Iran, proteste e limiti dell’Occidente: analisi geopolitica
Due manifestazioni si sono svolte a Roma in solidarietà con il popolo dell’Iran, oppresso dal regime teocratico che ne fa strage.
La prima è stata convocata venerdì sulla scalinata del Campidoglio dalla “Sinistra”, la seconda sabato al Circo Massimo, da dove partirà un corteo della “Destra”, riunita, per l’occasione, dietro i labari del Partito Radicale.
Che vanta lontane origini di “Sinistra”, ma si sta attualmente adoperando affinché la Meloni vinca il referendum sulla riforma della Giustizia. Tale esito permetterebbe ai nipoti di Pannella – che ne hanno ben donde – di vendicarsi sui nipoti di Berlinguer.
Mentre prosegue – sulla pelle dei poveri profughi iraniani, condivisi o spartiti tra le due iniziative – una faida risalente agli ormai remoti anni della cosiddetta “Prima Repubblica”, quanto manca ad entrambe le iniziative sono le “masse”.
I “Professionisti del Corteo”, un tempo dominatori della vita pubblica dell’Urbe, essendo ancora più vecchi di noi (il che è tutto dire), non combattono più per le cause esotiche in cui erano impegnati da giovani, bensì contro i problemi di prostata.
Di conseguenza, per evitare il completo fallimento delle loro iniziative, si scambiano la cortesia consistente nel presenziare gli uni a quelle degli altri, con il risultato di rendere sempre più labile il confine tra la “Destra” e la “Sinistra”.
Come viene messo in evidenza dalla vicenda delle ruberie consumate nell’“Authority” della “Privacy”. Tutti questi anglicismi celano una voracità da morti di fame di provincia, degna dello Stato Pontificio.
I ladri erano stati nominati dalla “Sinistra” – come hanno prontamente rilevato i seguaci della Meloni – ma si erano prontamente adeguati al nuovo andazzo instaurato dalla Signora della Garbatella, per cui la parte opposta ne invoca le dimissioni.
Tale è la coerenza e la moralità di una “Classe Dirigente” che – per rifarsi la verginità – scende in piazza per manifestare in favore del Popolo iraniano.
Se fossimo dei dirigenti in esilio dell’Opposizione – i cui compatrioti dimostrano di credere ancora in qualcosa, dal momento che si fanno ammazzare – non accetteremmo questo tipo di “solidarietà”. Anche se capiamo la situazione di chi, avendo stracciato il proprio passaporto, si trova esposto in un Paese straniero alle vendette dei sicari del Regime, i quali agiscono impunemente anche all’estero.
Per cui ci si deve accontentare di quanto passa il Convento della politica italiana.
Se la Destra, quantomeno, è sempre stata coerente, non avendo mai appoggiato la “Rivoluzione” di Khomeini, la “Sinistra” lo è invece molto meno. Non più tardi di un mese fa, quanto ne rimane si accodava dietro alla bandiera di Hamas, incurante del fatto che questo movimento stermina gli omosessuali.
Ora invece lo stesso comportamento, essendo tenuto dai dirigenti di Teheran, figura tra i motivi della protesta inscenata contro di loro.
Ci sarebbe da rallegrarsi, in quanto per la prima volta a memoria d’uomo la “Sinistra” scende in piazza per biasimare un regime “rivoluzionario” ed esotico, schierato in prima linea contro il cosiddetto “imperialismo americano”. Meglio tardi che mai, ma sarebbe il caso di riconsiderare molte precedenti adesioni alla causa di analoghe dittature, che in tanto vennero espresse in quanto la “Sinistra” aveva rinnegato – pur di farsi propaganda a buon mercato – alcuni principi da cui non avrebbe mai dovuto deflettere.
Il primo dei quali era – e rimane – la laicità dello Stato.
Ora è facile criticare un regime confessionale che si rende odioso per il modo in cui reprime con la forza delle armi una protesta pacifica. Non si è però mai espresso in passato il minimo distinguo rispetto ad altri soggetti caratterizzati da una analoga ispirazione, come per l’appunto – tanto per prendere l’esempio più recente – il Governo instaurato da Hamas a Gaza.
Ovvero nei riguardi di regimi conformati con una ideologia imposta ai cittadini come “ufficiale”. A Cuba, come in tutti i Paesi del cosiddetto “socialismo reale”, il Partito Unico è definito dalla stessa Costituzione come un organo dello Stato, posto per giunta al di sopra di quelli incaricati di esercitare il potere legislativo, esecutivo e giudiziario, i cui atti vengono cassati se il Partito li considera non conformi alla propria ispirazione ideologica.
I dirigenti della “Sinistra” potranno obiettare che essi sostenevano questi regimi nel loro contenzioso con gli Stati Uniti, ma non si proponevano di seguirne il “modello” in Italia. Ciò risulta però assolutamente falso, in quanto in occasione di ogni “manifestazione di solidarietà” si è sempre invocato il “fare come in Russia” o “come a Cuba”, ovvero, da ultimo, molto tempo dopo la caduta del Muro di Berlino, “come a Gaza”.
Hanoun è – come ogni imputato in uno Stato di diritto – in presunzione di innocenza. Tuttavia, anche ammesso che i dirigenti italiani apparsi al suo fianco nelle manifestazioni per Gaza ne ignorassero l’appartenenza politica, il suo Governo, dichiaratamente islamista, non veniva omaggiato soltanto come esempio di “resistenza al sionismo”, bensì anche precisamente per la sua ispirazione ideologica.
La “Sinistra” ha sempre rivendicato – almeno a parole – la piena realizzazione della Costituzione. Noi siamo perfettamente d’accordo con tale obiettivo, ma si dà il caso che la Costituzione qualifichi la Repubblica come uno Stato laico, cioè né confessionale né ideologico.
Ora, di fronte agli eccidi di Teheran, si fa finalmente quanto non si fece davanti alle analoghe stragi consumate in molte altre parti del mondo, a cominciare dalla Russia, dove venivano uccise persone colpevoli soltanto di esprimere un’opinione in dissenso dall’ideologia ufficiale.
Crederemo dunque alla sincerità dei dirigenti della “Sinistra” solo quando constateremo che essi non si limitano a cavalcare una protesta al fine di rifarsi – come si suole dire – la verginità, ma parteciperanno attivamente alla difesa dell’Italia dalle mire espansionistiche dei regimi teocratici o comunque totalitari.
Non risulta certamente possibile mandare una “flottiglia” con degli aiuti ai poveri iraniani perseguitati. È viceversa possibile – tanto per fare un esempio – rompere esplicitamente ogni rapporto di collaborazione con soggetti quali la misteriosa “Associazione degli Studenti Palestinesi in Italia”, che sono soltanto l’interfaccia di Hamas e come tali agiscono nel nostro Paese per conto del regime dell’Iran, il quale molto probabilmente si accinge a fare ricorso all’arma del terrorismo, l’unica di cui dispone nella “guerra asimmetrica” che è già iniziata fin dal momento in cui la Teocrazia di Teheran si è sentita accerchiata.
Se si è veramente leali verso lo Stato, viene sempre l’occasione in cui dimostrarlo.
Dottor Vassallo
Presidente del Consiglio Comunale di Imperia
Sua Sede
Egregio Dottor Vassallo,
faccio seguito, dopo molto tempo, alla nostra cordiale conversazione, con la preghiera di consultare gentilmente il modesto scritto che Le accludo, nel quale traggo – “sans vouloir me flatter” – la conclusione che avevo ragione io.
RingraziandoLa per l’attenzione, Le porgo i più distinti ossequi, estensibili al Signor Sindaco, il quale merita anche le più vive congratulazioni.
Suo affezionatissimo
Mario Castellano
Il Partito “Democratico” di Imperia ritorna alla carica con il suo progetto di riforestazione del territorio comunale, che l’Amministrazione Civica ha già respinto.
Di tale fin de non recevoir hanno però evidentemente preso atto solo alcune delle componenti dell’arcipelago di fazioni in perenne contesa tra loro in cui si suddivide questa forza politica, tanto più frazionata quanto meno rappresentativa.
Questa volta non vi è traccia, nell’annuncio della nuova iniziativa, del Corpo Accademico dell’Università di Genova, che nella precedente circostanza era accorso in massa nel Ponente. È viceversa segnalata la presenza di una parte rilevante del gruppo dirigente del “Nazareno”.
Al ritorno a Roma, i suoi rappresentanti potranno dunque informare il Compagno Tramontana, responsabile del “Territorio” (!?), che Imperia si trova in Liguria. L’uomo, evidentemente digiuno di geografia, ci aveva candidamente confidato di non conoscere l’ubicazione della nostra Provincia.
Se il Nipote della Nonna non figura tra gli oratori, appare invece sulla locandina – non diffusa dalle affissioni comunali, ma esibita in stile “francescano” solo nel quadro murale – il nome del suo rivale Ioculano.
L’iniziativa, per il modo in cui viene annunciata, ricorda quelle di alcuni seguaci locali delle filosofie orientali, i quali periodicamente invitano a parlare dei “guru”, dei “sadhu” o dei monaci buddisti, incaricati di diffondere il verbo di qualche “cammino spirituale”, di qualche dieta o di qualche “tecnica del corpo”.
Più in là di questo, i fautori della riforestazione non possono andare. Il motivo di tale prognosi infausta consiste nel fatto che il trait d’union tra i dirigenti “democratici” locali e l’Amministrazione Civica è costituito dal Nipote della Nonna, il quale non si è mai annoverato tra i sostenitori di una antropizzazione del territorio perseguita mediante il sostegno all’agricoltura collinare.
Costui è stato viceversa fautore di una radicale riforestazione, tale da favorire l’ulteriore diffusione della “grossa selvaggina”, che già dilaga fino sul litorale.
Se questi animali hanno il difetto di devastare le colture, di sterminare gli armenti e perfino di attaccare l’uomo – come documentano le cronache locali – presentano viceversa il vantaggio di essere importati dalla Serbia.
Ora però il Nipote della Nonna ha trovato un accordo con la Maggioranza sulla vexata quaestio dei “Granatini”, il che lo colloca tra i fautori di una “terza via”, distinta tanto dalla riforestazione quanto dall’antropizzazione agricola, e che consiste viceversa nella cementificazione.
Certamente meno “ecologica”, ma foriera di vantaggi ben più immediati, lasciando ai Compagni le illusioni utopistiche in cui essi continuano a cullarsi.