Santo Padre,
Il Chiarissimo e stimato Collega Professor Alberto Melloni, nel suo articolo apparso su “La Repubblica” di ieri, giunge ad una sconsolata conclusione, che riassume tacitianamente nel seguente trittico: “Francesco è oggi più afono; Francesco è più vulnerabile; Francesco, infine, - è più solo”.
Se ne desume che Ella, Santo Padre, stenta a far ascoltare la Sua voce, ma soprattutto che viene offerto come facile bersaglio ai Suoi nemici ed ai Suoi detrattori.
L'elenco delle defezioni redatto dal Professor Melloni risulta incompleto: ai nomi di Monsignor Zanchetta, del Dottor Giani e di Monsignor Pedacchio, mi permetto di aggiungere quelli di due cari amici, il Dottor Burke e la Dottoressa Ovejero, costretti a lasciare la Direzione della Sala Stampa Vaticana in modo tanto precipitoso da non lasciare loro neanche il tempo per salutare i collaboratori e per fare i bagagli.
La situazione attuale della Santa Sede ricorda le fughe precipitose degli eserciti in rotta: gli Spagnoli, durante la Guerra di Fiandra, scapparono lasciando nel loro accampamento la zuppa già cucinata.
Questo cibo, divenuto stracotto, divenne – secondo la leggenda – il piatto nazionale olandese.
Ho motivo di temere che qualcuno si sia appropriato “simili modo” di quanto apparteneva al nostro Direttore ed alla nostra Vice Direttrice: colpevoli, come gli altri epurati, non già di avere tradito la Persona del Papa, bensì di essere stati eccessivamente leali nei Suoi confronti.
“Si parva magnis componere licet”, a me è capitata una esperienza simile.
Dopo avere difeso strenuamente - articolo dopo articolo e giorno dopo giorno - ciascuna delle Sue decisioni e ciascuno dei Suoi orientamenti nella guida della Barca di Pietro; dopo essermi scontrato duramente con le torme dei tradizionalisti, che non hanno esitato - come può attestare l'amico Commendator Giani – a scavare nella mia vita privata ed a profferire le più gravi minacce fisiche, il Direttore di “Faro di Roma”, Dottor Salvatore Izzo, mi ha allontanato dalla Santa Sede e dall'Urbe.
In tale circostanza, sono stato deportato in automobile, forse nel timore che intascassi i soldi del biglietto rimanendo “in loco”.
In un primo momento - “promoveatur ut amoveatur” - ero destinato a dirigere una fantasmatica redazione francese, che però è risultata esistere soltanto nelle millanterie del Dottor Paolo Celi: il quale ne aveva annunziato l'uscita “con bombo y platillo” (come si dice dalle nostre parti) convocando nel salone di un grande albergo di Parigi Sua Eccellenza il Nunzio Apostolico e mezzo Governo della “République”.
Ciò avvenne l'11 dicembre del 2017.
Era dal tempo del cosiddetto “Affaire Stavinsky” che le massime Autorità d'Oltralpe non venivano così clamorosamente e collettivamente turlupinate: anche in quel caso, il protagonista fu un avventuriero basato sulla Costa Azzurra.
La mancata uscita di “Le Phare”, che ha illuminato in realtà soltanto la ciarlataneria dei promotori, era dovuta in parte alla incompatibilità tra le loro opinioni politiche e quelle della mia modesta persona.
Dopo che ho smesso la collaborazione con l'edizione italiana, ci si poteva attendere dunque una pioggia di denaro.
Da Nizza non è arrivato invece neanche il becco di un quattrino.
Mi sia permesso esporre la mia personale opinione sui motivi del mancato impegno.
Il Dottor Celi presiede una fantomatica “Associazione per l'Amicizia tra la Francia e l'Italia”, la quale in realtà riunisce l'esiguo settore dei nostri connazionali residenti oltre confine che simpatizzano con la Destra di Salvini.
I Liguri francesi – come posso attestare personalmente - sono sempre fraternamente solidali con i Liguri italiani, ed i nostri connazionali di Francia sono solidali con quelli della Madre Patria nell'avversare il fascismo e la reazione, in tutte le sue forme.
Tale tradizione risale addirittura alla Rivoluzione Francese, cui aderirono i cardatori (detti a Parigi “cordelliers”), originari del Piemonte: lo testimonia l'inno dei Sanculotti, che si intitola non a caso la “Carmagnola”.
Poi ci furono i “rameneurs”, cioè gli spazzacamini – per tradizione biellesi e bergamaschi – che difesero la Comune di Parigi, finendo in gran parte fucilati dai Versiliesi.
Tutto questo avevo ricordato a suo tempo nell'articolo di presentazione dell'edizione francese, puntualmente censurato: inutile spiegare i motivi, che avrebbero dovuto risultarmi chiari fin da quando il responsabile dell'edizione in spagnolo di “Faro di Roma” mi aveva pubblicamente insultato in Sala Stampa – un fatto mai accaduto, neanche tra colleghi di opposto orientamento politico – solo perché mi ero permesso di difendere il Papa.
Desidero chiarire che non sono stato allontanato da Roma in base ad una necessità economica: per altre voci di spesa, infatti, il denaro non manca.
Si è seguito invece, anche nel mio caso, il criterio politico per cui chi è d'accordo col Papa deve andarsene.
Possiamo dunque stupirci per l'allontanamento di chi per la causa della riforma della Chiesa ha fatto molto più di quanto permettessero le mie povere risorse materiali ed intellettuali?
Evidentemente – questa è la conclusione che traggo dall'articolo del Professor Melloni – il settore della Curia a Lei avverso è in grado di epurare chi Le rimane fedele.
L'illustre Collega afferma che si tratta ormai soltanto di sei persone: uomini certamente validi e devoti, ma - come si dice in Toscana – piuttosto “pochini”.
Speriamo che non mandino via anche costoro.
In conclusione, mi permetta di aggiungere che vedo una preoccupante analogia con quanto avviene sull'altra sponda del Tevere, dove i “Democratici” (!?) assecondano le pretese dei “Pentastellati” e dei Leghisti, con la scusa che in caso di dimissioni andrebbe ancora peggio.
Si tratta dello stesso pretesto addotto di chi si rimane in Curia, guardandosi bene però da opporsi ai tradizionalisti.
I quali fanno ormai il bello e il cattivo tempo.
Voglio concludere tuttavia con una nota di ottimismo: quando sono partito, ho sentito un senso di sollievo, ho percepito la fine di una oppressione e di un pericolo.
Come scrisse Don De Luca, citato da Melloni, a Monsignor Montini, “La Roma che tu conosci e dalla quale fosti esiliato non accenna a mutare”.
Con ossequio.
Suo affezionatissimo
Wednesday, December 04, 2019