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Le cronache da tutto il mondo registrano in queste settimane l’intensificazione di un fenomeno verificatosi già da qualche anno a questa parte: quello delle rivolte giovanili di piazza contro i Governi dei vari Paesi.
Le cronache da tutto il mondo registrano in queste settimane l’intensificazione di un fenomeno verificatosi già da qualche anno a questa parte: quello delle rivolte giovanili di piazza contro i Governi dei vari Paesi.
Queste insurrezioni, per lo più multicolori, legalitarie e pacifiche, prendono di mira preferibilmente tanto le dittature dichiarate quanto le cosiddette “democrature”, ispirandosi a volte alla rivendicazione di una effettiva democrazia, altre volte ad una causa identitaria: quest’ultimo è il caso della Catalogna e di Hong Kong, due realtà molto diverse e remote, ma tuttavia indotte a stipulare tra loro un inedito gemellaggio.
Il fatto che anche l’Italia si sia aggiunta ai luoghi teatro di questo fenomeno dovrebbe preoccupare – per motivi diversi ma coincidenti - tanto Salvini quanto Zingaretti.
Nessuno dei due, però, sembra particolarmente preoccupato.
Il fenomeno, a ben guardare, si produce quando per l’uno è troppo presto, e per l’altro è troppo tardi.
Il “Capitano” si avvantaggia del fatto di non essere ancora al Governo, per cui può presentare il movimento detto prosaicamente delle “Sardine” come l’ennesimo epifenomeno della opposizione espressa dalle piazze di Sinistra contro la sua ascesa.
Una ascesa che egli, naturalmente, considera irreversibile.
Su questo punto, cioè sulla possibilità concreta di fermarlo, ci soffermeremo più avanti.
Risulta più importante ed attuale valutare la posizione del “leader” dei Democratici: al quale ben si attaglia il motto latino “Deus quos perdere vult dementat” (in altre versioni si dice “stultat”).
Il fratello dell’attore si rallegra – dimostrando ancora una volta, se ancora ve ne fosse stato bisogno, di essere un beota - perché la protesta si rivolge contro il suo rivale.
Il Segretario, chiuso nel “bunker” del Nazareno come Hitler in quello della Cancelleria, interpreta il fenomeno come l’inizio di una inversione di tendenza, o come una incipiente perdita del consenso di Salvini, destinato invece purtroppo ad accrescersi fino a quando gli Italiani lo avranno provato.
Il problema è che dopo sarà troppo tardi per liberarsene, essendo ormai trascorsa l’ora fatidica di un nuovo 28 ottobre.
I giovani hanno il dono dell’intuizione, noi anziani abbiamo quello dell’esperienza.
I nostri ragazzi hanno capito molte più cose di quante riescano a spiegarne gli analisti e gli editorialisti, due categorie tra cui modestamente ci annoveriamo.
Il primo dato che risulta da una valutazione della protesta iniziata a Bologna, ormai dilagante in tutto il Paese, è che l’instaurazione del regime leghista viene già data per acquisita.
Ci auguriamo, naturalmente, che i giovani si stiano sbagliando, ma temiamo che così non sia.
Se ancora essi ritenessero possibile invertire la tendenza, non si dedicherebbero certamente a puntellare il Partito Democratico, ma quanto meno si porrebbero con questa forza politica in un rapporto dialettico, benché polemico, cercando di scuoterla e di esortarla a fare ciò di cui si mostra incapace, e cioè una cosa tanto semplice quanto difficile: l’opposizione.
Questo chiedevano i giovani di un’altra generazione, quella del Sessantotto, al Partito Comunista: che invece aspettava soltanto il proprio turno per essere cooptato – e quindi fagocitato, in modo lento ma inesorabile – in un sistema di potere di cui erano già entrati a far parte prima i Partiti Laici e la Sinistra sociale cattolica, poi i Socialisti di Nenni.
Ecco spiegato per quale motivo i dirigenti delle Botteghe Oscure concordarono con la Destra nel dipingere i “contestatori” come dei teppisti.
I teppisti, certamente, ci furono, ma non si poteva assimilare ad essi tutto quanto un movimento che coinvolgeva una intera generazione.
Spettava al Partito Comunista sceverare quanto era realizzabile dalle ingenuità dell’utopia.
Questo, precisamente, è il compito della politica.
Berlinguer, che già di fatto guidava il Partito dietro il paravento offerto dal vecchio e malato Luigi Longo, era invece plagiato da un Rasputin da baraccone quale il Marchese Franco Rodano: il quale aveva fatto credere al suo omologo sardo – di lignaggio recente, il che lo rendeva ancor più influenzabile – che conveniva offrire al Vaticano un supporto per instaurare in Italia un regime confessionale.
Tra l’originale e la copia, si sceglie però sempre l’originale: ancor più quando costa di meno.
Ecco perché il Partito, dopo avere svolto per breve tempo un ruolo subalterno, finì per essere scaricato: senza riuscire ad occupare – a differenza dei Socialisti – neanche un Ministero.
La generazione del Sessantotto andò così perduta: ci fu chi si gettò in una utopia criminale, assumendone tutte le responsabilità sul piano penale come sul piano etico.
Quelle politiche, invece, spettano unicamente a quanti non seppero cogliere i segni dei tempi.
Oggi i giovani sembrano dare per scontato che la partita si concluda a vantaggio di Salvini.
Ripetiamo ancora una volta che speriamo con tutto il cuore si sbaglino.
Che cosa possiamo però aspettarci da un Partito che delega l’intera politica sociale ed industriale – come dimostra l’abbandono al loro destino degli operai di Taranto – ad una forza, quella dei Pentastellati, che ostenta una cultura politica di Destra?
Non mancano, certamente, i segnali positivi: primo tra tutti quello costituito da fatto che le piazze non si riempiono più di persone disposte a farsi abbindolare dalla bassa demagogia di Grillo.
Non possiamo però fare a meno di domandarci che cosa ne sarà di questi ragazzi.
Come molti loro coetanei che altrove nel mondo hanno visto fallire i loro sogni di un futuro di maggiore libertà e giustizia, molti di loro intraprenderanno la via dell’emigrazione, di un esilio, sia pure non dichiarato.
Già da anni, l’Italia soffre l’esodo dei suoi giovani: quelli che hanno dato i migliori risultati negli studi, ma anche quelli che dimostrano maggiore sensibilità sociale, ma soprattutto quelli che risultano scartati nella selezione in negativo causata dalle raccomandazioni, elargite in base all’acquiescenza ad un potere sempre più chiuso e autoritario.
Si potrà obiettare che in qualche caso le cosiddette “Rivoluzioni Colorate” hanno avuto successo.
Questo è avvenuto soltanto laddove hanno trovato uno strumento politico in grado di conquistare il potere.
In Italia, ne dispone soltanto la Destra.
Un’ultima annotazione riguarda il ruolo della religione: gli anni che trascorsero dal Pontificato giovanneo e dal Concilio fino al Sessantotto sono gli stessi passati tra l’elezione di Bergoglio ed il momento attuale.
Questa volta, però, ci auguriamo – per il bene dei nostri giovani – che la nuova generazione resti nell’ambito della meta politica, dell’impegno culturale, sociale e religioso.
Altrimenti, essa dovrà soffrire una repressione ben peggiore di quella che si abbatté su di noi.
Ciò detto, compiremo il nostro dovere, scendendo in piazza con i ragazzi delle “Sardine”, perché non abbiamo il diritto di lasciarli soli: “Jeunesse, nous sommes avec toi!”

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Mario Castellano 20/11/2019
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