L'ex Senatore comunista Nedo Canetti è morto proprio mentre la Sinistra stava festeggiando la vittoria conseguita in Emilia.

L'ex Senatore comunista Nedo Canetti è morto proprio mentre la Sinistra stava festeggiando la vittoria conseguita in Emilia.
Si è trattato certamente di una coincidenza casuale, ma la contemporaneità tra i due eventi induce a riflettere su di un dato incontrovertibile, rilevato concordemente da tutti gli osservatori: l'inversione di tendenza nella politica nazionale è stata determinata dal rovesciamento di una linea politica che ad Imperia aveva nel defunto Parlamentare il suo massimo rappresentante.
Se è vero che nella nostra Città la scelta del “Compromesso Storico”, imposta a suo tempo da Enrico Berlinguer, ha prodotto i suoi peggiori risultati, risulta ugualmente indubbio che tale opzione conteneva “in nuce” fin dall'inizio quanto abbiamo vissuto nella nostra piccola realtà provinciale.
Per capirlo, è opportuno prendere le mosse da una comparazione tra l'attuale congiuntura della nostra vicenda nazionale e quella vissuta nel periodo compreso tra il 1968 e la metà degli Anni Settanta.
Precisamente nel 1968 era trascorso circa un lustro tra due avvenimenti: la morte di Giovanni XXIII e la conclusione del Concilio, promosso da Roncalli per realizzare una riforma della Chiesa, ma soprattutto del modo di intendere la Fede.
La meditazione sull'insegnamento del Vaticano II aveva favorito a sua volta la formazione di una nuova generazione di giovani, cresciuti nella prossimità con la Chiesa, portandoli a riscoprire due filoni del pensiero cristiano, entrambi rimasti in ombra durante la prima fase del dopoguerra, coincidente con l'ultimo periodo del Pontificato di Pio XII.
Alludiamo da una parte al Cattolicesimo Sociale, e dall'altra parte al Cattolicesimo Liberale.
Queste due tradizioni non coincidevano completamente, come prova il fatto che l'una o l'altra trovavano un maggiore radicamento nelle varie Regioni dell'Italia, dove la stessa Chiesa presentava delle caratteristiche diverse.
Il cattolicesimo Liberale, rappresentato in Italia da personaggi quali Rosmini, Gioberti e Manzoni, considerava irreversibile l'affermazione del principio della laicità dello Stato, nel cui ambito i Cattolici – abbandonata ogni pretesa di ripristinare il regime confessionale – avrebbero dovuto operare in condizioni di eguaglianza con tutti gli altri cittadini - non credenti o diversamente credenti - nel perseguimento del bene comune, aggregandosi soltanto in base ai diversi orientamenti programmatici.
Il Cattolicesimo Sociale, in cui si era formato il giovane Roncalli, cresciuto nell'ambiente delle leghe operaie dette “bianche” e del movimento cooperativo, che aveva prosperato in particolare nella sua Bergamasca, privilegiava invece soprattutto l'impegno per il miglioramento delle condizioni di vita dei lavoratori.
Ambedue questi filoni del pensiero religioso e politico rifiorirono dopo il Concilio, contribuendo – come si è detto – alla formazione di una nuova generazione di cattolici impegnati nella elaborazione intellettuale e nell’azione sociale.
Non deve dunque stupire che il movimento iniziato nel 1968 sia sorto in Italia precisamente nell'ambiente cattolico, forse più in quello ecclesiale che in quello partitico.
Certi settori della Chiesa, infatti, erano allora più avanzati ed aperti alle novità rispetto alla stessa Democrazia Cristiana, nella quale non mancava tuttavia un'ampia e vivace corrente di Sinistra.
Non è certo questa la sede in cui riscrivere un periodo particolarmente complesso della storia d'Italia, ma vogliamo fare riferimento ad un solo dato: in quel momento, che risultò decisivo per le sorti di una intera generazione, il gruppo dirigente del Partito Comunista si trovò davanti ad una scelta irreversibile.
Si poteva approfittare del movimento in atto nel paese, che stava disaggregando le vecchie appartenenze e prospettava la possibilità di costruire una alternativa al sistema di potere fino allora vigente, ovvero offrirsi a questo sistema come supporto.
Ciò ne avrebbe certamente prolungato la sopravvivenza per più di una generazione, ma non avrebbe messo rimedio alla sua sclerosi, aggravando piuttosto lo svuotamento della rappresentanza politica, la progressiva separazione tra eletti ed elettori, la corruzione della vita pubblica e l'inaridimento della cultura politica: vale a dire tutti quanti i fenomeni degenerativi in cui ci è toccato trascorrere l'intero arco della nostra esistenza, potendo solo tentare di porvi qualche parziale rimedio.
Perché Berlinguer compì una scelta che la Storia ha dimostrato essere disastrosamente sbagliata?
La sua politica “religiosa”, cioè l'atteggiamento che il Partito doveva assumere nei riguardi della Chiesa, era praticamente dettata dal Marchese Franco Rodano, un oscuro aristocratico marchigiano.
Per spiegare le caratteristiche di questo singolare personaggio, basti dire che era membro della Direzione Nazionale, ma rifiutava di partecipare alle riunioni ed inviava i suoi interventi per iscritto ritenendo disdicevole sedere allo stesso tavolo dei plebei.
Il fatto di essere nobile, e per giunta marchigiano, qualificava Rodano come un irriducibile fautore dello Stato confessionale, al punto di nutrire una dichiarata nostalgia del Potere Temporale.
Essendosi però iscritto al Partito Comunista – o meglio alla Direzione del Partito Comunista – questo strano incrocio tra il papalino ed il bolscevico aveva concepito l'idea di offrire al Vaticano il supporto costituito dall'apparato ideologico ed organizzativo di tale forza politica per promuovere una Restaurazione.
L'uso dell'iniziale maiuscola intendere riferirsi precisamente al carattere storico di tale operazione: che infatti Rodano e Berlinguer concepivano come una distruzione dello Stato liberale, da sostituire – nei loro disegni non già con una democrazia compiuta, bensì con un regime totalitario cattocomunista.
Sappiamo come è finita: il Vaticano avrebbe logicamente opposto un “fin de non recevoir” alla proposta avanzata dai due Marchesi, il sardo e il marchigiano, potendo disporre - per raggiungere lo stesso scopo – di uno strumento ben più prossimo ed affidabile, cioè la Democrazia Cristiana.
Questo Partito, rinnegando la scelta compiuta nel 1919 dai Popolari di Don Sturzo, che avevano accettato lo Stato laico come ambito naturale della loro azione politica, si lanciò nell'impresa del referendum abrogativo del divorzio.
Il tentativo di restaurazione confessionale fallì, ma intanto Berlinguer aveva già provveduto a distruggere, stringendolo nella morsa tra il suo Partito e la dirigenza di Destra della Democrazia Cristiana, ogni manifestazione politica del Cattolicesimo Liberale.
Del quale dovemmo seppellire la bandiera, come si era fatto con quella del Legittimismo nella tomba del Conte di Chambord.
Nei riguardi delle correnti ispirate al Cattolicesimo Sociale, che avevano la loro espressione soprattutto nelle ACLi di Livio Labor, Berlinguer agì nello stesso modo, frenando le rivendicazioni sindacali dopo la breve stagione dell'autunno del 1969.
Il Partito Comunista si incaricò di una normalizzazione della quale però esso stesso – nel lungo periodo – sarebbe stato vittima, anche se nel frattempo, naturalmente, molti suoi dirigenti avrebbero svolto una brillante carriera.
Dal 34% del 1976 si è scesi infatti al 19% di Matteo Renzi: non a caso un infiltrato proveniente dalla Destra democristiana giunto ad occupare – per effetto di una perversa fantasia della Storia – lo scranno che era stato di Gramsci.
L'interpretazione al ribasso che del “Compromesso Storico” venne operata dal gruppo dirigente del Partito Comunista locale, selezionato “ad hoc” da Alessandro Natta e basato sul “tandem” tra Nedo Canetti e Mauro Torelli (ambedue scomparsi quasi contemporaneamente) portò tessere rapporti economici personali con alcuni esponenti della Democrazia Cristiana.
Rilevando così una connessione affaristica già stabilita a suo tempo tra componenti del Comitato di Liberazione Nazionale, sorse e prosperò a lungo il cosiddetto “Partito della Selvaggina”, le cui ramificazioni andavano dalle importazioni alla speculazione edilizia.
Quando si obiettava – come abbiamo fatto infinite volte – che questa “mésalliance” non soltanto soffocava tutte le espressioni culturali e ideali nella politica locale, ma soprattutto falsava la normale dialettica democratica, impedendo all'opposizione di svolgere il proprio ruolo, ci si rispondeva invariabilmente che la parte comunista doveva necessariamente prendere atto degli equilibri interni alla Democrazia Cristiana.
Questa obiezione era completamente falsa, e per giunta formulata in evidente mala fede, in quanto gli equilibri interni alla Democrazia Cristiana venivano influenzati in modo determinante proprio dal Partito Comunista, che operava apertamente come una sua corrente esterna.
Se dunque questo Partito è sceso in sede nazionale dal 34% al 19%, quello locale – caso unico in Italia – non è riuscito nemmeno ad andare al secondo turno nell'elezione del Sindaco.
Parallelamente, la decadenza della Città da una economia industriale ad una completamente sovrastrutturale, distruggendo la base sociale della Sinistra, è stata apertamente incoraggiata dai dirigenti di via San Giovanni.
La presenza degli operai avrebbe infatti “disturbato il manovratore”.
Per evitare le molestie, la sede del Partito Democratico è d'altronde sempre sprangata.
Questi Signori non avevano però fatto i conti con la fantasia della Storia.
Dall'elezione di Bergoglio, è passato più o meno lo stesso lasso di tempio trascorso dal Concilio al 1968.
L'ambiente religioso, proprio per effetto dell'esaurimento delle diverse culture politiche, è tornato ad essere l'ambito in cui si elaborano le idee nuove, ed anche quello in cui si sperimentano aggregazioni inedite.
Abbiamo appreso che uno dei promotori del movimento delle “Sardine” viene dall'Oratorio di una Parrocchia di Bologna.
Sulla Cattedra che fu occupata a suo tempo dal Cardinale Lercaro, siede d'altronde oggi il Cardinale Zuppi, proveniente dalla Comunità di Sant'Egidio.
Nel 1968, approfittando del fatto che qualche stupido aveva gettato una pietra, i dirigenti comunisti criminalizzarono l'intero movimento.
Oggi Zingaretti e Bonaccini sono costretti a ringraziare le “Sardine”: le quali, d'altronde, né tirano sassi, né pronunziano slogan truculenti o rivoluzionari.
La vera rivoluzione consiste infatti – e questo i giovani lo hanno capito – nel fare politica.
Per questo, il “Partito della Selvaggina” ha tanta paura di chi ritorna a fare politica.
Seppelliti i vari Canetti, Torelli, Manfredi & Soci – è davvero il caso di dire “parce sepulto” - ci domandiamo se il “Partito Trasversale” possa sopravvivere alla morte di tutti quanti i suoi fondatori ed esponenti di prima, seconda e terza fila, di cui omettiamo l'elenco completo.
Certamente non manca chi tenta di mantenerlo in vita, ma si tratta – più che di un accanimento terapeutico – di una maldestra mummificazione del cadavere.
Sono caduti i regimi comunisti, da cui veniva fornito un sostegno tanto economico quanto politico (nel senso di Polizia Politica).
Sono però soprattutto finite le opposte discipline ideologiche, nel nome delle quali si poteva da una parte mettere a tacere i dissidenti e dall'altra parte garantire l'esistenza di una sorta di “terra di nessuno” in cui gli affaristi dell'una e dell'altra parte si muovevano indisturbati.
Nei suoi tempi migliori, il “Partito della Selvaggina” importò addirittura dall'Emilia - Romagna un funzionario del Partito Comunista.
L'operazione era già stata compiuta nel 1908 dai Socialisti con Mussolini, ma pare che questa volta il malcapitato abbia finito per impazzire.
Oggi viene proprio dall'Emilia un messaggio completamente opposto alla logica del “Partito Trasversale”, che mette in evidenza una verità semplice, chiara ed evidente: la politica è l'esatto contrario della guerra civile proprio in quanto essa mette a confronto idee e proposte alternative.
Il “Partito della Selvaggina” ci ha impedito per tantissimi anni di praticare l'alternativa, tanto come prassi quanto come obiettivo.
Oggi, però, è proprio l'affermazione dell'alternativa ad affossarlo: letteralmente, in quanto è finito al cimitero, ma soprattutto definitivamente.

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Mario Castellano 29/01/2020
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