Legalità, Autorità e Democrazia | Analisi Civica sul Governo del Territorio
La visita che abbiamo reso al nuovo Comando della Polizia Municipale ci ha permesso di ripetere l’esperienza vissuta per tanti anni nel nostro Paese di adozione,
dove, essendo i cittadini sottomessi a una dittatura, per giunta ideologica, non vi era nulla di più frustrante del rapporto con qualsiasi organo dell’Amministrazione Pubblica.

I cui dirigenti rifiutavano sistematicamente non solo e non tanto di assumere una qualsivoglia responsabilità, ma addirittura di fare uso ciascuno del proprio potere,
anche quando il suo esercizio risultava rigorosamente racchiuso entro i limiti della rispettiva discrezionalità.

L’unica attività consentita di fatto – e non foriera di possibili sanzioni per avere contravvenuto alla volontà del Capo – era quella realizzata in esecuzione di un suo ordine diretto, personale ed esplicito.
In tal caso, si poteva stare certi di avere acquisito una benemerenza, tanto maggiore quanto più gravemente si era agito in contrasto con le norme di legge.

L’unica regola effettiva era costituita, per l’appunto, dalla volizione di chi era investito di un potere assoluto.

L’edificio che ospita il Comando presenta tutte le caratteristiche di quei moderni falansteri che sono i cosiddetti “stipendifici”,
ove il numero degli occupanti risulta inversamente proporzionale al lavoro effettivamente svolto.

Il macchinario così costituito non produce atti amministrativi, se non quelli cosiddetti “dovuti”, la cui emanazione non comporta, cioè, alcuna discrezionalità.

L’atmosfera è dunque di tipo “staliniano”, essendo palpabile il timore della reciproca delazione,
riferita a ogni comportamento di cui si possa presumere la devianza,
non già in quanto contrario alla norma, bensì in quanto risultante in contraddizione con la famosa “Linea”.

La quale, nelle dittature ideologiche, viene stabilita dal Partito, che costituisce un “Quarto Potere” non solo aggiunto ai tre delineati da Montesquieu per il moderno Stato di diritto, bensì ad essi espressamente sovraordinato.

Per cui non costituisce né un’esimente né un’attenuante l’essersi attenuti scrupolosamente alla legge,
in quanto la “Linea” prevale su di essa, ed è il Partito l’organo incaricato della cassazione di ogni atto che risulti illegittimo in base a tale valutazione.

La situazione, nelle dittature non ideologiche, instaurate anzi de facto, risulta – se possibile – ancora peggiore.

Il funzionario di un regime dichiaratamente totalitario che sia capace di interpretare correttamente la “Linea” e che ad essa si conformi scrupolosamente può stare certo di essere ben visto e può, con giusta ragione, aspirare a una promozione.

Stalin era insonne e telefonava nel cuore della notte ai propri subordinati, con una particolare predilezione per quelli preposti ai cosiddetti “Kombinat”, cioè alla produzione,
i quali, per rispondergli prontamente, non andavano a dormire.

Arrivata la comunicazione telefonica degli ordini, essi venivano prontamente eseguiti.
L’essere, viceversa, convocati al Cremlino era segno di un quasi certo rimprovero, cui seguiva spesso la fucilazione.

Chi non doveva muoversi dal proprio posto – spesso situato in remote province dell’Impero – poteva invece sperare di essere ancora nelle grazie del dittatore.
L’essere ricevuti da un gerarca significava invece che si era designati per eseguire una disposizione proveniente dall’alto, seguendo la cosiddetta “scala gerarchica”.

A noi è capitato un fatto singolare: siamo stati convocati dal Comandante della Polizia Municipale per evidenziargli l’esistenza di un problema di sua competenza.
Una volta udita la nostra esposizione, egli avrebbe preso le proprie eventuali decisioni.
Né, peraltro, era nostra intenzione domandare quali esse fossero.

Il fatto stesso di udirci avrebbe però comportato, di per sé, l’uso di un potere discrezionale, sia pure quello detto di “ascolto”,
che non vincola, per sua natura, ad adottare alcun provvedimento.

Il Comandante – di cui i maligni insinuano abbia animato una “fronda” nei riguardi del Capo, all’origine di una discrepanza rivelata, non sappiamo con quale fondamento, dai mezzi di comunicazione locali –
si è evidentemente pentito di avere fatto uso del proprio potere discrezionale e ci ha fatto ricevere da una funzionaria che non si è presentata né con il nome né con la qualifica.

Anche questo fa parte del tipico repertorio delle dittature,
il potere essendo spesso invisibile.

Gaspar Rodríguez Francia, “caudillo” del Paraguay, obbligava i sudditi a voltargli le spalle quando camminava per la strada.
Il “Basotto” fece a suo tempo interdire la circolazione degli autoveicoli sulla strada per Costa d’Oneglia.

Nessuno poteva così affermare – avendolo veduto transitare – che il Sindaco l’avesse effettivamente percorsa,
l’interruzione del traffico potendo essere attribuita ai motivi più diversi.

A questo punto, però, un cittadino cui veniva interdetto il ritorno a casa dopo una giornata di lavoro, esasperato, avendolo riconosciuto, aggredì il Primo Cittadino.
Poiché però proprio tale comportamento violento aveva rivelato la sua presenza, il reprobo venne ufficialmente perdonato.

Nel nostro Paese di adozione, il dittatore Somoza, recatosi a visitare dei malcapitati afflitti da un disastro naturale, venne investito di improperi da uno di costoro che lamentava il ritardo dei soccorsi.
L’episodio venne immortalato dalla televisione, per cui Somoza – anziché ordinare l’arresto del protestatario – lo abbracciò in segno di conforto.
Poco dopo, però, lo fece sparire.

La Presidente costituzionale, essendosi ripetuta la stessa situazione per iniziativa di una povera contadina vittima di un’eruzione vulcanica,
si fece riprendere mentre altercava con costei in perfetto stile popolano, come se si fosse trattato di due pescivendole o di due lavandaie, e la mandò platealmente “a quel Paese”.

L’episodio non ebbe però ulteriori conseguenze, dimostrando la differenza tra la dittatura e la democrazia:
l’una è in apparenza paternalista ma in sostanza spietata, l’altra permette di dissentire anche nel modo più plateale.

Data tale distinzione, non vorremmo trovarci nei panni dell’automobilista di Costa d’Oneglia.

Veniamo comunque al merito del nostro colloquio, avvenuto in modo surreale, con l’interlocutrice che smanettava continuamente sul “computer”, senza nemmeno fare finta di ascoltarci.

L’oggetto della conversazione – reso tragicamente attuale dai fatti della Spezia e di Milano, che testimoniano l’esistenza nelle nostre città di zone sottratte completamente al controllo dell’Autorità e dominate da soggetti religiosi costituiti quali altrettanti “Stati nello Stato” –
era costituito dall’evidente estensione di tale fenomeno dapprima a Porto Maurizio e ora a Oneglia.

Poiché però il Sindaco non soltanto ha deciso di ignorarlo, ma si atteggia come se osservasse quello che in termini giuridici si definisce “dovere di astensione”,
la funzionaria, mostrando evidente imbarazzo per la nostra esposizione, ha rimesso la questione alla Questura e ai Carabinieri.

Senza considerare che lo strumento attraverso il quale si sta instaurando de facto un’autorità illegale è costituito dal controllo del mercato ambulante,
e che l’esercizio della Polizia annonaria è di competenza del Comune.

Per cui non riteniamo di avere posto il problema in una sede incompetente.

Quanto ai Carabinieri, sono stati da noi aditi mediante una tempestiva e dettagliata segnalazione,
e non possiamo naturalmente conoscere le loro eventuali attuazioni al riguardo.

Se dunque il Comandante temeva che venisse malinteso l’uso discrezionale del suo potere di “ascolto”,
la funzionaria cui siamo stati indirizzati ritiene viceversa che qualsiasi determinazione della Polizia Municipale possa risultare in contrasto con l’orientamento del Sindaco,
tanto più che tale orientamento non è mai stato espresso in alcun suo atto.

C’è ancora chi ritiene le dittature più efficienti delle democrazie, in quanto capaci di decidere in tempi più brevi,
potendo agire senza le pastoie costituite dalla pluralità dei poteri e, soprattutto, dall’esistenza del potere detto “di controllo” o “di garanzia”.

Di cui, peraltro, il nostro Sindaco pare non preoccuparsi eccessivamente.

I cortigiani, da parte loro, reputano sconveniente il fatto stesso di rivelare l’esistenza di un problema e dunque neanche lo segnalano al Capo.

Questa è la situazione che stiamo vivendo a Imperia,
che risulta ottimale per gli islamisti.

Il vecchio “Partito Trasversale” si fondava su un accordo tra l’Opposizione e una parte della Maggioranza,
cementato dalla gestione in comune di alcuni affari, finalizzati – dietro l’apparenza del commercio di selvaggina – all’esportazione illegale di capitali,
realizzata mediante fatturazioni “gonfiate”.

Gli islamisti, prima che fosse loro tolto il controllo di Gaza, erano in grado di gestire anch’essi l’esportazione di capitali,
destinati ufficialmente a soccorrere la popolazione civile.

La contropartita era costituita dall’ampliamento della loro sfera di influenza su un settore economico – il commercio e la ristorazione –
e soprattutto dal controllo territoriale.

Può naturalmente convenire all’Autorità municipale chiudere entrambi gli occhi su tale situazione.
Poi, però, succede che uno “studente” uccida in classe un compagno “infedele”,
e che uno spacciatore minacci la Polizia, finendo – per ora – l’uno in carcere e l’altro al cimitero.

Questo è il prezzo che si paga per non voler esercitare l’Autorità,
in quanto il suo uso turberebbe la quiete di quel “Villaggio Potëmkin” in cui si vuole trasformare Imperia.

I “villaggi” fatti costruire dall’amante di Caterina la Grande erano però disabitati,
mentre nella nostra città c’è ancora chi deve vivere e lavorare.

Il Sindaco farebbe dunque bene a difendere – per quanto può – i cittadini dalle prepotenze,
e non a dispiegare il proprio potere in funzione della mera apparenza.

Altrimenti i cittadini finiranno per farsi giustizia con le proprie mani,
il che non è bene e ci porta tutti nell’inferno del conflitto tra etnie e religioni.

Il Generale Vannacci scende in campo proprio per approfittare di questa situazione,
facendo credere che l’anarchia si contrasti con il razzismo.

Il rimedio – se anche potesse applicarsi – risulterebbe però peggiore del male,
ma è difficile spiegarlo a chi deve sopportare quotidianamente le vessazioni di una delinquenza sedicente “religiosa”.

Quante prepotenze aveva commesso l’assassino della Spezia prima di considerarsi autorizzato a uccidere?

L’arresto di Hanoun offre un’ultima, insperata occasione.

Il referente straniero del nuovo “Partito Trasversale” è stato, per il momento, neutralizzato
e non può più – per fortuna – offrire alcun servigio.

Ripetiamo ancora una volta che l’azione della Polizia nel contrasto all’estremismo religioso
ha eliminato – quale che sia l’esito del processo penale – una fonte di contagio.

È come se certi agenti dei Servizi Segreti di Tito fossero stati arrestati per spionaggio
prima che il “Partito della Selvaggina” potesse mettere radici.

La funzionaria che ci ha ricevuto, a quei tempi, non era ancora nata.
Noi sì, e ne abbiamo vissuto le conseguenze.

È dunque venuto il momento di ripristinare l’Autorità dello Stato,
in conformità, naturalmente, con la legge.

Che però vale anche per i soggetti da noi segnalati alla Polizia Municipale.

Costoro non devono sentirsi protetti da alcuna immunità.

Nel frattempo, la Polizia Municipale deve tenere conto del fatto che il Sindaco si pronuncia pubblicamente contro il diritto all’esistenza dello Stato di Israele.

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Mario Castellano  29/01/2026
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