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Si dice dei grandi autori della letteratura che ciascuno di loro scrive un solo libro.
Si dice dei grandi autori della letteratura che ciascuno di loro scrive un solo libro.


Anche i più prolifici finiscono sempre per comporre, declinandola nei diversi romanzi, un’opera unica, concepita tutta intorno ad una stessa idea, ad uno stesso concetto.
Se il lettore si appassiona, al punto di divorare l’intera “opera omnia”, lo si deve al fatto che vi si immedesima e se ne appassiona, al punto di godere ogni variazione sul tema.
Osvaldo Martini, titolare del Ristorante “Braccioforte” di Imperia Oneglia è - in quanto uomo dedito alla cucina, – l’autore sommo dei piatti di pesce.
La sua abilità consiste nel declinarlo, accompagnandolo con infiniti altri ingredienti, che sono però tutti quanti relegati in un ruolo ancillare, avendo il compito di esaltare il gusto di quello principale.
Ascoltate il “menu”, e poi fatevi servire le infinite specialità della casa: vi accorgerete che il pesce assomiglia ai molti temi di una sinfonia, tutti originali eppure tutti concepiti in funzione di un solo discorso musicale.
Nella sinfonia, ogni strumento ha un proprio ruolo da svolgere, ma i concertisti sono tutti subordinati al solista, ed il solista – a sua volta - interpreta l’Autore.
A questo punto, consumato il vostro pasto, vi scoprirete a domandarvi chi sia, per l’appunto, l’Autore.
Potrete credere che si tratti dello stesso Osvaldo Martini, ma in realtà egli stesso terrebbe ad essere considerato un interprete: del pesce, naturalmente.
Ed il pesce è a sua volta – nelle località di mare - la più alta espressione della natura.
I nostri antenati celti – cui apparteneva l’antico popolo dei Liguri – adoravano il fallo quale suprema divinità naturale, al punto di portarlo in processione come si prese a fare – dopo l’avvento del Cristianesimo – con le statue dei Santi.
Ancora oggi, quando dalle nostre parti si esclama “Belìn”, in realtà si esprime l’ancestrale invocazione di questo dio pagano.
Il pesce, a sua volta, è l’essere vivente più simile nella forma precisamente al fallo: di qui l’omonimia cui si ricorre allusivamente in altre parti d’Italia.
Se da noi non la si usa, è in quanto suonerebbe blasfema.
Mangiando certe parti del corpo degli animali – oppure, presso gli antropofagi, del corpo dell’uomo – si crede di assimilare le doti ritenute in essi collocate.
L’assunzione del pesce quale nutrimento significa dunque l’acquisizione delle doti connesse con la generazione, molto più e molto meglio di quando si consumano i genitali del toro.
Tutto ciò spiega per quale ragione il Ristorante di Osvaldo Martini sia il preferito per le cene cosiddette “intime”.
Se il titolare non fosse professionalmente dedito alla discrezione, potrebbe informarvi sia circa le avventure galanti dei suoi clienti abituali, sia sulle loro doti sessuali, connesse con la frequenza dei pasti consumati.
Pare che il campione assoluto in questo campo sia un noto dirigente sindacale dei commercianti: il quale è talmente affezionato al ristorante da aver collocato proprio al piano superiore la sua “garçonnière”.
Le consumazioni, in tal modo, si susseguono quasi senza interruzione.
Se invece costui porta con sé dei corrispondenti di affari, la cena si trasforma invece seriosamente in appuntamento “di lavoro”: occasione, comunque, per far conoscere gli effetti afrodisiaci della nostra cucina tipica, i cui gusti e profumi sono discreti ma intensi.
Perfino la bevanda – la cantina è la più fornita della provincia, ma si raccomandano i grandi bianchi secchi, concepiti per esaltare il sapore del pesce – partecipa alla funzione di accompagnamento dell’alimento principe.
Chi vuole la carne, deve dirlo in anticipo: verrà accontentato, ma sarà “ipso facto” considerato “out”, come accade a quanti rifiutano il pane ed il sale ritualmente offerti agli ospiti presso certe popolazioni.
L’aneddotica legata al ristorante è sterminata.
Un noto politicante rifiutò di condividere gli spaghetti ai frutti di mare, dispensati al suo seguito di “supporters” locali, ma fu colto da una sorta di maledizione: dapprima gli si squarciarono i pantaloni proprio in mezzo alle natiche, con un effetto esilarante per i presenti.
La cognata di Martini – la leggendaria Loretta Sartorelli - provvide ad una frettolosa ed imbarazzante ricucitura, ma dopo pochi giorni il malcapitato venne travolto dall’esito elettorale.
L’antica divinità ligure aveva consumato la sua vendetta.
Sono leggendarie le ubriacature di un famoso Avvocato calabrese, in odore di “’Ndrangheta”, il quale, consumati i cibi – ma soprattutto le bevande – viene trasportato di peso dal personale, adeguatamente preparato alla bisogna (“Caddi come cosa morta cade”, direbbe Padre Dante) fino alla sua camera dell’Albergo “Rossini al Teatro”.
Costui, uomo molto facoltoso, regola gli onorari in anticipo, essendo annoverato tra quanti bevono “per dimenticare”, e retribuisce con una mancia principesca gli addetti alla traslazione - vi provvedono con discrezione inservienti, camerieri e tassisti - che conclude la cena.
Il Presidente Sandro Pertini si faceva portare gli spaghetti con gli scampi su di un vagone ferroviario parcheggiato in un binario morto della vecchia stazione.
Il Professor Pioselli veniva invece servito nel Carcere Giudiziario, ove scontava una condanna per truffa internazionale: le quantità pantagrueliche di cibo, trasportate personalmente da Osvaldo Martini, sfamavano imparzialmente carcerati e carcerieri; al punto che il rilascio (naturalmente “per buona condotta”) dell’illustre carcerato viene ancora ricordato come l’inizio di una Quaresima dopo un’epoca memorabile di bagordi.
Il ristorante non vanta soltanto queste piccole storie, ma anche una grande Storia: fondato nel 1892 dagli antenati di Osvaldo Martini come “Osteria della Marina”, fu il ritrovo dei Socialisti, frequentato durante il suo soggiorno onegliese dal giovane Mussolini.
Ancora oggi, malgrado la raffinata eleganza dell’ambiente e della cucina, gli rimane un certo “imprinting” sinistrorso (Martini stesso è un prestigioso dirigente del Movimento dei Lavoratori).
La clientela di opposto orientamento accampa dunque affannosamente delle giustificazioni per la propria presenza, invocando – d’altronde non senza ragione – l’eccellenza del locale.
Se vorrete consumarvi un pranzo od una cena, sarete dunque immersi al contempo in una esperienza dei luoghi – l’atmosfera è tipicamente ligure e marinara – come delle vicende storiche.
Vi sembrerà che da un momento all’altro arrivino per mangiare Giuseppe Garibaldi e Giovanni Battista Cuneo, Benito Mussolini e Giacinto Menotti Serrati, frequentatori di questo tipo di locali.
Più verosimilmente, potrete osservare il Sindaco di Imperia, il quale però è afflitto da problemi di stomaco: trattandosi di un soggetto bilioso, è sempre arrabbiato ed inappetente.
Il personale è un riflesso della società multiculturale, ma Osvaldo Martini mantiene con il suo prestigio l’egemonia della nostra identità regionale.
Ben gli si attaglia dunque il detto del Poeta latino “E pluribus fecisti gentibus unam”: i tempi sono difficili, ma – come dice Virgilio - “Malo assuetus Ligur”, per cui si riesce sempre a tirare avanti.
Abbiamo lasciato per ultimo il tema su cui ci siamo dilungati nei precedenti articoli dedicati a Martini e al suo locale: Osvaldo ed il figlio Riccardo, suo degno erede, hanno salvato la nostra lingua, una variante ormai in estinzione dell’italiano.
Se ne avrete piacere, potrete godere delle sonorità e delle espressioni tipiche del “Braccese” - così è stato denominato in loro onore - che Riccardo Martini sarà ben lieto di tradurre, come pure potrà spiegarvi l’azione culturale già svolta e quella da svolgere.
È un poco come se delle persone digiune di medicina avessero salvato un paziente in pericolo di vita: i Martini non hanno mai studiato filologia.
Pagando il conto, avrete comunque l’orgoglio di contribuire ad un’opera meritoria per la cultura, che non riceve nessuna sovvenzione pubblica: una parte dei guadagni del ristorante è destinata infatti alla preservazione del nostro idioma.

Il Ristorante “Braccioforte” ha sede in calata Giovanni Battista Cuneo 33 ad Imperia Oneglia.
Chiusura settimanale il lunedì.
È gradita la prenotazione al numero 0183 294752.

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Mario Castellano 09/10/2019
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