Nel nostro libro dedicato alla figura di Papa Bergoglio si fa riferimento a un episodio fondamentale della storia dell’America Latina: l’incontro, avvenuto nel 1822 a Guayaquil, in Ecuador, mentre la guerra per l’Indipendenza era ormai vicina alla conclusione, tra Bolívar e San Martín.
Il venezuelano proponeva che i nuovi Stati fossero altrettante repubbliche, mentre l’argentino avrebbe preferito offrire nuovi troni a principi europei.
Tenuto conto del fatto che in quello stesso anno Monroe formulava la sua Dottrina, ponendo le basi per una supremazia statunitense sul continente, si poneva il problema di controbilanciare — appoggiandosi all’Europa — questa preponderanza.
La storia successiva avrebbe dato ragione a San Martín.
Consolidato il loro dominio sull’emisfero, i nordamericani si sarebbero dedicati a estenderlo a loro volta all’Europa.
È curioso considerare come una delle loro ambizioni consistesse nell’imparentarsi con una casa reale del Vecchio Mondo.
Vi riuscirono soltanto quando Ranieri di Monaco sposò Grace Kelly.
Le portaerei della U.S. Navy presero a visitare Monaco, il cui porto non era però abbastanza grande per riceverle, per cui dovevano rimanere in rada.
Edoardo VIII d’Inghilterra aveva invece dovuto abdicare e Wallis Simpson non poté divenire nemmeno sua consorte morganatica.
Ora però, dopo che Bergoglio aveva realizzato — invertendo i ruoli — il progetto escogitato da San Martín, gli Stati Uniti controllano, con Papa Prevost, la più antica, gloriosa e prestigiosa monarchia d’Europa, approfittando del fatto che si tratta di una monarchia elettiva.
Il Pontefice, per giunta, anziché praticare l’understatement proprio del suo predecessore, si dedica a restaurare tutti i superstiti sfarzi della Corte Pontificia, che venne abolita dal cattolico democratico Montini ma che tuttavia mantiene i rituali connessi alla funzione religiosa del Pontefice.
Il quale, dopo avere rioccupato i Sacri Palazzi e dopo avere ripristinato Castel Gandolfo quale sua seconda sede, ha anche ripreso la tradizione connessa con la confezione dei “palli”, cioè delle stole di lana imposte agli arcivescovi metropoliti nella solennità dei Santi Pietro e Paolo.
Gli agnelli destinati a produrre la lana per questi indumenti sono già stati consegnati al Papa dalle suore di Sant’Agnese.
Dopo la solenne benedizione, si è provveduto a trasferirli presso il convento di Santa Cecilia, dove questi animali saranno allevati al chiuso, poiché l’esposizione ai raggi solari renderebbe la loro lana di colore giallo, mentre per i palli è prescritto il bianco.
Il Giovedì Santo si celebrerà solennemente la lavanda dei piedi in Santa Maria Maggiore, anziché nel carcere minorile di Casal del Marmo, dove Bergoglio la praticava anche su musulmani, i quali predominano tra i detenuti.
Uno dei prescelti addirittura svenne — il primo anno di pontificato — per l’emozione.
Si sta ripristinando il dualismo tra il potere temporale e il potere spirituale che caratterizzò l’Occidente per tutta la durata del Medioevo, perdendo il suo ultimo riflesso nel 1818, con la fine dell’Impero austriaco.
Karl Kraus definì non a caso quel tempo come Gli ultimi giorni dell’umanità.
Chi conferiva e chi riceveva l’investitura?
Indubbiamente Carlo Magno riconobbe al Papa il compito di consacrarlo e si recò a tal fine a Roma.
Non mancarono tuttavia casi in cui era l’Imperatore a condizionare la scelta del Papa.
L’ultima volta addirittura in occasione del Conclave del 1903, quando il veto di Francesco Giuseppe impedì l’elezione del cardinale Rampolla del Tindaro, ritenuto favorevole alle potenze dell’Intesa.
Scoppiata la guerra, il filo-austriaco Giuseppe Sarto venne comunque sostituito con il neutralista Giacomo Dalla Chiesa.
Ora la nomina di Prevost coincide nuovamente con la vigilia di un conflitto.
Trump, pur essendo protestante, ambisce comunque a farsi designare quale campione dell’Occidente.
Essendo Prevost iscritto al Partito Repubblicano, risulta indubbio che il Conclave abbia posto le basi affinché la Santa Sede si adeguasse a tale ambizione.
Filippo il Macedone, re di un popolo considerato semibarbaro, unificò sotto il proprio dominio le città della Grecia, che fino allora si erano combattute.
Demostene pronunciò in tale occasione il suo famoso discorso Sulla corona, deplorando l’omaggio reso dalle autorità di Atene a chi privava la città dell’indipendenza.
Gli americani del Nord sono a loro volta ritenuti dagli europei occidentali alla stregua di semibarbari, e Trump ostenta tutti quei caratteri esteriori che — facendo di lui il classico gaffeur — lo rendono simile al cowboy rozzo, illetterato e maleducato: il tipo di persona che fa una pessima figura se la si porta in un salotto, peggio ancora se arriva a corte.
Prevost, uomo ieratico che sembra sia stato educato proprio per incarnare l’autorità, dimostra come gli Stati Uniti sappiano esprimere personaggi ben diversamente caratterizzati.
Se nel caso specifico è stato l’Imperatore a propiziare l’elezione del Papa, il Pontefice è tuttavia perfettamente in grado di ricambiare il favore, riconoscendo, sia pure indirettamente, che la crociata cui si accinge il Presidente in Medio Oriente si giustifica con la difesa della civiltà giudaico-cristiana.
Quanto agli europei, il ruolo di Demostene che protesta per la sottomissione viene interpretato da una miriade di commentatori, i quali tuonano su tutti i mass media per l’umiliazione subita nel caso della Groenlandia.
Chi — dimenticando di essere stato a sua volta strapazzato in diretta televisiva mondiale — si adegua prontamente alla situazione è Zelensky, il quale viene obbligato da Trump a sedere allo stesso tavolo con russi e americani, ma sa bene che gli Stati Uniti sono l’unico soggetto in grado di garantirlo.
Gli europei, che il Presidente dell’Ucraina biasima per la loro divisione e inconcludenza, promettono viceversa tutto senza poter dare nulla di concreto.
La storia dirà quali forme politiche assumerà l’instaurazione del nuovo Impero, guidato dall’America ma riferito all’identità europea, al quale il fatto stesso di estendersi sul Vecchio Continente conferisce quella sacralità che l’origine laica della Nazione Stellata non poteva garantire ed anzi escludeva, trattandosi dell’unico Stato dell’Occidente laico fin dalla propria origine.
Quanto ai diversi soggetti statuali, religiosi e politici dell’Europa, è già iniziata la gara per vedere riconosciute dal nuovo potere imperiale le proprie aspirazioni.
Occorre, in altre parole, “distinguersi” e guadagnare — come si suole dire — i galloni sul campo.
Gli americani, in ottanta anni di presenza in Europa, hanno già elaborato la classifica di chi è in grado di garantire i loro interessi e di propiziare il raggiungimento dei loro obiettivi.
I criteri con cui scelgono i loro interlocutori risultano a volte incomprensibili dal nostro punto di vista, ma alla lunga si rivelano corretti.
Nei giorni scorsi abbiamo commemorato il nostro illustre concittadino Giacomo Molle, il quale ricevette il 4 giugno 1944, appena liberata Roma, una visita in incognito del generale Clark, latore di un messaggio del Presidente Roosevelt.
Chi aveva segnalato questo professore universitario, vissuto fino allora nell’ombra a causa del suo antifascismo?
Dovendosi ricostruire lo Stato su nuove basi, occorrevano gli uomini adatti.
Tempo fa siamo stati invitati a pranzo da un comune amico con il “capo stazione” della CIA.
Noi non nutriamo assolutamente nessuna ambizione, ma ci ha incuriosito il fatto che costui trascurasse tanto i “bassotti” quanto i loro cortigiani ex comunisti.
La guerra è una cosa molto brutta, ma offre l’occasione per cambiare la classe dirigente.
Quella che abbiamo attualmente non risulta all’altezza del compito.