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Due piazze si sono confrontate nello stesso giorno in Europa: quella di Roma, riunita intorno a Salvini, e quella di Barcellona.
Se le dimensioni numeriche di questi eventi risultano incomparabili, il loro significato ci riporta alla tradizionale distinzione filosofica tra l'evento, osservato a San Giovanni, ed il fatto, consumato nella “calle Layetana”.
Nel primo caso, Salvini ha celebrato la conclusione di una fase della sua vita politica.
Anche nel 1922, nel corso dello stesso mese di ottobre, Mussolini fece compiere dai suoi seguaci la “Marcia su Roma”, seguendoli soltanto a cose fatte su di un vagone letto del treno in partenza da Milano: dubitando del buon esito dell'imprese, il “Duce” si era tenuto a breve distanza dal confine svizzero.
Pur non partecipando direttamente agli avvenimenti, Mussolini consacrò in quella circostanza la conquista dell'egemonia sull'insieme della società italiana: le cui componenti - 
  “bon gré mal gré – avevano ormai conferito al fascismo la rappresentanza dei propri interessi.
Salvini non può considerare oggi acquisito lo stesso risultato.
Il “Capitano” può tuttavia constatare come – di fronte alla manifesta incapacità dei Partiti della maggioranza di redigere il Bilancio di previsione, dimostrando che non posseggono una qualsiasi idea del futuro del Paese – egli sia pur sempre in grado di raccogliere un consenso maggioritario.
Se i Democratici, i Pentastellati, i Renziani e i “Liberi ed Eguali” litigano su tutto, gli elettori della Destra sono però uniti soltanto da un sentimento comune: la paura, che Salvini è costretto ad alimentare continuamente, riuscendo tuttavia molto bene in questo compito.
È chiaro che sulla paura non si costruisce nessun progetto, nessuna idea del futuro, ma tanto basta per mettere da parte – sia pure senza cancellarle – le divergenze di interessi che certamente permangono.
Ci sono dei momenti, nella storia di ogni Nazione, in cui si impone la “Union Sacrée”, ma essi coincidono con dei frangenti storici in cui il pericolo da affrontare solidalmente risulta reale.
In seguito, si ritorna alla normale dialettica tra le diverse istanze ed i diversi interessi, ma l'aver superato la prova costituisce un fondamento per la convivenza, una base su cui costruire l'avvenire comune.
La disciplina collettiva che Salvini intenta di imporre agli Italiani è basata viceversa su di un inganno: i migranti che tentano di attraversare il Mediterraneo non sono gli Austriaci, ed il Canale di Sicilia non può essere paragonato alla linea del Piave.
Il fatto che il “Capitano” possa ottenere la maggioranza, ma non sia in grado di conquistare l'egemonia è dimostrato dall'aspetto cromatico della manifestazione di Roma: più che dalle bandiere nazionali, la piazza era punteggiata dai vessilli regionali.
Lo straniero che avesse voluto conoscere la storia d'Italia, e nel contempo capire il suo attuale momento storico, avrebbe imparato molto dalla presenza contestuale dei vessilli di Venezia e di Genova, della Sicilia e della Sardegna.
Mancava, soltanto, per via dell'assenza del Professor Demattei, l'insegna dello Stato Pontificio.
Questa presenza di simboli tanto disparati finiva tuttavia per essere soltanto folclore, e per giunta triste folclore.
Sembrava di assistere a quegli spettacoli offerti a beneficio delle delegazioni straniere dal regime sovietico, in cui si esibivano coristi e ballerini delle Repubbliche baltiche, caucasiche ed asiatiche, unite nel compito di magnificare una ideologia comune.
Alla Roma di oggi, come alla Mosca di un tempo, si addice il proverbio per cui “le tribù vinte cantano e ballano”.
Quanto veniva negato allora, e viene negato oggi, era l'aspirazione dei diversi soggetti ad esprimere liberamente la propria identità.
Il fatto che la coartazione avesse luogo un tempo nel nome dell'ideologia, ed oggi nel nome della paura, fa sì che l'unità di facciata abbia un respiro ancora più corto.
Gli sbandieratori esibitisi a San Giovanni in onore di Salvini non tarderanno ad accorgersi di come il centralismo e l'autoritarismo del “Capitano” vadano soprattutto a scapito della loro aspirazione all'autonomia, per non parlare dell'indipendenza.
Salvini dialoga con la folla al modo del “Duce”, blandisce ed adula la gente: ieri si faceva credere agli Italiani di essere un “popolo di eroi”, oggi si dice loro che sono belli.
L'unica proposta programmatica concreta è – non a caso – la reintroduzione del servizio militare.
Escluso che le reclute possano fermare l'invasione schierandosi sul Canale di Sicilia, la misura servirà soltanto per accrescere il controllo sociale sulle idee e sulle tendenze delle persone.
Con questo, si rafforzerà lo strumento principale del potere di Salvini, che – come rileva giustamente Ilvo Diamanti su “La Repubblica” di oggi – consiste nel controllo del territorio.
La Lega, pur non essendo maggioritaria nel Paese, possiede una propria struttura, di cui gli altri Partiti – divenuti “liquidi”, come dice sempre Diamanti – non sono in viceversa grado di dotarsi.
Se dunque non c'è l'egemonia, esiste tuttavia la capacità di imporre su chi dissente la propria autorità ed il proprio controllo.
La crisi economica, disgregando il tessuto sociale, tende a sua volta ad isolare il dissenso, a renderlo sporadico e dunque più facile da individuare e da reprimere.
Se dunque la piazza di Roma costituisce un evento, perché dimostra che Salvini è l'unico in grado di incarnare un governo autoritario, quella di Barcellona esprime viceversa un fatto, il primo sintomo di una tendenza contraria che comincia a manifestarsi in Europa.
Barcellona è la più grande Città non capitale d'Europa.
Esprimendo – come tutte le metropoli dell'Occidente – una realtà multiculturale, da un lato elegge una Amministrazione di Sinistra – come avviene a Berlino, Parigi, Londra, Vienna e Milano - ma si dimostra per lo stesso motivo tiepida verso una aspirazione indipendentista basata sulla specifica identità catalana.
Il Sindaco Ada Colau non è separatista, pur dissociandosi apertamente dalla repressione che ha colpito i dirigenti della Generalità.
L'orientamento progressista dell'Amministrazione si esprime soprattutto nell'originalità delle forme di lotta proprie delle vertenze sociali: le occupazioni di case sfitte da parte degli sfrattati sono promosse – caso unico non solo nell'ambito dello Stato spagnolo, ma anche in quello dell'Europa Occidentale - dallo stesso Comune.
Ciò ha dato luogo al proliferare di nuovi movimenti giovanili spontanei, che dapprima si sono affiancati a quelli indipendentisti, e poi hanno finito per assumere la guida delle proteste di piazza, inserendo la rivendicazione nazionalista come uno degli elementi costitutivi della loro piattaforma di lotta: senza tuttavia abbandonare le rivendicazioni sociali su cui si erano costituiti.
L'identitarismo regionale, la rivendicazione del risorgimento delle “Piccole Patrie” negate e represse nel processo di costituzione degli Stati nazionali, che in certi casi era stato egemonizzato dalla Destra, mentre in altre situazioni si manteneva alieno dai conflitti sociali, prescindendo dalla tradizionale dicotomia tra progressismo e conservazione, si sposta ora decisamente a Sinistra, si salda con i contenziosi sociali e diviene nuovamente la bandiera dei rivoluzionari.
Marx aveva dedicato il suo Manifesto – non lo si dimentichi – ai “lavoratori di tutti i Paesi”, ma anche ai “popoli oppressi”.
Il rinnovato protagonismo di quest'ultimo soggetto storico restituisce alla causa rivoluzionaria quella spinta che era venuta meno con la fine della classe operaia.
Al suo posto, ci sono masse di giovani sradicati, che ritrovano nella loro identità nazionale una ulteriore motivazione per rivoltarsi.
C'è un uomo il cui insegnamento, basato sulla difesa della dignità tanto individuale quanto collettiva, ha reso possibile questa grande novità: Jorge Mario Bergoglio.
Il tempo trascorso tra l'inizio del suo Pontificato ed il sorgere di queste nuove espressioni della politica è più o meno lo stesso che era passato tra l'elezione di Giovanni XXIII ed il Sessantotto.
Allora, fu soprattutto la cultura politica obsoleta e sclerotica della Sinistra ad impedire l'affermazione delle nuove idee, maturate in ambito religioso.

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Mario Castellano 21/10/2019
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