Il Capitolo dell’Ordine dei Templari del Principato di Monaco si è celebrato solennemente il 7 dicembre scorso presso un albergo di Montecarlo.
Al di là del cerimoniale, in realtà più amicale e “businesslike” che solenne, l’occasione è risultata propizia per una meditazione comune tra tutti i convenuti, provenienti – oltre che dal Piccolo Stato rivierasco – anche dalla Francia, dall’Italia, del mondo germanico, ma soprattutto dalla Russia e dagli altri Paesi dell’Europa Orientale, specialmente quelli di fede ortodossa.
Questo aspetto dell’incontro è forse il più meritevole di attenzione, sia per il suo significato spirituale, sia per quanto attiene alla prospettiva della sempre più stretta e fraterna collaborazione tra le Chiese Sorelle dell’Oriente e dell’Occidente.
Pochi giorni prima, nella ricorrenza della solennità di Sant’Andrea, come è ormai consuetudine a far data dallo storico incontro di Gerusalemme tra il Papa Paolo VI ed il Patriarca di Costantinopoli Atenagora, una delegazione della Santa Sede si è recata nell’antica Capitale dell’Impero Bizantino.
Analogamente, in occasione della festa di San Pietro e Paolo, una delegazione del Patriarcato Ecumenico aveva visitato il Vaticano.
San Pietro e Sant’Andrea, da cui si origina la Successione Apostolica dei Vescovi della Prima e della Seconda Roma, erano fratelli carnali, facenti parte di quel piccolo gruppo di pescatori della Galilea tra cui Gesù scelse i primi Apostoli.
Questa fraternità avrebbe accomunato i due discepoli di Cristo nella predicazione del Vangelo e
quindi nel martirio, e si trasmette, attraverso tutta la storia successiva, alle due Chiese – quella di Oriente e quella di Occidente – da essi fondate.
Se i rapporti tra le rispettive Gerarchie sono ormai consolidati e fruttuosi, l’’incontro celebrato nel Principato di Monaco segna però una svolta nelle relazioni tra i rispettivi laicati.
Abbiamo avuto occasione di conversare a lungo con un illustre rappresentante dei nostri fratelli nella Fede proveniente dalla Russia.
Questo nostro amico può vantare numerosi ed importanti titoli, tanto nella vita civile quanto nella vita religiosa, ma significativamente si è presentato a noi dicendoci semplicemente: “Io sono un credente”.
La base del nostro rapporto è infatti la condivisione del Vangelo di Cristo, da cui deriva l’impegno comune per il bene del prossimo.
Qui radicano i progetti, che abbiamo iniziato ad approfondire, per una specifica collaborazione tra i laici delle due Chiese, dei quali avremo modo di riferire man mano che verranno definiti, approfonditi e realizzati.
Un aspetto, tuttavia, può e deve essere fin d’ora messo in rilievo: quello riguardante il primato della Chiesa Ortodossa della Russia nel proporre tali legami e nell’esserne protagonista per la parte riguardante la Chiesa d’Oriente.
Quando, ancora bambini, andavamo al Catechismo, ci veniva raccontato che il Cristianesimo Orientale è tendenzialmente contemplativo, mentre il Cristianesimo Occidentale propende viceversa per l’azione nel Secolo.
Tuttavia, le vicende storiche hanno sospinto la Chiesa d’Oriente – anzi precisamente la Chiesa Russa – ad assumere un ruolo belligerante.
I Cristiani d’Occidente – non è un caso che l’incontro di Montecarlo sia stato promosso dagli eredi
dei Templari – si ritirarono dalla Terra Santa nel 1291, quando cadde San Giovanni d’Acri, l’ultimo loro ridotto in quei luoghi.
Nel 1453, sarebbe caduta anche Costantinopoli.
Fu così che Mosca divenne la “Terza Roma”: per via, certamente, di una circostanza di ordine strategico ed economico, essendo rimasta quella attraverso la Russia l’unica via di transito aperta per i traffici con l’Estremo Oriente, ma soprattutto in quanto di lì a poco – per iniziativa di Ivan “il Terribile” - la Russia avrebbe assunto la compattezza statuale necessaria per garantire il libero commercio tra l’Est e l’Ovest.
Nella storia più recente – siamo però già nell’Ottocento – questo grande Paese avrebbe assunto la funzione di Potenza Protettrice delle popolazioni cristiane ortodosse dei Balcani, e proprio svolgendo questo ruolo sarebbe divenuta promotrice del loro progressivo affrancamento dall’Impero Ottomano.
Facendo un altro salto nel tempo, arriviamo ai nostri giorni, che vedono la Russia – tornata a rivendicare il suo ruolo religioso nel momento in cui riassume orgogliosamente quello strategico, fondendo in un solo disegno l’una e l’altra funzione – sostituire la Francia nel ruolo di Potenza Protettrice dei Cristiani del Medio Oriente: dei luoghi, cioè, dove è sorta la nostra religione.
Si tratta di un compito veramente ecumenico, in quanto la protezione offerta dalla “Terza Roma” - l’unica delle Consorelle a disporre ancora di una capacità di azione sul piano internazionale -
connessa con la sua permanente statualità – si estende non soltanto ai fedeli ortodossi, ma anche a quelli cattolici.
Il Papa ricorda spesso come la più importante manifestazione dell’ecumenismo cristiano sia la condivisione del martirio.
È però anche tale la difesa della fede comune.
Speriamo di accompagnare presto a Roma un fratello ortodosso russo, come noi impegnato nell’azione del laicato cristiano, in una importante missione presso la Santa Sede.
Tuesday, December 10, 2019