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Alcide De Gasperi si oppose alla cosiddetta “Operazione Sturzo”, facendola fallire.
Gli eventi delle ultime ore hanno un precedente nella storia repubblicana dell’Italia.
Alcide De Gasperi si oppose alla cosiddetta “Operazione Sturzo”, facendola fallire.
Alcuni malintenzionati, spalleggiati da un settore della Curia, che usava come megafono il giornale cattolico tradizionalista “Il Quotidiano”, dedito ad attaccare “da destra” i Governi centristi degli Anni Cinquanta, avevano approfittato della senescenza del Sacerdote Fondatore del Partito Popolare per estorcergli un avallo all’alleanza tra la Democrazia Cristiana ed i neofascisti in occasione delle elezioni amministrative di Roma.
De Gasperi si oppose, e il suo Partito vinse ugualmente, dimostrando che l’alleanza con l’estrema Destra non era soltanto sconveniente, ma anche inutile.
L’operazione riuscì molti anni dopo a Berlusconi quando il “Cavaliere” appoggiò la candidatura di Fini a Sindaco della Capitale: anche in questo caso senza successo.
Per ripicca, Pacelli rifiutò una udienza al Presidente del Consiglio: non già, si badi, di carattere privato, bensì in veste ufficiale.
A questo punto, De Gasperi perse la pazienza, forse per l’unica volta nella sua vita, e protestò per l’affronto subito dalla Repubblica.
Questo, probabilmente, è il vero motivo per cui un settore della Curia si è opposto alla sua Beatificazione.
Ora tocca a Mattarella, che è forse il più degasperiano dei superstiti dirigenti della Democrazia Cristiana, polemizzare non già con il Vaticano, ma con un soggetto che ancora si arroga – dopo essere stato spogliato di ogni incarico rappresentativo - il diritto di parlare a nome della Santa Sede, cioè il Cardinale Ruini.
Il quale, non pago di avere propiziato le fortune di Berlusconi, ripete l’operazione patrocinando Salvini: “Errare humanum, perseverare diabolicum”.
Un ultimo ostacolo si frappone – o meglio si frapponeva fino a pochi giorni or sono – sulla via del potere che il “Capitano” sta percorrendo trionfalmente: la sopravvivenza di una espressione politica – per quanto debole e screditata – dei “Cattolici Democratici”.
A spianare la strada a Salvini provvede il Porporato di Carpi, evidentemente immemore del sacrificio del suo concittadino Ciro Menotti, fedele cattolico e Martire dell’Unità nazionale.
Ruini, per dare un’ultima spallata alle già declinanti fortune del Cattolicesimo democratico, si fa intervistare addirittura dal “Corriere della Sera” per proclamare che “il cattolicesimo democratico, il cattolicesimo politico di sinistra, in Italia ha sempre meno rilevanza”.
Ne consegue che il dialogo con Salvini risulta “doveroso”: non già malgrado il confessionalismo esibito dal “Capitano”, bensì proprio a causa di tale suo atteggiamento.
Si ripete specularmente quanto era avvenuto negli Anni Venti, quando il Vaticano scaricò i Popolari di Don Sturzo, rei di avere violato il “Non Expedit”, e scelse di intraprendere la via dei Patti Lateranensi, arrivando a sancire nel primo articolo del Concordato che la Religione Cattolica è la “Religione Ufficiale dello Stato”.
Inutile aggiungere che il “partener” di allora fu l’ateo dichiarato Mussolini, e quello di oggi è il pagano altrettanto dichiarato Salvini.
Per i credenti, che sono anche coerenti con il precetto religioso nella loro vita privata, è aperta la via dell’esilio, allora in Inghilterra per Don Sturzo e in Vaticano per De Gasperi, oggi Dio sa dove.
A questo punto, non abbiamo nessuna remora a denunziare la disonestà intellettuale esibita dal Cardinale Ruini.
Come dice Padre Cristoforo a Don Rodrigo nei Promessi Sposi: “Avete passato il segno, e non vi temo più”.
Il “cattolicesimo democratico” non costituisce affatto un sinonimo di “cattolicesimo di sinistra”, anche se a titolo personale rivendichiamo con orgoglio l’appartenenza tanto all’uno come all’altro.
De Gasperi era un cattolico democratico, ma non era un cattolico di sinistra.
Ruini coglie però l’occasione dell’ascesa di Salvini – così come Ratti approfittò del successo di Mussolini – per regolare i conti con entrambi.
Al Cardinale non basta constatare la fine anche del più blando riformismo, seppellito con quanto rimane del Partito Democratico: l’ex Presidente dei Vescovi fa di ogni erba un fascio, e dichiara finita l’esperienza di chi ha voluto partecipare alla vita pubblica della Repubblica accettando il principio della laicità dello Stato.
La vittoria di Salvini, che Ruini auspica e dà per scontata, deve significare – nei disegni di entrambi – l’edificazione di uno Stato confessionale.
Del quale i Cattolici liberali – e non soltanto i Cattolici di Sinistra – sono le vittime designate.
Ci domandiamo a questo punto se abbia ancora un senso la difesa dell’Unità della Chiesa.
Per uscire dal fascismo, fu necessario un bagno di sangue, ma la Repubblica accettò – nel nome della concordia tra gli Italiani - i Patti Lateranensi, che inserì addirittura nella sua Costituzione.
Ciò avvenne – non lo si dimentichi - malgrado l’evidente contraddizione tra il principio della laicità dello Stato e l’enunciazione confessionale contenuta nel Concordato.
Ora c’è un settore della Chiesa Cattolica vuole barattare la primogenitura conferitale dalla fede della maggioranza degli Italiani con il piatto di lenticchie di qualche privilegio promesso da Salvini a quanti tra i Vescovi sono disposti a farsi suoi galoppini.
Mattarella ha già risposto a Ruini auspicando che “la fede sia vissuta in modo laico” e che “insieme si cerchi il bene comune”.
A Bergoglio, italiano diasporico formato nello spirito laico di Bolivar, spetta l’ultima parola.
Senza però dimenticare che la Chiesa in tanto si può salvare in quanto non si associa alla pretesa di dividere ancora una volta i Cattolici, e con essi l’intero popolo italiano.

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Mario Castellano 07/11/2019
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