllo risultava decisivo per gli equilibri globali. I milioni di morti del 1914-1918 non si spiegano con la rivendicazione da parte francese dell’Alsazia e della Lorena, bensì con la contesa per la supremazia sull’Occidente, che all’epoca comportava la supremazia su tutto il mondo; mentre oggi significa la garanzia della sopravvivenza di questa sua parte. L’elezione di un Papa di cultura anglosassone ribadisce, a sua volta, l’ipoteca posta su di essa fin dal 1945 dall’America. Ecco perché il disegno “carolingio” è impersonato, sul versante religioso, da un prelato proveniente – come Abramo Lincoln, anch’egli dell’Illinois – dalle praterie del “Middle West”.

Vale ancora la pena soffermarsi sul progetto “carolingio” in cui si inscrive l’attuale Pontificato, per valutare le caratteristiche che questa prospettiva assume sul versante del Potere Civile, ovvero – detto nel linguaggio ecclesiastico – del Potere Temporale…

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