Sanremo tra Potere e Satira – Dietro le Quinte del Festival
Si racconta che le Autorità dell’Impero Austriaco avessero individuato a Trieste un sosia dell’Arciduca Francesco Ferdinando e lo mostrassero in pubblico in sostituzione dell’originale ogniqualvolta si temesse un attentato alla vita dell’Erede al Trono.

Il triestino era però indisposto il 28 giugno 1914, per cui il vero Arciduca dovette esibirsi personalmente per le vie di Sarajevo. La malattia del sosia avrebbe dunque causato la Guerra Mondiale.

Ricordiamo questo precedente avendo appreso che Enrico Lupi ha ricevuto ben trentatré inviti a vari pranzi, cene e ricevimenti, distribuiti lungo tutta la durata del Festival di Sanremo.

Poiché alcuni di questi eventi risultano concomitanti, il quattordici volte Presidente potrebbe inviare un suo sosia — ammesso che lo trovi — nel luogo ritenuto meno importante.

Non sappiamo se l’Uomo corra qualche pericolo di vita, ma una simile eventualità non meraviglierebbe, dato che il numero di inviti da lui ricevuti supera di gran lunga quelli recapitati al “Sindaco-Presidente”, uomo notoriamente invidioso e vendicativo.

Qualche estremista “bassotto” potrebbe dunque essere tentato di regolare i conti a nome del suo “leader”, che si consola, ma solo in parte, potendo figurare all’Ariston nella prima fila delle “poltronissime”, in compagnia del fido Mager, il quale si ritiene particolarmente onorato del proprio ruolo di anfitrione.

Lupi è stato addirittura chiamato all’evento più esclusivo di tutti, quello che si svolge a bordo di una nave della “Costa Crociere”. Il natante è infatti a prova di “imbucati”, dovendo gli ospiti raggiungerlo mediante un apposito servizio di motoscafi navetta. Gli intrusi sarebbero costretti a sfidare le acque ghiacciate dell’inverno e comunque arriverebbero a bordo semicongelati, in costume da bagno.

Se Lupi, utilizzando un sosia, riuscisse ad apparire in due eventi contemporaneamente, dimostrerebbe di possedere il dono della “bilocazione”, proprio di alcuni santi, e in particolare di Padre Pio da Pietrelcina, che apparve dopo Caporetto al generale Cadorna, dissuadendolo dal suicidio.

La fama di santità è comunque l’unica mancante al quattordici volte Presidente, il quale potrebbe a questo punto giustificare il proprio celibato con un voto di castità (?!).

È vero che pioverebbero le testimonianze in grado di smentirlo, e in particolare quella del giovane Riccardo Martini Sartorelli, incaricato di servire “gli spaghetti coi scampi” nella garçonnière sovrastante il ristorante “Braccioforte”, dove più volte lo colse in flagranza di fornicazione con avvenenti donne dell’Europa orientale.

L’Uomo tuttavia potrebbe ricorrere alla controtestimonianza di qualche ecclesiastico compiacente.

I bagordi sanremesi, in media circa sette al giorno, sono comunque destinati a menomare le sue già scarse prestazioni talamiche, così disastrose da indurre i malevoli a insinuare una sopravvenuta “impotentia coeundi”.

“Senectus ipsa est morbus”, ammoniva la saggezza degli Antichi.

Da parte sua, Osvaldo “Braccioforte” Martini Tiragallo, costretto a prendere partito nella disputa tra Lupi e Scajola, fa il tifo per il quattordici volte Presidente e vede nel suo “en plein” di inviti la prova — se non di un potere superiore a quello del rivale — quanto meno di una maggiore popolarità.

“Braccioforte” può infatti sentenziare nella sua lingua che “Lupi è il più che abbia inviti”.

Sono però davvero popolari gli eroi di Sanremo, il cui novero include non solo i cantanti, ma anche politicanti, attori, uomini di mondo e ogni sorta di ciarlatani?

Il Regime usa la manifestazione come l’ennesima “arma di distrazione di massa”. Questi strumenti della bassa demagogia, che compongono un perenne circo senza pane, coprono ormai ogni giorno dell’anno.

Per tutto il tempo delle Olimpiadi si annunciava infatti il Festival, con lo scopo evidente di non lasciare neanche la più breve pausa tra l’uno e l’altro evento.

Quello detto “canoro” è ormai onnicomprensivo, al punto da coinvolgere perfino la religione, nella persona del Papa.

Fino a due anni fa, la fede vi si affacciava solo marginalmente, essendo rappresentata da un volenteroso frate cappuccino, il quale — appostato strategicamente in piazza Colombo — intratteneva la gente diretta all’Ariston alternando brani musicali eseguiti con l’armonium e brevi prediche, nelle quali però — per adeguarsi al clima dominante — si guardava bene dal richiamare il transeunte alla “gloria mundi”.

Negli anni Cinquanta, dato il dominante clericalismo, si era addirittura organizzata una sorta di controfestival, trasmesso dalla televisione, in cui gareggiavano canzoni ispirate alla trascendenza. L’iniziativa, pur essendo paragonata alla composizione del Cantico delle Creature da parte di San Francesco, non decollò.

In seguito, il “controfestival” divenne appannaggio dei comunisti. In piena contestazione, l’estrema sinistra giunse alla violenza. Mentre un gruppo di estremisti faceva lo sciopero della fame in piazza dei Dolori, Pacifico Zeviale scendeva alle vie di fatto, tentando di incendiare il ripetitore di Monte Bignone.

Poiché però quanto più abbondava nell’ambiente erano i provocatori e le spie, costui venne colto in flagranza.

Con il “compromesso storico”, la contestazione venne inserita nella programmazione ufficiale, inclusiva di testimonianze commoventi di operai disoccupati.

I funzionari del Partito Comunista sanremese non conoscevano però simili problemi e spartivano ogni notte con i democristiani, in un locale di corso Mombello, i proventi delle ruberie dei “croupier”.

Ora la Meloni si appropria — con il suo appetito autoritario — dell’intera manifestazione. Dopo la “comparsata” di La Russa, si attende una “performance” della Signora della Garbatella.

L’Italia ufficiale celebra il proprio rito, ma nel contempo dimostra la propria autoreferenzialità, essendo il popolo chiamato soltanto ad ammirare e ad applaudire. L’unico punto di contatto tra i due mondi è costituito dalla caccia all’autografo.

Qualcuno lo chiederà anche a Lupi? Ne dubitiamo, dato che l’Uomo è — nell’ambito dei “VIP” — un assoluto Carneade.

I gerarchi giunti da Roma usano le Autorità locali come i registi di Cinecittà impiegavano un tempo le comparse: cioè per fare massa.

Sanremo sembra trasformarsi per una settimana in una periferia di Roma. Ovunque si sente infatti parlare in romanesco, mentre i “fancazzisti” della RAI si comportano come un esercito di occupazione.

Chi ancora ricorda i Tedeschi afferma che, al confronto, costoro figuravano come campioni di buona educazione.

Per la gente dell’Urbe, siamo terra di conquista e popolazione selvaggia da dominare. “Tu regere imperio populos, Romane, memento”.

La “kermesse” viene magnificata dai giornalisti, i quali — dopo un soggiorno gratuito tra Milano e Cortina — ne godono un altro nella “Città dei Fiori”.

Naturalmente essi devono in cambio esaltare tutto, dall’organizzazione “perfetta” al valore “artistico” (?) dei cantanti.

È vero che la Riviera risulta per una settimana sold out, ma si ripete per la musica leggera il modulo con cui viene artificiosamente sostenuta tutta l’economia italiana.

I ristoranti e gli alberghi vivono per qualche giorno di commesse pubbliche. Non esiste invece più la libera impresa, rappresentata un tempo dai discografici.

La mostra-mercato dei loro prodotti si svolge ogni estate a Cannes, mentre Sanremo è — nella migliore delle ipotesi — una “kermesse” riservata alle pubbliche relazioni.

Poiché però il numero dei “portoghesi” viene dilatato all’inverosimile, qualche migliaio di “imbucati” se la spassa fino a sabato sera, contribuendo a nascondere i problemi reali: quelli di un Paese sempre più povero, incattivito, disperato e violento.

Sanremo assomiglia al Titanic.

Mentre l’orchestra suona, la nave affonda.

Send Comments mail@yourwebsite.com Saturday, April 25, 2020

Mario Castellano  27/02/2026
Copyright ilblogdimario.com
All Rights Reserved