Il supplemento settimanale de “La Repubblica” ha pubblicato ieri un servizio dedicato al fenomeno della rinascita dei Cavalieri Templari.

L'articolo, intriso di ironia, rivela quanto ancora sia lungo il cammino da percorrere per superare le antiche contrapposizioni tra gli ambienti di ispirazione laica e quelli di matrice cattolica.
Poiché abbiamo sempre puntualmente denunziato tutte le forme di ostilità preconcetta dimostrata dai tradizionalisti nei confronti dell'intera cultura moderna – ed in particolare nei confronti della cultura politica di radice liberale - l'onestà intellettuale impone di accingerci in questo caso all'operazione contraria.
Prendiamo dunque le mosse da un dato storico evidente per tutti, salvo – a quanto pare – per il collega incaricato dall'Ingegner De Benedetti di illustrare quanto sta succedendo nel mondo degli Ordini Cavallereschi.
Il “Templarismo”, ed in particolare il culto della memoria di Jacques de Molay, si sono tradizionalmente identificati con l'opposizione nei riguardi tanto dell'assolutismo monarchico quanto della sua collusione con il Papato.
L'ultimo Gran Maestro conosciuto dell'Ordine venne infatti imprigionato e poi ucciso per volontà del Re di Francia Filippo IV il Bello e di Clemente V, al secolo Bertrando di Goth: non a caso il primo Papa avignonese, tanto prono ai voleri del suo Sovrano da avallare la persecuzione dei Templari e da trasferire la propria sede nei suoi domini.
Non vogliamo accreditare la leggenda relativa alla profezia pronunciata dal Jacques de Molay prima di essere bruciato, riguardante la morte del Re e quella del Pontefice, come pure la durata della Monarchia francese e perfino quella del Papato.
Neanche ci rifacciamo all'altra leggenda, secondo cui subito dopo la decapitazione di Luigi XVI uno sconosciuto sarebbe salito sul palco innalzato in piazza della Rivoluzione gridando: “Jacques de Molay, sei stato vendicato!”
Queste storie, pur se inventate, rivelano comunque chiaramente che la memoria dei Templari ha alimentato nel corso dei secoli un filone se non rivoluzionario certamente ribellistico nei riguardi dell'assolutismo.
La stessa Massoneria, praticando il Rito detto “Scozzese”, si rifà ai Templari in funzione anticlericale, basandosi per l'appunto sull'asserzione che in Scozia l'Ordine sarebbe riuscito a perpetuarsi.
Gli attuali Templari non seguono un orientamento univoco: se vi è tra loro chi critica il Papa per così dire “da Destra”, lamentandone le aperture ecumeniche, ed innalza la bandiera di una difesa dell'Europa Cristiana da un vero o presunto disegno di conquista da parte dei Musulmani, e chi viceversa mantiene una ispirazione di carattere laico, se non massonico, la rinascita dell'Ordine si inquadra comunque nel filone della ripresa dell’identitarismo.
Questa tendenza risulta a sua volta tutt'altro che omogenea: vi è infatti chi vuole inserire l'Ordine nel progetto di ricostituzione di un'area euroasiatica avente quale punto di riferimento Mosca, considerata come la “Terza Roma”, e si propone dunque di combattere il cosiddetto “mondialismo”
di matrice atlantica e bruxellese; non manca viceversa chi si appiattisce su di una adesione acritica alle istanze di una estrema Destra che non esce dal quadro del nazionalismo italiano, se non addirittura del neofascismo.
Inutile aggiungere che i fermenti manifestati dal primo di questi due distinti filoni sono certamente quanto di più interessante vi è nella rinascita del Templarismo.
Non mancano tuttavia gli elementi comuni: le adesioni al movimento, sempre più significative per quantità e per qualità, rivelano la crescente ed irreversibile delusione causata dalla “politique politicienne”, la tendenza a rifugiarsi nella metapolitica come in un rifugio sicuro dal quale ripartire un giorno per conquistare il potere.
Chi osserva lo scenario di quanto sta maturando nella società e nella cultura dovrebbe dunque
prestare maggior attenzione al fenomeno.
Se poi convivono nel templarismo fenomeni folcloristici – e perfino esibizioni di ciarlatani – vi si ravvisa comunque la ricerca di forme nuove di spiritualità e di cultura: segno che sta maturando qualcosa di originale.
I redattori de “La Repubblica” sbagliano dunque quando guardano con sufficienza al fenomeno che prendono in esame.
Anche la Lega esprimeva al suo esordio delle istanze identitarie autentiche.
Questo movimento prese una strada sbagliata non perché ci fossero nelle sue fila dei Signori dediti ad esibire le corna, bensì in quanto non seppe dimostrarsi coerente con le istanze autonomistiche ed indipendentiste espresse da tali manifestazioni.
Analogamente, può essere che i Templari si riducano in futuro a vendere delle patacche, ma può anche darsi che risultino più conseguenti con le loro aspirazioni originarie.
“C'è – annota l'articolista de “La Repubblica” - chi sogna la nascita di una Nazione Templare”.
Questo è forse l'aspetto più interessante.
L'Ordine del Tempio fu a lungo – anche dopo la caduta nel 1291 di San Giovanni d'Acri – quello che si definirebbe oggi un soggetto di Diritto Internazionale: lo prova il fatto che Filippo il Bello,
per impadronirsi dei suoi averi, dovette violare l'extraterritorialità dei domini del Tempio.
Essi erano situati a Parigi sulla via omonima, nell'edificio che sarebbe stato secoli dopo la prima prigione di Luigi XVI: un contrappasso storico documentato, diversamente da quello relativo alla
sua esecuzione capitale presentata come vendetta di Jacques de Molay.
L'altro Ordine gerosolimitano, quello dell'Ospedale, sopravvisse ai Templari, ed è ancora oggi l'unico soggetto di Diritto Internazionale privo di una sovranità territoriale anche simbolica: si tratta del “Sovrano Militare Ordine di Malta”.
A Seborga, in provincia di Imperia, un ramo del Templarismo ha ricostituito l'omonimo Principato, ed aspira ad un riconoscimento internazionale.
In una Europa Occidentale che tende alla frammentazione territoriale, anche questo tipo di rivendicazioni dovrebbe essere preso sul serio, e non trattato con sufficienza.
Se i Templari riescono a riunire più gente di quanta se ne veda ai comizi di Zingaretti e di Berlusconi, ci sarà pure una ragione.

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Mario Castellano 28/12/2019
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