Leggendo i commenti di stampa alla sostituzione del Commendator Domenico Giani nella carica di Comandante della Gendarmeria Vaticana, si ricava l’impressione che la vicenda assomigli al trasferimento di un Vigile Urbano troppo zelante nel multare gli automobilisti per sosta vietata.
Abbiamo avuto la fortuna di conoscere il Commendator Giani e di collaborare con lui in una questione molto delicata, su cui tuttora siamo tenuti alla massima discrezione.
Non riteniamo tuttavia di trasgredire a questo obbligo se affermiamo che il Comandante ha operato in tale circostanza con eccellente professionalità, non disgiunta da una assoluta correttezza e cordialità nel tratto umano.
Ciò premesso, non ci associamo ai pettegolezzi di certi colleghi, cui ben si addice il motto latino “Ne sutor ultra crepidam”: analizzando le vicende della Santa Sede, la ricerca – a volte addirittura ossessiva – di veri o presunti dettagli piccanti nuoce alla visione di insieme, che riporta inevitabilmente alle grandi correnti della storia mondiale.
Cerchiamo dunque, facendo uso dei modesti strumenti della nostra cultura, di capire l’autentico significato degli ultimi accadimenti.
È noto a tutti gli studiosi che la Santa Sede non perse la qualifica di soggetto di Diritto Internazionale nel periodo intercorso dal 1870 al 1929.
È ugualmente assodato che tale qualifica prescinde dall’esistenza dello Stato Città del Vaticano: per cui anche nel caso di una rinunzia o di una soppressione della sovranità territoriale simbolica sui famosi 0,44 chilometri quadrati, il Papa continuerebbe ad accreditare i propri rappresentanti diplomatici, a ricevere quelli stranieri ed a godere di tutte le prerogative riservate ad un Capo di Stato.
A Roma, ha sede d’altronde il solo soggetto di Diritto Internazionale del tutto privo di sovranità territoriale, e cioè il Sovrano Militare Ordine di Malta: il Palazzo Magistrale di via Condotti e la Villa di San Giovanni dei Cavalieri sull’Aventino godono unicamente del privilegio della extraterritorialità.
Se il Trattato del 1929, inserito nei Patti Lateranensi, costituì lo stato Città del Vaticano, ciò avvenne perché vi erano dei Paesi che non ammettevano l’esistenza di uno Stato che non esercitasse il proprio potere di imperio su alcun territorio.
Ci furono all’epoca due dispute tra gli specialisti della materia, una precedente la stipula dell’accordo firmato dal Cardinale Gasparri e da Mussolini, l’altra viceversa successiva.
La prima riguardava l’esistenza dello Stato Pontificio, che secondo alcuni sarebbe sopravvissuto precisamente nei Sacri Palazzi, dal momento che i Bersaglieri non li avevano occupati dopo la Breccia di Porta Pia.
Questa “querelle” venne risolta precisamente dalla lettera del Trattato, che chiaramente definisce lo Stato Città del Vaticano come un nuovo soggetto, destinato a sorgere con l’entrata in vigore dei Patti Lateranensi.
L’altra disputa non è stata viceversa ancora risolta, essendo di carattere “politico” (nel senso più ampio del termine), e non di carattere giuridico.
Possiamo riassumerla – inevitabilmente semplificandola – in questi termini: si può considerare lo Stato Città del Vaticano come l’embrione di una futura resurrezione del Potere Temporale?
Non si tratta di una questione paragonabile a quella leggendaria delle “uova del drago”.
Lo prova il fatto che qualche anno fa Monsignor Georg Ganswein, il quale non è soltanto l’ex Segretario del Papa, ma anche un apprezzato studioso del Diritto, che insegna in una Università Pontificia.
L’eminente giurista tedesco redasse un articolo, pubblicato con risalto su “Avvenire”, nel quale – esprimendosi beninteso a titolo strettamente personale – ipotizzava una sorta di sovranità condivisa tra la Santa Sede e lo Stato italiano sulla Città di Roma.
Le materie riguardate da tale nuovo “status” giuridico avrebbero dovuto essere – secondo il nostro illustre Collega – il turismo (fin qui “nulla quaestio”, dato che ormai arrivano a visitare l’Urbe soltanto i cosiddetti “Romei”), ma anche i trasporti e l’urbanistica.
Scrivemmo a Monsignor Ganswein una lettera in cui sommessamente formulavamo due obiezioni alle sue tesi: in primo luogo, la loro realizzazione avrebbe richiesto una revisione – naturalmente concordata – del Trattato; in secondo luogo, lo Stato italiano avrebbe dovuto conseguentemente procedere ad una modifica tanto della Legge Comunale quanto soprattutto della Costituzione per ciò che attiene alla competenza delle Regioni.
Se oggi l’articolo venisse ripubblicato, susciterebbe un coro di consensi, ma Monsignor Ganswein se ne astiene, probabilmente per non essere arruolato di autorità nella fitta schiera dei critici dell’attuale Amministrazione Capitolina.
Che cosa c’entra tutto questo – si domanderanno a questo punto i nostri lettori - con la destituzione del Commendator Giani?
C’entra, perché la sua vicenda ci fa toccare con mano la stessa ragion d’essere dello Stato Città del Vaticano.
Esso risulta infatti troppo piccolo per contare su di un requisito “stantis vel cadentis Rei Publicae” quale è la necessaria lealtà dei suoi cittadini, che non può prescindere dalla necessità di sanzionare quanti trasgrediscono i relativi precetti.
Di qui la necessità o di allargarlo, approfittando in prospettiva della cariocinesi degli Stati Nazionali europei, o di abolirlo.
In tal caso, l’unico fondamento della lealtà degli attuali sudditi nei confronti nei confronti del Papa sarebbe costituito dalla loro fede cattolica.
Che tuttavia – per quanto possa sembrare strano - non costituisce un requisito per ottenere la cittadinanza.
In Vaticano, per esempio, lavora – ignoriamo se sia stata naturalizzata, ma “nihil obstat” dal punto di vista legale – la Professoressa Anna Foa, israelita praticante.
Siamo inoltre al corrente di alcuni casi di atei e agnostici dichiarati.
Se fosse venuta a Roma nostra moglie, aderente alla religione tradizionale degli amerindi, avremmo proposto la sua assunzione presso la Santa Sede.
Il problema non consiste dunque nell’essere o meno battezzati - auspichiamo anzi sinceramente che tutte queste persone continuino a dare il loro prezioso apporto alla Sede Apostolica - quanto piuttosto nell’adesione al progetto proprio del Pontificato: una adesione che può venire da persone di altra fede, o di nessuna fede, mentre si schierano polemicamente nel campo avverso certi soggetti sedicenti cattolici.
Ogni riferimento ai tradizionalisti al servizio Steve Bannon non è puramente casuale.
Di fronte alla loro slealtà, anche quando si estrinseca nel commettere dei reati, la Santa Sede è sostanzialmente impotente: la musulmana Chaouqui – altro esempio dell’ecumenismo vaticano – si fece mettere incinta per non finire nelle segrete della Gendarmeria, ove era stato ristretto in precedenza il famoso “Paolone”.
La precauzione risultò inutile, dato che la funzionaria infedele non sarebbe stata comunque arrestata.
Nel più tollerante degli Stati di Diritto, costei sarebbe ancora nelle patrie galere.
Nei Paesi islamici, non sarebbe sfuggita alla pena capitale.
Arriviamo dunque alla conclusione: o il Vaticano evolve - sia pure “mutatis mutandis” - verso le dimensioni dello Stato Pontificio, oppure conviene abolirlo.
Altrimenti, i Servizi di Sicurezza finiscono per essere messi sotto accusa solo perché adempiono ai compiti di istituto.
Thursday, October 17, 2019