Anche noi, molto modestamente, ci uniamo al coro degli auguri formulati da tutto l’ambiente intellettuale a “Civiltà Cattolica” in occasione dei centosettanta anni di vita della prestigiosa pubblicazione edita dalla Compagnia del Gesù.
Il Papa si è rivolto personalmente in questa circostanza ai “Padri Scrittori” dicendo “grazie per l’aiuto che offrite anche a me”.
Se Padre Bergoglio si considera beneficiato dall’opera svolta dalla rivista, che cosa potremmo dire noi?
Senza l’apporto di “Civiltà Cattolica”, la battaglia a sostegno delle ragioni del Cattolicesimo liberale sarebbe già da tempo irrimediabilmente perduta.
Questo impegno entra però oggi in una nuova fase, tanto difficile quanto decisiva.
Per rendersene conto, è sufficiente giustapporre i due testi apparsi sul numero speciale edito in occasione dell’anniversario, uno a firma di Padre Bergoglio e l’altro del Direttore Padre Spadaro.
Il Vescovo di Roma scrive, con la sua abituale sinteticità, che “la “Civiltà Cattolica” è quella del Buon Samaritano”.
Se non si intraprende con questo spirito la costruzione della società multiculturale, si cade inevitabilmente in una guerra, nella quale tutto è perduto.
Il testo redatto dal Direttore non fa che sviluppare più estesamente la premessa indicata dal Papa.
“Davanti alla crisi della leadership globale nel mondo occidentale – afferma Padre Spadaro – Francesco resiste alla tentazione di intendere il Cattolicesimo come garanzia politica, “ultimo impero”, erede di gloriose vestigia, pilastro di argine al declino.
Bergoglio intende liberare i pastori dal sentirsi in guerra in difesa di un ordine la cui caduta porterebbe all’apocalisse del Cattolicesimo e magari del mondo”.
Il Papa – scrive ancora il Direttore - “evita ogni riduzione dell’Islam al terrorismo islamista”, e non fornisce alcuna legittimazione (…) neanche a coloro che postulano o che vogliono una “guerra santa” o che costruiscono barriere (…) proprio con la scusa di frenare l’apocalisse e di porvi un argine fisico e simbolico”.
Qualcuno, vedendo la Compagnia schierata in difesa della collaborazione tra le diverse religioni – non a caso Padre Spadaro ricorda espressamente a tale riguardo il documento congiunto sottoscritto dal Papa con lo Sceicco di Al Azhar, quando Bergoglio, visitando Il Cairo, propose una “alleanza” (testuale) tra le due Fedi – ravvisa una contraddizione tra le origini della “Civiltà Cattolica” e la sua posizione attuale.
Nel 1850, un gruppo di Gesuiti napoletani fiondarono la rivista in contrapposizione tanto con il processo unitario quanto con l’avvento dello Stato liberale.
Sul piano dottrinale, è sopravvenuta nel frattempo la repulsa – espressa nei documenti del Concilio - di ogni tentativo di restaurazione del confessionalismo.
Parallelamente, però, si è consumata nella nostra vicenda temporale la parabola dello Stato italiano, ancora in fase di formazione quando la “Civiltà Cattolica” iniziava le sue pubblicazioni.
Dopo avere sottomesso il Meridione (non risulta casuale che la rivista sia sorta nell’ambiente cattolico napoletano), dopo essersi proiettato con una tardiva espansione coloniale al di fuori dei confini nazionali e dopo avere vissuto sotto il fascismo l’estrema degenerazione del proprio “imperialismo straccione”, l’Italia si trova oggi assediata – insieme con tutto l’Occidente – dai popoli un tempo sottomessi e dominati.
Questa involuzione e questa decadenza hanno prodotto l’effetto paradossale di facilitare la contemporanea evoluzione di una parte rilevante del mondo cattolico, passato da una opposizione di segno legittimista e reazionario nei confronti dello Stato unitario all’attuale rivendicazione di una sua trasformazione in senso addirittura rivoluzionario.
Si tratta precisamente di quella riforma che è resa necessaria dall’avvento della società multiculturale.
In parallelo, crescono anche le tensioni interne alla compagine statuale costituita nel corso del XIX Secolo.
Bergoglio, appena eletto Vescovo di Roma, volle compiere due gesti significativi del segno che intendeva imprimere al proprio mandato: dapprima si recò a Lampedusa a chiedere giustizia per i popoli del Meridione del Mondo, e subito dopo a Cagliari, Capitale della Regione ridotta per prima nella condizione di “colonia interna” dell’Italia.
In quella circostanza, egli incitò i Sardi – pronunziando un discorso dai toni apertamente “bolivariani” - a ribellarsi contro il permanere della loro sottomissione.
Il Papa è ben conscio del fatto che il confine tra il Nord e il Sud del mondo attraversa il nostro Paese.
La storia dirà se l’Italia riuscirà a risolvere tale contraddizione.
Possiamo tuttavia considerare compiuta l’opera svolta dai credenti che si sono identificati nella vicenda nazionale impegnandosi a fianco dei loro concittadini, come pure è compiuto il lavoro intrapreso da chi – come i Padri Scrittori della “Civiltà Cattolica – si è adoperato per abbattere le barriere frapposte tra la cultura cattolica e la cultura laica: con cui l’attuale Papa si identifica pienamente, senza più considerarla – come tutti i suoi predecessori – estranea, se non avversa.
Tuttavia, invece di assistere all’accettazione delle nuove prospettive, assistiamo purtroppo al diffondersi di una sindrome dell’accerchiamento che si diffonde in tutto l’Occidente, inducendo a quegli atteggiamenti irrazionali tanto efficacemente illustrati da Padre Spadaro nel suo scritto.
Concepire la Chiesa Cattolica come “ultimo impero” significa pretendere di sostituire il dominio politico, economico e militare di un tempo con una pretesa egemonia “spirituale” che qualcuno tenta di imporre nel nome di una altrettanto asserita “superiorità”.
Del colonialismo finirebbe così per sopravvivere proprio quell’atteggiamento razzistico con cui a suo tempo si tentava di giustificarlo.
Bergoglio, uomo chiamato dal Sud del mondo per difenderne le ragioni nel cuore dell’Occidente, concepisce al contrario la religione – non soltanto cristiana – come il più importante elemento comune che unisce le due parti della Terra, e dunque come fattore essenziale di concordia, di collaborazione e di riconciliazione.
Tutto questo esige però l’instaurazione di un ordine internazionale basato sulla giustizia.
L’Apocalisse è la guerra, e non certo l’accoglienza delle identità e delle culture diverse.
L’opposizione del Papa allo spirito delle Crociate non è dunque motivata da un atteggiamento genericamente irenistico, bensì da una visione realistica della realtà mondiale.
Ci domandiamo in conclusione se potrà sopravvivere l’unità della Chiesa – o meglio l’unità “nella” Chiesa – tra chi si identifica nell’analisi e nelle indicazioni suggerite dal Papa e quanti viceversa concepiscono l’identità italiana - e la stessa identità occidentale - come motivo di contrapposizione nei riguardi delle altre Fedi e delle altre culture.
Thursday, January 02, 2020