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Risultati per “Il libro segreto di CasaPound”

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Gli ultimi avvenimenti di Diano Marina, di Sanremo e di Imperia risultano molto inquietanti: non tanto e non solo per la loro gravità, quanto per il modo in cui sono stati portati – o meglio, non sono stati portati – a conoscenza dell’opinione pubblica. A Diano Marina, tre automobili – tutte appartenenti allo stesso proprietario, un noto politico locale – bruciano nottetempo nello stesso cortile, senza che l’incendio danneggi le altre vetture. Normalmente i giornalisti informano i loro lettori di un cosiddetto “giallo” e, in seguito, quando le solerti indagini compiute dalla Polizia individuano il responsabile, ne annunciano la soluzione. In questo caso, invece, si è venuti a conoscenza del fatto solo dopo che ne era stata appurata la presunta origine accidentale. Delle due l’una: o non si voleva allarmare il pubblico comunicandogli l’esistenza di un ignoto piromane, non ancora identificato, oppure si voleva nascondere la consumazione di un reato. La notizia avrebbe infatti indotto la gente a domandarsi per quale motivo un concittadino fosse stato preso di mira da ignoti malviventi, finendo per scavare nelle vicende della sua vita privata, pubblica o professionale. Di qui la necessità di trovare una spiegazione dell’incendio come “accidentale”. Esclusa l’autocombustione, che sarebbe risultata poco credibile, si è attribuita l’origine del rogo alla ricarica difettosa di un’automobile elettrica parcheggiata nello stesso cortile. I vicini hanno però potuto constatare come né questa vettura, né il filo che la collegava alla batteria risultassero danneggiati. Nel mondo dei “gialli” esiste il famoso enigma della persona uccisa – e non suicida – ritrovata in una stanza chiusa. Ora gli inquirenti di Diano Marina hanno escogitato un problema di ancor più difficile soluzione: quello di un incendio in cui brucia tutto, tranne l’esca che lo ha appiccato. A noi capitò una volta che un personaggio con cui coabitavamo nello stesso alloggio venisse pugnalato nel bagno, rimanendo gravemente ferito. Costui non volle però che il tentato omicidio fosse denunciato all’Autorità di Polizia Giudiziaria né alla Magistratura inquirente. Il motivo era molto semplice: questo soggetto si era reso responsabile di uno “sgarro” ai danni dell’associazione a delinquere a cui era affiliato e, naturalmente, aveva interesse a nascondere tale imbarazzante condizione. Ad Imperia, l’incendio di autoveicoli si è ripetuto nel parcheggio di un supermercato, ma questa volta la Polizia ha prontamente individuato il presunto colpevole. Non si sa ancora se la coincidente comparsa, nei pressi del luogo del delitto, di scritte murali di contenuto razzistico risulti casuale o debba essere messa in relazione con l’incendio doloso. In ogni caso, le indagini sono state coronate da un esito fulmineo, per cui non rimane che congratularsi con le Forze di Polizia per la “brillante operazione”. Quando invece il Sindaco venne minacciato con il famoso distico in cui “infame” faceva rima con “lame” (quale triste conclusione per la storia della letteratura italiana, iniziata con l’Alighieri!), si rese necessario l’arrivo da Roma di una nutrita spedizione dei Servizi Segreti, che infine smascherarono e sbaragliarono un pericoloso gruppo estremista, pronto a trasformarsi nel nucleo iniziale di una più ampia e temibile formazione terroristica. È destino che la violenza politica, in provincia di Imperia, rimanga sempre allo stato embrionale. Le Brigate Rosse, pur contando a Genova su ben quattro “Colonne” – denominate rispettivamente “Cittadina”, “Porto”, “Fabbriche” e “Sanitaria” (la pubblicità che invitava all’arruolamento sottolineava come questa organizzazione terroristica fosse l’unico soggetto munito di una Mutua in grado di visitare a domicilio tutti gli assistiti) – non riuscirono tuttavia ad allungare i loro tentacoli fino al Ponente. Un gruppo di scalzacani, tra cui figuravano i nipoti di una sindachessa democristiana, si fece scoprire con un arsenale nascosto in un muro a secco nelle campagne della zia. Un altro aspirante terrorista venne individuato grazie a una “soffiata”, in quanto deteneva una quantità di esplosivo inversamente proporzionale alle sue capacità operative. Il caso più tragicomico ebbe per teatro Taggia, dove un giovane aspirante “brigatista”, volendo essere arruolato senza però disporre di contatti nell’organizzazione, dapprima incendiò un filobus della STEL parcheggiato nottetempo in piazza Reghezza, poi fece il giro dei bar vantandosi di tale impresa, nella speranza che qualcuno informasse Renato Curcio o chi per lui. Vennero informati invece i Carabinieri, e il padre dell’aspirante terrorista – uomo molto facoltoso – dovette risarcire di tasca propria l’Azienda dei Trasporti. Per scoprire gli autori delle minacce al “Basotto” non bastava evidentemente qualche maresciallo della “Benemerita” né qualche ispettore della Questura. Di qui la mobilitazione del SISDE, se non addirittura del SISMI, anche se gli autori delle scritte risultarono essere italiani. Ora le nostre “barbe finte” potranno rimanere a Roma, giacché un incendio è risultato accidentale e dell’altro si è immediatamente individuato il responsabile. L’ordine regna dunque a Imperia. Almeno in apparenza. Se anche ciò vale per il capoluogo, Sanremo è viceversa al centro delle tensioni che, ogni estate, tornano a manifestarsi puntualmente in ambito carcerario. Una rivolta nella prigione di Bussana ha causato tra gli agenti della Polizia Penitenziaria ben otto feriti gravi, tutti colpiti con armi da taglio, e alcuni addirittura sfregiati. Dell’accaduto si è venuti a conoscenza soltanto per via di un comunicato di protesta emesso dal sindacato che rappresenta il personale degli istituti di pena. Perché i giornali non sono stati avvertiti? E perché, soprattutto, non si ha notizia né di un rapporto penale di denuncia inoltrato alla Procura, né tantomeno dell’inizio di un’azione penale a carico dei responsabili? Il carcere di Bussana è un feudo dominato dai detenuti islamisti, i quali vi dettano legge, ricorrendo anche a metodi violenti. Ne ha fatto le spese tempo fa un recluso italiano, ridotto in fin di vita e salvato “in extremis” dopo il trasporto in ospedale. La vittima non poteva logicamente dare l’allarme, essendo in coma, e tanto meno intendevano farlo gli autori dell’aggressione. Gli agenti si limitano evidentemente a vigilare affinché nessuno evada. Né si può pretendere di più da personale costretto a lavorare sotto organico per vigilare su una struttura sovraffollata, e soprattutto controllata da musulmani radicalizzati. La comunità islamica di Imperia ha raccolto dei fondi per dotare la moschea della prigione di tappeti per la preghiera. La devozione, nei soggetti fanatici, può però evidentemente portare a degli eccessi. Qui ci vorrebbe un’indagine dei servizi di sicurezza, la situazione risultando ben più grave e pericolosa rispetto a quella causata dal “Pasquino” che prendeva a gabbo il Sindaco. Ci domandiamo come mai un governo che non nasconde le sue mire autoritarie ometta di pubblicizzare episodi talmente gravi da non avere alcun bisogno di essere enfatizzati, tali inoltre da causare nei cittadini l’effetto – auspicato dalla Meloni e conveniente per la sua parte politica – detto in inglese “Law and Order”. Il motivo è difficile da individuare. La nostra opinione è questa: l’esecutivo si trova costretto ad amministrare una situazione che non è tanto di progressiva anarchia, quanto piuttosto di dilagante “anomia”. Non è infatti venuta meno l’autorità, ma essa risulta ormai incapace di far rispettare la legge, salvo laddove le conviene, in considerazione degli interessi privati di chi la rappresenta. La rivolta carceraria costituisce una faccia della medaglia. Sull’altro verso troviamo un sindaco che emana atti amministrativi in forma verbale, cioè nulli, e non semplicemente illegittimi. Peccato però che una magistratura compiacente eviti di accertarlo, emanando una sentenza dichiarativa e non costitutiva. Se, per altro verso, non si reprime la violenza islamista e anzi si censurano le sue manifestazioni – anche le più gravi ed estreme – il motivo può essere ricercato nel fatto che certi Paesi musulmani sono a disposizione, per il tramite dei loro fiduciari locali, di chi intende esportare all’estero denaro di provenienza illecita. Un tempo provvedevano le autorità di Belgrado; oggi sono a disposizione emiri e sceicchi.

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Tempo fa, dopo che il Vaticano aveva reso pubblico il Terzo Segreto di Fatima, il noto invasato senese Antonio Socci, autentica star della pubblicistica italiana di estrema Destra, affermò che si trattava di un testo ancora parziale.

Tempo fa, dopo che il Vaticano aveva reso pubblico il Terzo Segreto di Fatima, il noto invasato senese Antonio Socci, autentica star della pubblicistica italiana di estrema Destra, affermò che si trattava di un testo ancora parziale. Rivelando inoltre una insp…

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Il Ministro Speranza ha scritto un libro per dimostrare che l'anteriore Governo aveva assunto il compito di promuovere in Italia un esperimento di ingegneria sociale ispirato al socialismo, modificando profondamente i rapporti tra le classi. Rimane sospeso il giudizio sull'attuale Esecutivo, nel quale tuttavia Speranza partecipa al "gabinetto ristretto".

Il Ministro Speranza ha scritto un libro per dimostrare che l'anteriore Governo aveva assunto il compito di promuovere in Italia un esperimento di ingegneria sociale ispirato al socialismo, modificando profondamente i rapporti tra le classi. Rimane sospeso il …

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La pubblicazione, avvenuta nelle scorse settimane, di un libro sui rapporti tra il futuro Cardinale Martini – in quel tempo ancora Professore della Gregoriana – e la Comunità di Santo Egidio, fondata da Andrea Riccardi nel clima creativo ed entusiasta degli anni successivi al Concilio, suscita una riflessione (anche modestamente autobiografica) sul rapporto tra due processi, che rappresentarono altrettante cause in cui cercammo di impegnarci: uno era la costruzione, con il pieno apporto dei Cattolici, della democrazia, un altro la riforma della Chiesa.

La pubblicazione, avvenuta nelle scorse settimane, di un libro sui rapporti tra il futuro Cardinale Martini – in quel tempo ancora Professore della Gregoriana – e la Comunità di Santo Egidio, fondata da Andrea Riccardi nel clima creativo ed entusiasta degli an…

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Carlo Emilio Gadda, che nelle sue opere descrive molto bene ambienti e caratteri della Lombardia, Regione in cui la sua famiglia era profondamente radicata e prestigiosa, recensì – quando il Fascismo, accingendosi a muovere guerra contro la Francia, ricercava le ragioni a sostegno di una revisione del cosiddetto rattachement del 1860 al fine di riportare Nizza entro i nostri confini - un libro di tale Ermanno Amicucci, dedicato ad illustrare la asserita italianità di tale Cittá.

Carlo Emilio Gadda, che nelle sue opere descrive molto bene ambienti e caratteri della Lombardia, Regione in cui la sua famiglia era profondamente radicata e prestigiosa, recensì – quando il Fascismo, accingendosi a muovere guerra contro la Francia, ricercava …

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Riferisce il Libro dei Re che Elia salì sulla montagna per sentire la voce di Dio. Il Signore non manifestò tuttavia nè "in vento", nè "in commotione", nè "in igne", bensì con "una lieve voce di silenzio". Così si esprime la Bibbia, con una apparente contraddizione in termini.

Il Signore non manifestò tuttavia nè "in vento", nè "in commotione", nè "in igne", bensì con "una lieve voce di silenzio". Così si esprime la Bibbia, con una apparente contraddizione in termini. E' inutile cercare sui giornali, scritti o parlati, notizia delle…

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Maurizio Molinari, nel suo libro “Assedio all’Occidente” (La Nave di Teseo Editore) giunge ad una conclusione che risulta al contempo sconsolata e inevitabile quanto paradossale.

…uelli che un tempo erano chiamati “del Terzo Mondo” e soprattutto persegue nella destabilizzazione delle democrazie occidentali, le quali ancora persistono nel loro attaccamento ai valori del liberalismo. Tale infatti rimane la loro caratteristica essenziale i…

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Per comprendere le caratteristiche assunte da qualche anno a questa parte dallo svolgimento delle “Ghjurnate Internaziunali” di Corte, che sembrano fortemente accentuarsi nella imminente edizione del 2025, occorre riepilogare brevemente le ultime vicende del Movimento Autonomista ed Indipendentista della Corsica, nell’ambito del quale si è determinata una frattura. Da una parte sono schierati tutti i raggruppamenti tradizionali, che compongono la Maggioranza nell’Assemblea Regionale e sostengono l’attuale Governo dell’Isola. Dall’altra parte si colloca un nuovo soggetto politico, denominato “Corsica Nazione”: essendo di recente costituzione, e non avendo dunque partecipato alle ultime elezioni, conta su di una sola rappresentante nell’Assemblea di Ajaccio, distaccatasi da una delle formazioni già esistenti, la quale si è distinta per il suo atteggiamento particolarmente battagliero e polemico. L’oggetto del contendere è costituito dal nuovo accordo stipulato tra la Regione e le Autorità Nazionali della Francia. Tale patto ha già superato l’esame del Consiglio di Stato, che verteva sulla sua legittimità, e deve ora passare al vaglio dell’Assemblea Nazionale di Parigi, la quale deve approvarlo con una maggioranza di almeno i tre quinti dei propri componenti. I Corsi potranno infine accettarlo o respingerlo esprimendosi in un apposito referendum. L’iter ricalca sostanzialmente quello stabilito in Spagna per l’introduzione e l’emendamento degli Statuti di Autonomia. È indubbio che tale condizione risulti rafforzata, venendo ampliata la competenza legislativa e amministrativa attribuita alla Regione. Anche se, la Corsica essendo un Ente Pubblico Territoriale – e non un soggetto componente una Federazione o una Confederazione – viene posto all’esercizio dell’autonomia il limite cosiddetto “verticale”. Esattamente come in Italia, dove le Regioni possono introdurre le proprie norme “nei limiti dei principi fondamentali stabiliti dalle leggi dello Stato”. Il Movimento “Corsica Nazione”, oltre a dissentire dal contenuto dell’accordo – come vedremo più avanti – in base alle mancate attribuzioni di nuove e più ampie competenze, denuncia che quanto recentemente stipulato procrastina “sine die” l’auspicato esercizio dell’autodeterminazione. Peraltro, anche gli altri Movimenti considerano l’autodeterminazione come il punto di arrivo della loro azione politica. La sua realizzazione dipende però da due condizioni, su cui attualmente nessuno può influire. Una di esse è costituita dal ridisegno complessivo di tutti gli attuali confini dell’Europa Occidentale, che porti a superare e a riaggregare gli Stati nazionali esistenti. Ciò avverrà solo quando si produrranno le circostanze storiche che lo rendano possibile. In Europa Orientale, questo avvenne a partire dal 1989. Nel frattempo, l’unico obiettivo che si può conseguire consiste, per l’appunto, nell’ampliamento delle Autonomie e nella loro corretta ed efficiente gestione. Risulta dunque sbagliato affermare che un accordo come quello stipulato tra Ajaccio e Parigi allontani questo momento. Si tratta viceversa di un atto che, nei limiti del possibile, lo avvicina, anche se non sappiamo quanto si dovrà ancora attendere per raggiungere la meta. Sarebbe troppo lungo, oltre che praticamente impossibile, elencare tutte le conquiste raggiunte in Europa Occidentale dai diversi movimenti regionalisti. La loro utilità risulta evidente – a parte tutte le considerazioni di ordine giuridico – per due motivi: Aver arrestato, ed anzi rovesciato, la tendenza – propria degli Stati nazionali – a praticare l’assimilazione culturale. Aver formato nuove classi dirigenti, capaci di gestire un’autonomia sempre più ampia. Veniamo comunque alle obiezioni mosse dal Movimento “Corsica Nazione” all’accordo con la Francia. In primo luogo, si denuncia la mancanza di misure volte a favorire la cosiddetta “corsizzazione” dell’amministrazione pubblica, vale a dire il reclutamento del personale tra i soggetti autoctoni. Nel caso del Tirolo Meridionale, questo obiettivo è stato raggiunto, pur senza scalfire né il principio costituzionale di uguaglianza, né le prerogative proprie dello Stato. A Bolzano, infatti, si è adottato il metodo delle “quote”: a ciascun gruppo etnico si riserva una presenza proporzionale al numero dei componenti nei quadri dell’amministrazione pubblica. I relativi concorsi si svolgono di conseguenza nella rispettiva lingua. Dato che il corso è già da tempo inserito nell’insegnamento scolastico, si può esigere la sua conoscenza ai dipendenti pubblici, come avviene per il francese in Valle d’Aosta. C’è poi il problema costituito dal divieto, per i non residenti, di acquistare beni immobili. A questo riguardo, ricordiamo che non si possono porre limitazioni – in base ai Trattati europei – neanche agli stranieri cittadini di Paesi membri dell’Unione. In questo caso, comunque – salvo naturalmente nel caso che venga acquisita l’indipendenza – non si può ledere una competenza che rimane dovunque attribuita allo Stato. C’è infine la pretesa di limitare l’acquisizione della residenza da parte di cittadini francesi non originari della Corsica, e perfino l’esercizio da parte di costoro del diritto di voto nelle elezioni amministrative. Al riguardo, vale lo stesso discorso sviluppato a proposito del divieto di acquistare beni immobili. Porre oggi dei problemi di questo genere significa, comunque, pretendere di costruire la casa partendo dal tetto. Per giunta, i movimenti autonomisti ed indipendentisti devono evitare di cadere nella logica – a nostro avviso sbagliata – del “tutto o niente”. A parte il fatto che questa scelta conduce, in genere, a non ottenere nulla – e perfino a perdere le conquiste già acquisite – essa deriva dal non capire come la causa dell’autonomia, e quella stessa dell’autodeterminazione, si inseriscano nel processo di costruzione di una democrazia più solida ed avanzata in tutta l’Europa Occidentale. Questa causa accomuna gli autonomisti e gli indipendentisti con tutte le forze che contrastano l’attuale tendenza all’autoritarismo, che si manifesta anche, anzi soprattutto, nel ritorno al centralismo. Non si può dunque fare a meno di distinguere tra le forze politiche nazionali disposte a concedere un ampliamento delle autonomie e quelle che, viceversa, lo rifiutano per principio. Alla logica del “tutto o niente” si contrappone dunque quella del negoziato. Anche qui, ci asteniamo dal citare il lungo elenco di situazioni nelle quali questa scelta ha portato benefici concreti. Un’ultima annotazione riguarda il fatto – già notato l’anno scorso – che non saranno presenti a Corte molti movimenti autonomisti dell’Europa Occidentale, mentre ci saranno gli indipendentisti della Nuova Caledonia e degli altri cosiddetti “Confettis de l’Empire”. La loro causa è certamente rispettabile, ma si inquadra in tutt’altro contesto politico e giuridico. Nel loro caso, l’alternativa è tra rimanere delle prefetture d’oltremare o distaccarsi del tutto dalla Francia. Nel nostro, si tratta invece di continuare un processo che ha portato a progressi concreti e positivi. La rottura consumata nell’ambito dell’autonomismo corso riflette infine quella tra quanti credono che comunque “i nemici dei miei nemici siano miei amici”. Il che, nel caso dell’Europa di oggi, conduce – esattamente come la logica del “tutto o niente” – all’isolamento, o peggio, al rischio di criminalizzazione. Allearsi con Hamas comporta stabilire rapporti pericolosi con certi servizi segreti stranieri che puntano alla destabilizzazione – anche violenta – dell’Europa Occidentale. Partecipando, viceversa, alla sua difesa non soltanto si rafforza la democrazia – che costituisce l’ambito indispensabile per ogni ampliamento delle autonomie regionali – ma si sceglie anche la parte vincente. Occorre dunque chiarire fin da ora quale compenso si esige per il nostro apporto, che consiste nel prendere atto delle nostre rivendicazioni, nella certezza che verrà inevitabilmente il momento propizio per affermarle.

… che sembrano fortemente accentuarsi nella imminente edizione del 2025, occorre riepilogare brevemente le ultime vicende del Movimento Autonomista ed Indipendentista della Corsica, nell’ambito del quale si è determinata una frattura. Da una parte sono schierat…

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L’Italia, in base a quanto stipulato dalla Von der Leyen con Trump, dovrà pagare agli Stati Uniti una cifra annuale che, secondo i calcoli più attendibili, viene stimata in sessanta miliardi di euro. Qualcuno dice settanta, mentre i più ottimisti ne calcolano soltanto trenta. Che comunque non abbiamo. Tutto questo denaro costituirà il corrispettivo delle materie prime energetiche e delle forniture di armi che ci siamo impegnati ad acquistare dall’America, naturalmente insieme con tutti gli altri Stati dell’Unione Europea. La Von der Leyen aveva tanta fretta di stipulare questo atto di diritto internazionale da dimenticare che le relative norme ne impongono la redazione per iscritto. Proponiamo alla Presidente della Commissione di Bruxelles un gemellaggio con il nostro Sindaco, il quale ha destituito in forma verbale una funzionaria del Comune, senza curarsi del fatto che, fin dal Codice di Hammurabi, gli atti di diritto pubblico vengono emanati in forma scritta. Soprattutto per evitare discrepanze non solo sull’interpretazione, ma addirittura su quanto effettivamente dispongono. Quanto non è stato chiarito e dettagliato su un campo da golf in Scozia verrà dunque stabilito unilateralmente dalla parte statunitense. La situazione, come si è rivelata domenica scorsa, ripropone gli effetti di un rapporto di forze tra le due sponde dell’Atlantico che gioca disastrosamente a nostro sfavore. Tre le circostanze gravi: La Von der Leyen ha pattuito clausole che esulano dalla competenza dell’Unione, essendo riservate ai singoli Stati. Non le era stato conferito alcun mandato ben definito e condizionato. Non essendosi precisati i limiti del mandato, non può essere rimproverata per averli superati. Al danno economico dell’acquisto obbligatorio da mercato americano si aggiungono: dazi al 15% (o superiori) su prodotti strategici come l’acciaio; crollo dell’industria bellica europea, e in particolare italiana, con licenziamenti e perdita di investimenti. L’acquisto di armi all’estero non genera alcuna ricaduta economica positiva, ma aggrava il deficit pubblico in un contesto di recessione, aggravato dal fallimento della stagione turistica. Von der Leyen, cresciuta a Bruxelles e “funzionaria UE dalla nascita”, succede degnamente a presidenti come Van Rompuy o Juncker. Da lei non ci si poteva attendere resistenza a Trump, né dignità istituzionale. L’opposizione accusa la Meloni di aver favorito la capitolazione europea, sostenendo la “solidarietà atlantica” anziché una minaccia di guerra dei dazi. La firma dell’accordo, forse motivata dall’urgenza di ricevere gas USA a credito per l’inverno, vincola l’Italia a spese certe e pesanti. Occorre convocare la Meloni in Parlamento per due domande: Quanto dovremo pagare? Con quali coperture? Escluso un aumento fiscale, resteranno solo tagli: scuole, ospedali, servizi pubblici. La Presidente del Consiglio, favorita da questa crisi, può instaurare un regime repressivo, giustificandolo come “economia di guerra”. Ma non chiarisce né il nemico, né la causa reale. Se c’è una vera causa nazionale, va affrontata con unità nazionale; se non c’è, il Governo non può esigere sacrifici. La Meloni, però, sembra puntare più a regolare conti con gli avversari che a salvare il Paese. Stessa logica del nostro Sindaco: dividere gli oppositori tra chi comprare con incarichi e chi criminalizzare, accusandoli di minacce e atti vandalici, fino a coinvolgere i servizi segreti.

…dovrà pagare agli Stati Uniti una cifra annuale che, secondo i calcoli più attendibili, viene stimata in sessanta miliardi di euro. Qualcuno dice settanta, mentre i più ottimisti ne calcolano soltanto trenta. Che comunque non abbiamo. Tutto questo denaro costi…

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I nostri Fratelli Corsi annunciano l’imminente celebrazione – che ha luogo ininterrottamente ogni anno fin dal 1981 – dell’edizione 2025 delle “Ghjurnate Internaziunale di Corti”, località della loro Isola chiamata Corte in francese e in italiano. Mentre, però, in vista delle precedenti edizioni veniva pubblicato con largo anticipo – sull’apposito sito ufficiale – il programma dettagliato, quest’anno soltanto una scarna notizia appare su una pubblicazione indipendentista sarda, che annuncia la presenza delle “delegazioni del mondo indipendentista” di quest’altra Isola. Ciò non costituisce certamente una novità, dato lo stretto coordinamento instaurato ormai da moltissimo tempo tra i fautori dell’Autodeterminazione di entrambe le Regioni, i quali – dipendendo ancora gli uni da Parigi e gli altri da Roma – scontano l’analoga condizione riservata alle “Colonie interne”. La situazione di noi Liguri, che abbiamo viceversa partecipato – “bon gré, mal gré” – alla conquista e alla sottomissione delle altre Regioni confluite nello Stato unitario, risulta certamente diversa. Se i Nizzardi – cioè i Liguri francesi – sono i nostri vicini di casa, i Corsi sono i nostri dirimpettai. Nelle giornate più terse possiamo scorgere la loro terra, come essi vicendevolmente possono vedere la nostra. Speriamo dunque che un giorno si realizzi l’aspirazione di una nostra presenza a Corte. In attesa di riuscirvi, facciamo giungere tuttavia ai Fratelli Corsi il nostro apprezzamento e il nostro sostegno a una causa che accomuna – come leggiamo sul giornale degli amici sardi – “tutte le Nazioni senza Stato”. Tanto più che il nostro fu all’origine delle loro sventure, fin da quando la Repubblica di Genova, non essendo in grado di soffocare – nella sua estrema decadenza – l’insurrezione indipendentista guidata da Pasquale Paoli e da Domenico Bonaparte (padre del futuro Imperatore), cedette la Corsica alla Francia, che con il suo Esercito riuscì a frustrare il tentativo dei Corsi di ottenere l’Indipendenza. Napoleone nacque politicamente anch’egli come indipendentista, esattamente come Stalin, il quale ripeté a distanza di tempo la sua parabola, avendo approfittato di una rivoluzione scoppiata nello Stato che dominava la sua Nazione. Il rivoluzionario Giugasvili esordì infatti quale fautore dell’Indipendenza della Georgia, nonché degli altri Paesi caucasici, per cui combatté in gioventù a Baku, prima di intrupparsi nei bolscevichi. L’anno scorso potemmo consultare con largo anticipo il programma delle “Ghjurnate”, inclusivo di “eventi, convegni, concerti e conferenze”. L’estensore sardo dell’articolo da cui attingiamo le scarne informazioni relative all’edizione di quest’anno dimentica le esposizioni di artigianato e le degustazioni dei cibi tipici, che comunque non stonano in un’occasione dedicata all’identità in tutte le sue espressioni. La locandina della manifestazione riproduce innumerevoli bandiere, e certamente i Fratelli Corsi accoglieranno con la loro proverbiale ospitalità mediterranea anche le delegazioni provenienti da tutta l’Europa occidentale. Il baricentro politico della manifestazione tende però a spostarsi ormai da tempo verso il Sud del mondo. Molta attenzione viene infatti dedicata ai movimenti indipendentisti attivi nei superstiti frammenti dell’Impero francese, quali la Nuova Caledonia e le isole dei Caraibi. Questi soggetti costituiscono però la retroguardia dei grandi movimenti di liberazione che hanno contraddistinto la storia del dopoguerra. Esiste inoltre la Palestina, e probabilmente il silenzio sul programma è dovuto al fatto che i Corsi – con un “coup de théâtre” tenuto ancora segreto – esibiranno la presenza di qualche dirigente di Gaza. Di qui la necessità di celare le proprie intenzioni alle Autorità francesi, che potrebbero impedirgli l’ingresso. Su questo orientamento del Fronte Nazionale di Liberazione della Corsica – che ha fatto approvare dall’Assemblea Regionale il “riconoscimento” dello Stato palestinese – esprimiamo doverosamente e con franchezza le nostre riserve. Gli Ebrei costituirono fino al 1948 una delle tante Nazioni senza Stato. Il fatto che abbiano raggiunto la meta consistente nel costituirlo rappresenta un avanzamento ed un esempio positivo per tutti quanti sono ancora nelle stesse condizioni in cui essi si trovarono per ben venti secoli. I Palestinesi hanno certamente anch’essi diritto a uno Stato, ma non al prezzo di revocare gli effetti dell’esercizio dell’Autodeterminazione da parte degli Israeliti. Non si può dunque accettare il programma di Hamas, altrimenti rischieremmo di veder annullare – una volta conquistata l’Indipendenza – il risultato dei nostri attuali sforzi. Ciò premesso, se l’aspirazione all’Indipendenza costituisce un denominatore comune insostituibile, non si può paragonare la situazione dell’Europa occidentale (e dell’America settentrionale, per quanto riguarda il Québec) con quella degli altri Continenti. Il pieno sviluppo della democrazia rappresentativa ha infatti permesso l’esercizio di una autonomia effettiva, accompagnata da un’altra conquista altrettanto importante, e cioè l’eliminazione – mediante la tutela delle culture minoritarie – del rischio e dell’ingiustizia rappresentati dall’assimilazione forzata. Ciò, beninteso, non soddisfa le nostre ambizioni e le nostre rivendicazioni. Dobbiamo tuttavia prendere atto del fatto che un corso, un fiammingo, un catalano, un abitante del Tirolo meridionale non soltanto possono parlare liberamente nella loro lingua, ma anche perpetuarla attraverso un sistema scolastico conforme alle proprie esigenze. Recentemente, grazie a un accordo stipulato tra la Calabria e l’Albania, gli studenti “arbresh” – circa sessantamila – potranno disporre di un insegnamento bilingue. Un tibetano o un uiguro vengono invece arrestati solo perché non rinunciano alla loro identità. Da questa fondamentale differenza non deriva – lo ripetiamo – la rinuncia all’Autodeterminazione, ma la coscienza che tutti gli stadi intermedi tra l’imposizione del centralismo perseguita in origine – tanto sul piano culturale quanto sul piano giuridico – dagli Stati nazionali costituiscono altrettanti passi importanti sulla strada della piena Indipendenza. Di qui deriva una conseguenza di ordine politico: con le Autorità centrali è necessario mantenere un rapporto dialettico, basato certamente sulla vertenzialità, che permette tuttavia degli avanzamenti importanti. I Fratelli Corsi meditino sull’apporto decisivo recato dai loro omologhi della Sardegna all’affermazione elettorale della Sinistra, che ha accolto nel suo programma molte loro rivendicazioni. E considerino anche quanto avvenuto in Spagna con la costituzione del Governo Sanchez. Le cosiddette “Autonomie” – ed in particolare la Catalogna e il Paese Basco – hanno ottenuto, in cambio del sostegno offerto all’Esecutivo dai loro Deputati, un ampliamento rilevante delle rispettive competenze. Se questo rapporto dialettico e vertenziale viene a cessare, se si entra cioè nella logica del “Tutto o niente”, si corre il rischio di uscire dall’ambito legalitario, aprendo un varco alla violenza e soprattutto fornendo un’occasione ai fautori del centralismo, i quali – siano essi la Meloni o Abascal – vorrebbero cancellare anche l’Autonomia già raggiunta e consolidata. È vero che anche gli altri partiti nazionali rifiutano – almeno per ora – la prospettiva indipendentista. La posizione di chi è disposto a negoziare un ampliamento dell’Autonomia non deve tuttavia essere confusa con quella di chi rifiuta tale prospettiva. La logica del “Tutto o niente” porta non solo alla tentazione di cadere nell’illegalità, e perfino nella violenza, ma determina anche il rischio che i movimenti indipendentisti vengano diretti – per i loro scopi – da servizi segreti stranieri. Questo rischio aumenta con l’avvicinarsi di una guerra. Di fronte a tale prospettiva, occorre evitare anche un’altra tentazione perniciosa, consistente nel credere che comunque “i nemici dei miei nemici sono miei amici”. Gandhi e Ben Gurion ottennero l’Indipendenza proprio perché avevano evitato questo errore. Essi costrinsero piuttosto la Potenza dominante a firmare una cambiale, che fu presentata all’incasso non appena cessate le ostilità in Europa. Hamas, non avendo nulla da perdere, può certamente dire che sostiene l’Indipendenza della Corsica o perfino della Liguria. Bisogna però fare accettare questa prospettiva all’Occidente, ponendo il problema di ridisegnare la mappa dell’Europa. Se gli Stati nazionali hanno bisogno del nostro sostegno, dobbiamo offrirlo, stabilendo naturalmente dei patti chiari ed esigendo un prezzo adeguato. Altrimenti continueremo a cullarci nell’illusione – coltivata nei tempi in cui andavano di moda le ideologie – che la soluzione dei nostri problemi potesse venire da soggetti estranei alla cultura e all’identità occidentale, e comunque non in grado di incidere sulla nostra realtà. Il “colonnello” Gheddafi – il quale, non essendo in realtà un colonnello, non era mai andato all’Accademia Militare – finanziava notoriamente tanto l’IRA quanto i nazionalisti “kanak” della Nuova Caledonia. Una volta, confondendo questi due Paesi, disse: “L’Irlanda, quella piccola isola vicina al Polo Sud”. A Corte si produrrà, come sempre, Cultura, e la radice della Libertà sta precisamente nella Cultura. Buon lavoro ai Fratelli Corsi e auguri a tutti quanti combattono – come diceva il Manzoni – “per difendere o conquistare una Patria”.

…lle precedenti edizioni veniva pubblicato con largo anticipo – sull’apposito sito ufficiale – il programma dettagliato, quest’anno soltanto una scarna notizia appare su una pubblicazione indipendentista sarda, che annuncia la presenza delle “delegazioni del mo…

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L’ambiente commerciale che si estende da piazza Maresca fino a piazza De Amicis è continuamente agitato dalle ricorrenti crisi isteriche da cui viene colta la signora Lella, popolare proprietaria del bar “Baraonda”. L’ultima di queste ha visto la nota donna d’affari scagliarsi contro il malcapitato Antonio Marzocca, accusato addirittura di veneficio per averle inviato – per nostro inconsapevole tramite – delle “uove” (come si dice in “Braccese”) non più commestibili. La signora Lella ha interpretato tale incauto comportamento addirittura come un “tentato omicidio”, arrivando a esprimere un’apologia della cacciata di Marzocca dal Mercato Coperto di piazza Doria. Tale evento aveva visto a suo tempo l’intera comunità del quartiere stringersi intorno al noto agricoltore pugliese, vittima in precedenza di un misterioso attentato su cui indaga tuttora la Benemerita: ignoti malfattori avevano dato fuoco alla sua vettura, facendogli rischiare di morire arso vivo. Marzocca riuscì per miracolo a sottrarsi alle fiamme che avvolgevano il veicolo. Ora questo fronte si è improvvisamente diviso in due opposte fazioni, malgrado l’ostilità della signora Lella nei confronti di Marzocca sia un inutile “insaevire in mortuos”. L’uomo è ormai ridotto infatti a un ectoplasma, che tre volte a settimana si aggira nei dintorni del suo antico luogo di lavoro in cerca di pane secco per le galline. C’è chi afferma addirittura che si tratti di una presenza fantasmatica, simile a quella degli extraterrestri che si aggirano nella tenuta di Marzocca alle Terine. La furia della signora Lella è però incontenibile, non potendosi più sfogare soltanto sul signor Sante – detto “Stante il Gigante” – cui è legata da un burrascoso rapporto sentimentale. Sante è noto per la corporatura imponente e muscolosa, simile a quella di Mike Tyson, il quale venne prescelto come “partner” da Naomi Campbell per le sue doti sessuali. L’uomo condivide con il famoso pugile anche il carattere irruento, ed invano il comandante Gaggino – accolto da tempo nei ranghi dei Templari – tenta di indurlo a coltivare la spiritualità propria di questo Ordine. Gaggino, da parte sua, “beve come un Templare”, facendo onore all’antica espressione proverbiale. A fianco di Marzocca si sono schierati tanto Sebastiano Marchisio quanto la popolare signora Franca, detta “Pulìn”, commessa della panetteria Blengini. Più defilata la posizione del personale del bar “Madama Doré”, caratterizzato dalla inquietante presenza dei servizi segreti di Putin: tanto la polizia politica, denominata FSB, quanto il tenebroso e temutissimo GRU, cui sono affidate le azioni di destabilizzazione all’estero. Tenta, come sempre, una volenterosa ed ardua mediazione tra le parti Osvaldo “Braccioforte” Martini Tiragallo. L’isolamento in cui è venuta a trovarsi la signora Lella in seguito alle sue incaute accuse risulta comunque pressoché totale. Si è infatti rotto anche da tempo il sodalizio d’affari con la signora Marta Bertossi (la quale si chiama in realtà Berthozy). Costei, essendo una israelita osservante, si dice in procinto di compiere l’Aliyah, trasferendosi a Gerusalemme, dove intende esercitare il suo lavoro di cuoca in un locale del quartiere di Mea Shearim, popolato dagli ebrei ortodossi, in cui potrà finalmente preparare i cibi secondo le più strette regole della cucina kosher, senza più doversi adeguare ai gusti sacrileghi dei clienti goyim del bar Baraonda. A spingere Marta Bertossi al ritorno nella Terra di Israele non sono state soltanto le intemperanze verbali della signora Lella, ma anche le continue provocazioni ordite contro il locale da musulmani estremisti, istigati da “Mohammed” Bensa. Nella preparazione di cibi e bevande è subentrato il giovane Daniele, detto “il Barman con la barba”. La situazione è sul punto di degenerare, dal momento che la titolare del bar si è anche scontrata con gli ambulanti senegalesi, con cui è scesa a durissimo alterco, invitandoli a ritornare in Africa. Causa del contrasto è stato il prezzo delle bevande alcoliche, giudicato eccessivo da chi pure dovrebbe astenersene, trattandosi di alimenti haram. Piazza Maresca rischia di divenire l’epicentro di uno scontro tra etnie e religioni dalle conseguenze incalcolabili. La signora Lella, per evitare questo esito, viene unanimemente esortata a moderare le asperità del suo carattere.

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I nostri vecchi raccontavano come durante la guerra si ascoltava Radio Londra. Questa emittente, con i suoi programmi in italiano, svolgeva in quel tempo diverse funzioni, supplendo alla mancanza di una informazione indipendente dal regime e libera nel valutare gli eventi. In primo luogo, il gruppo di esuli antifascisti riuniti presso la redazione italiana della "BBC" comunicava ai connazionali rimasti in patria, e più tardi nella parte del territorio italiano ancora occupato dai nazisti, che cosa stava succedendo realmente nel mondo. In secondo luogo, veniva demistificata la propaganda fascista, anticipando il libero dibattito tra le diverse istanze politiche e culturali che si sarebbe aperto dopo la guerra. In terzo luogo, Radio Londra incoraggiava gli italiani ad insorgere ed a resistere, enfatizzando certamente il loro apporto alla causa degli alleati, ma anche dimostrando come un popolo possa trovare in sè stesso le ragioni e le energie necessarie per emanciparsi.

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Domizio Cipriani, Gran Maestro dei Templari del Principato di Monaco – “ça va sans dire” – grande cultore delle scienze esoteriche, si accinge ad aggiungere alle sue già numerose pubblicazioni altri due libri, l’uno intitolato “Le preghiere alchemiche ed ermetiche dei Rosa-Croce” e l’altro “I templari e glLa furia iconoclasta che si sta abbattendo – in forma di abbattimento e di imbrattamento di statue – sta ormai debordando da ogni limite: si è cominciato con i mercanti di schiavi (e fin qui “nulla quaestio”), poi si è proseguito con gli esploratori ed i partecipanti alle guerre coloniali (Cristoforo Colombo e Indro Montanelli), quindi ci si è rivolti contro chi aveva profferito espressioni razziste (Winston Churchill e Andrew Jackson), ma ora vengono coinvolti anche personaggi come Miguel de Cervantes colpito attraverso la figura di Don Chisciotte, e addirittura Gesù Cristo. i esseni, un filo invisibile, una memoria vivente”.

…elli), quindi ci si è rivolti contro chi aveva profferito espressioni razziste (Winston Churchill e Andrew Jackson), ma ora vengono coinvolti anche personaggi come Miguel de Cervantes colpito attraverso la figura di Don Chisciotte, e addirittura Gesù Cristo. D…

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I dieci anni che sconvolsero il Monte – Invito alla lettura

Marco Parlangeli, I dieci anni che sconvolsero il Monte e gran parte del sistema bancario italiano, La Vela Editore, 2026, s. i. p. L’autore si è rivolto a noi, per il cortese tramite del comune ed ottimo amico Riccardo Martini Sartorelli – il quale ha sostitu…

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Le più vive congratulazioni ai Servizi Segreti del Vaticano, guidati dal “solerte” (qualifica conferita per consuetudine dai cronisti agli investigatori) Ispettore Cristiano Cristofani, per essere riusciti nell’impresa di scovare il nascondiglio in cui si occultava Monsignor Viganò.

…tigatori) Ispettore Cristiano Cristofani, per essere riusciti nell’impresa di scovare il nascondiglio in cui si occultava Monsignor Viganò. Neanche il “Mossad”, nel ricercare un terrorista di “Hamas” avrebbe conseguito un simile risultato. L’eccentrico Prelato…

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Leggendo il libro che il nipote di Gaetano Salvemini ha dedicato alla figura di suo zio, ci ha colpito il ricordo di quanto avvenne durante l’Aventino, quando gli oppositori di Mussolini caddero in una evidente contraddizione: da una parte essi denunziavano l’illegittimità in cui era caduto il nuovo Governo a causa della manifesta violazione delle norme costituzionali, ma dall’altra non postulavano la sua sostituzione.

Leggendo il libro che il nipote di Gaetano Salvemini ha dedicato alla figura di suo zio, ci ha colpito il ricordo di quanto avvenne durante l’Aventino, quando gli oppositori di Mussolini caddero in una evidente contraddizione: da una parte essi denunziavano l’…

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Ci voleva un intellettuale del calibro (non alludiamo, naturalmente, alla sua costituzione fisica) di Giuliano Ferrara per illustrare l’ideologia propria della Meloni.

…(non alludiamo, naturalmente, alla sua costituzione fisica) di Giuliano Ferrara per illustrare l’ideologia propria della Meloni. Il Direttore de “Il Foglio” ci spiega, sull’edizione di sabato scorso, che il pensiero cui si ispira la Presidente del Consiglio – …

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Che la Destra, da cui siamo governati, sia antisemita e maschilista non è un segreto per nessuno: salvo, naturalmente, che per i dirigenti della Sinistra.

Che la Destra, da cui siamo governati, sia antisemita e maschilista non è un segreto per nessuno: salvo, naturalmente, che per i dirigenti della Sinistra. I quali si attengono invece con scrupolo alla regola che distingue quanto risulta corretto o scorretto po…

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Il supplemento letterario de La Stampa di Torino di sabato 11 giugno pubblica due recensioni che – pur riguardando libri ed argomenti molto diversi – svolgono due ragionamenti convergenti: uno è la biografia di Makno, capo della rivolta nazionale ucraina, contrapposto successivamente tanto ai cosiddetti Bianchi – fautori di una restaurazione della monarchia – quanto ai Bolscevichi; Padre Bianchi presenta invece una opera che analizza il conflitto tra le Chiese Ortodosse della Russia e della Ucraina, aperto formalmente con la dichiarazione della autocefalia di questa ultima, ma in realtà originato dalla benedizione impartita dal Patriarca Cirillo alla invasione.

Il supplemento letterario de La Stampa di Torino di sabato 11 giugno pubblica due recensioni che – pur riguardando libri ed argomenti molto diversi – svolgono due ragionamenti convergenti: uno è la biografia di Makno, capo della rivolta nazionale ucraina, cont…

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