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Il testo collega la crisi internazionale e il conflitto mediorientale ai recenti episodi di violenza avvenuti in Italia, in particolare al caso di Modena.
L’autore critica l’atteggiamento delle istituzioni e dei media, accusati di attribuire automaticamente tali episodi a problemi psichiatrici, evitando di affrontare il tema del fanatismo religioso.
Viene sostenuta la necessità che le comunità islamiche condannino apertamente ogni forma di estremismo e riflettano sui rischi derivanti da interpretazioni radicali di alcuni insegnamenti religiosi.
Ampio spazio è dedicato alla Comunità Islamica di Imperia e alle differenze tra l’Imam di Genova, considerato moderato e dialogante, e l’Imam dei Piani, percepito come più ostile alla cultura occidentale.
Il testo difende il dialogo tra culture, ma critica atteggiamenti separazionisti e visioni considerate incompatibili con la società occidentale.
Secondo l’autore, il conflitto tra Israele e il mondo islamista rischia di estendersi all’Europa, assumendo i caratteri di uno scontro religioso interno alle società occidentali.
Si richiama inoltre il vecchio equilibrio diplomatico italiano nei rapporti con il mondo palestinese, ritenuto ormai superato.
L’Italia viene descritta come sempre più coinvolta nello scontro internazionale anche per la collaborazione con Israele sul piano della sicurezza.
La conclusione attacca sia parte della Sinistra italiana sia l’amministrazione locale di Imperia, accusate di ambiguità nei confronti dell’estremismo islamico.










Il testo critica duramente Giorgia Meloni e Matteo Renzi, accusando entrambi di rappresentare un impoverimento culturale e politico della classe dirigente italiana.
Viene difeso il ruolo del Parlamento come sede naturale del conflitto democratico, contrapponendolo alle tendenze autoritarie attribuite al Governo.
Ampio spazio è dedicato allo scandalo degli accessi abusivi ai database della Polizia scoperti a Napoli, interpretati come segnale di un apparato statale orientato al controllo politico e sociale.
L’autore teme una progressiva limitazione delle libertà civili, favorita dalla crisi energetica e dal contesto internazionale.
Secondo questa lettura, il “Regime” sarebbe già presente in forma embrionale nelle democrazie occidentali.
La seconda parte affronta il tema della Russia contemporanea e delle dichiarazioni di Pietrangelo Buttafuoco sulla Biennale di Venezia.
La Russia viene descritta come una civiltà storicamente alternativa all’Occidente liberale, caratterizzata da una visione teocratica e autoritaria del potere.
Si sostiene però che la fine del Comunismo sovietico sia stata determinata soprattutto dalla sconfitta nella Guerra Fredda e dall’influenza occidentale.
Il testo collega inoltre il tradizionalismo religioso europeo all’attrazione verso il modello russo e verso una critica radicale della modernità occidentale.
La conclusione evidenzia il contrasto tra queste correnti ideologiche e la scelta della Chiesa cattolica contemporanea di accettare i principi dello Stato laico e liberale.



Il testo ricostruisce le origini storiche della Rivoluzione Cubana partendo dai moti colombiani del 1948, durante i quali il giovane Fidel Castro ebbe il suo primo coinvolgimento politico e rivoluzionario.
L’autore sottolinea come Castro provenisse da ambienti legati tanto alla massoneria quanto alla Chiesa cattolica, elemento che spiegherebbe il suo successivo atteggiamento non apertamente anticlericale.
Dopo il fallimento dell’assalto alla Caserma Moncada e l’esilio in Messico, Castro organizzò la spedizione del “Granma” che portò alla conquista del potere a Cuba.
Secondo il testo, Castro non nacque comunista, ma vi si avvicinò in seguito allo scontro con gli Stati Uniti e al sostegno ricevuto dall’Unione Sovietica.
La strategia rivoluzionaria cubana non riuscì però a espandersi nel resto dell’America Latina, poiché i popoli rifiutavano sia le dittature militari sia il comunismo.
Con la fine della Guerra Fredda, le dittature militari latinoamericane persero legittimazione e il continente si orientò verso sistemi democratici.
Cuba, invece, sarebbe rimasta bloccata in un sistema marxista-leninista ormai inefficiente e incapace di riformarsi.
L’autore attribuisce la crisi economica cubana soprattutto all’inefficienza interna, più che all’embargo statunitense.
Per aiutare realmente il popolo cubano, sostiene la necessità di una revisione ideologica e di una transizione pacifica.
Il testo si conclude con una critica verso le nostalgie ideologiche occidentali che continuano a sostenere il regime cubano nonostante il fallimento storico del comunismo.








Dottor Claudio Scajola
Sindaco di Imperia
Sua Sede

Illustre Signor Sindaco,
Conformandomi con la cortese sollecitazione rivoltami a Suo nome da una gentile Funzionaria dell’Ufficio Protocollo, ben volentieri mi accingo a tracciare un succinto profilo di Sua Eminenza Monsignor Mario Jsmaele Castellano, già Arcivescovo di Siena, cui mi unisce il noto vincolo di parentela, riflesso nell’omonimia.

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