Critica alla Sinistra italiana tra Guerra Fredda, autodeterminazione e attualità politica
Abbiamo ascoltato su “Radio Radicale” il sedicente intellettuale romanesco “Uolter” Veltroni, a suo tempo respinto da una delle figlie di Eugenio Scalfari e dedito – finita ingloriosamente la sua carriera politica – a scrivere libri destinati a essere regalati, non trovando acquirenti.

L’uomo inveiva contro Trump, usando gli stessi toni impiegati a suo tempo da certa “Sinistra” trasteverina contro Reagan e contro Giovanni Paolo II.

“Errare humanum, perseverare diabolicum”.

Il Presidente e il Papa appartenevano indubbiamente – per quanto tali classificazioni possano ancora valere – allo schieramento opposto, ma sapevano interpretare meglio dei funzionari delle Botteghe Oscure lo spirito del tempo, intuendo e assecondando la volontà, espressa da tanti popoli sottomessi alla dittatura e al dominio straniero, di riprendere in mano il proprio destino.

C’era stato indubbiamente un tempo in cui l’Unione Sovietica aveva offerto una sponda alla causa della decolonizzazione. Secondo Veltroni & Compagni, però, gli Algerini avevano il diritto di rendersi indipendenti dai Francesi, mentre gli Usbechi non avevano il diritto di rendersi indipendenti dai Russi.

Secondo la “Sinistra” imperiese, gli Sloveni non avevano a loro volta il diritto di rendersi indipendenti dai Serbi. Qui, però, influivano motivazioni di ordine commerciale.

Quanto fecero Reagan e Giovanni Paolo II fu dunque semplicemente applicare la dialettica. I nostri “marxisti immaginari” – come giustamente li definì la moglie di Ronchey – dimostrarono invece di ignorarla e subirono la conseguente sanzione della Storia.

Veltroni dice di essere un intellettuale di formazione americana avendo visto i film di Hollywood. Sul gradino inferiore ci sono coloro che si reputano tali perché hanno letto i fumetti di Topolino, prodotti dalla “Walt Disney”.

Noi non abbiamo conosciuto personalmente “Uolter” Veltroni, ma abbiamo avuto a che fare con i suoi più stretti collaboratori, riuniti nel “Movimento Liberazione e Sviluppo”, riverniciato come “Movimondo” dopo la caduta del Muro di Berlino.

I vari Dario Conato, Claudio Bernabucci, Marcella Marchioni Serangeli e Filipp Beltrami – l’unico settentrionale, gli altri essendo tutti comunisti all’amatriciana – venivano reclutati tra gli staliniani più ottusi e settari, al punto da collaborare con la polizia politica del Nicaragua. Il che – applicando la proprietà transitiva – significava lavorare per la “Seguridad del Estado” cubana e per la “Staatssicherheit” della Germania Orientale.

Non stupisce che simili personaggi abbiano stentato a trovare un “ubi consistam” dopo la caduta del Muro. Veltroni, da parte sua, si dedica a “fa’ l’americano”, come cantava Renato Carosone. Il che significa, più volgarmente, “fare lo scemo per non pagare il dazio”.

Ora Trump ha abbattuto la dittatura di Maduro, unico Presidente dell’America Latina non eletto regolarmente, e si accinge a provocare la caduta del regime cubano. Quello del Venezuela era quanto di più anacronistico si potesse immaginare, avendo adottato il modello comunista quando nel resto del mondo era già stato abbandonato. Il castrismo è, viceversa, ormai un fossile vivente.

Rimane l’Iran, cui si aggrappano i nostri “Democratici” in quanto sopravvive grazie all’identificazione con l’Islam, attualmente in espansione.

La Destra ha saputo però nuovamente cogliere lo “Zeitgeist” meglio della Sinistra, interpretando la volontà dei popoli di affermare la propria identità. È così avvenuto che gli Ucraini riscoprissero la propria e che i Venezuelani tendessero a seguire il processo democratico che aveva trasformato il resto del continente, essendosi la via elettorale verso la “Seconda Indipendenza” rivelata più consona alla loro cultura rispetto a quella insurrezionale del castrismo.

Il regime di Maduro poteva dunque piacere soltanto a Salvatore Izzo.

Speriamo di vivere il giorno in cui la “Sinistra” si liberi finalmente dalla sua dipendenza da modelli estranei alla nostra cultura, riuscendo a farsi interprete dell’identità dell’Italia e, più in generale, dell’Occidente.

In attesa di quel momento, la Destra non avrà alternativa e i “Democratici” continueranno a sfilare dietro gli Hanoun del momento.

Quanto a quelli di Imperia, sono ancora nostalgici dell’importazione della selvaggina, assecondati in ciò dal “Sindaco–Presidente”, che scorge a sua volta in questa opzione la certezza di perpetuare il proprio.

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Mario Castellano  15/02/2026
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