Per comprendere quanto è grave la situazione in cui versa oggi l'Italia, è sufficiente giustapporre tre notizie, succedutesi nell'arco di due giorni soltanto.

Per comprendere quanto è grave la situazione in cui versa oggi l'Italia, è sufficiente giustapporre tre notizie, succedutesi nell'arco di due giorni soltanto.
La prima riguarda il fatto che i dirigenti delle “Sardine”, corteggiati durante la campagna elettorale dell'Emilia da tutti i dirigenti, locali e nazionali, e poi ringraziati quali salvatori della Patria democratica e progressista, non sono stati neanche convocati a Palazzo Chigi per l'incontro che Giuseppe Conte aveva loro promesso, senza peraltro avere ricevuto una formale richiesta di udienza.
La politica sembra dunque tornata immediatamente alle pratiche stantie della Prima Repubblica, al punto da non mantenere nemmeno quelle promesse elettorali il cui adempimento non costerebbe neanche un centesimo, ed anzi accrescerebbe di riflesso la scarsa popolarità del Presidente del Consiglio.
Il quale però si trattiene dal ricevere Santori e Compagni perché Di Maio potrebbe aversene a male.
Neanche i suoi predecessori dorotei erano arrivati ad un tale vertice tartufesco.
Conte viene ciò malgrado preso a gabbo quotidianamente da Salvini, che lo taccia di essere un voltagabbana.
L'Avvocato di San Giovanni Rotondo potrebbe dimostrare almeno che la sua conversione dalla Destra alla Sinistra si debba equiparare non tanto con il comportamento di Giuda Iscariota, quanto piuttosto con la folgorazione di Paolo di Tarso sulla via di Damasco.
L'Apostolo delle Genti, nella circostanza, rimase addirittura accecato, e ci vollero le cure del cristiano Anania per restituirgli la vista.
Questo compito, nella fattispecie, dovrebbe essere assolto da Nicola Zingaretti.
Il Segretario pare invece condividere a sua volta con l'uomo di Palazzo Chigi una visione alquanto ristretta della politica, non ritenuta alla stregua di un confronto civile tra diverse concezioni del mondo quanto piuttosto come una mediocre mediazione al ribasso.
Finché si rimarrà a questo livello, non sarà possibile sottrarsi agli opposti ricatti di Renzi e di Di Maio, il Governo continuerà a navigare di cabotaggio e la crisi sociale, anziché costituire l'occasione per ripensare il patto che tiene unita la Nazione, porterà nuovi e più gravi fenomeni degenerativi.
Quando cominciò il Movimento delle Sardine, esprimemmo l'auspicio che i ragazzi rivelatisi capaci di riempire un'altra volta le piazze quando ormai non speravamo più di assistere ad un simile fenomeno in questa vita non fossero costretti tra qualche tempo a riparare all'estero.
Dove, quanto meno, potrebbero far valere la serietà dei loro studi.
L'apprezzamento espresso nei riguardi del loro sforzo ci aveva fatto in seguito sperare che il dialogo tra la politica ufficiale ed i nuovi fermenti culturali espressi dalla parte più viva e cosciente della società producesse un esito diverso da quello che aveva colpito a suo tempo la nostra generazione.
Ora pare invece che la superfice delle acque – come annota con una efficace similitudine il Direttore de “La Repubblica” nel suo editoriale di ieri – si stia ricomponendo, dopo che il sasso è caduto nello stagno.
Se così fosse, Zingaretti ne uscirebbe ancora peggio di Berlinguer: il Marchese si oppose al movimento nel Sessantotto nel nome di un disegno strategico sbagliato, in cui però egli credeva fermamente; il fratello del guitto – e guitto egli stesso – si comporta nello stesso modo essendo privo non soltanto di una strategia, ma perfino di una tattica.
È vero – come ci dice l'altra notizia del giorno – che questo Governo non ha alternative nell'attuale legislatura: il che significa – detto da Mattarella – che i disegni eversivi di Salvini dovranno passare sul corpo del Presidente.
Tuttavia – questa è la terza e peggiore notizia della giornata – la sopravvivenza delle istituzioni democratiche non può contare su quella spinta e su quella mobilitazione della base senza la quale essa si limita ad essere la resistenza di una fortezza assediata, i cui difensori non sono più in grado di tentare una sortita.
Non rimane dunque che guardare a come si atteggiano gli assedianti.
Ogni giorno si moltiplicano i segnali di intolleranza e di aggressività – non certo solo verbale – nei confronti di chi viene identificato con la causa democratica, si tratti di Israeliti o di giornalisti, di ex Resistenti o di amministratori, di politici o di studiosi.
Perfino il Papa è stato costretto ad allontanare un collaboratore infedele, scoperto a lavorare per il Re di Prussia: più precisamente, per il Re di Baviera.
Non ci sarebbe da stupirsi se il Monsignore silurato da Bergoglio emulasse il collega Viganò, spiattellando sulla stampa di Destra tutti i pettegolezzi del Vaticano che è riuscito ad accumulare dal 2013 in avanti.
Al confronto, impallidirebbero i precedenti rappresentati da “Paolone”, maggiordomo infingardo, e da immacolata Chaouqui, odalisca islamica intenta a sedurre alti prelati: “Spiritus promptus est, caro autem infirma”.
È fatale che il rapido impoverimento di una società ormai assuefatta al benessere ma priva di riferimenti etici e spirituali finisca – se la politica si rivela incapace di proporli – per degenerare proprio nella vicenda civile.
Un valoroso collega avverte che tornano i campi – scuola fascisti, dove addirittura si provvede a fanatizzare i bambini.
Ricordiamo l'ammonimento del Divino Maestro: “Chi da scandalo davanti ai fanciulli è meglio che si leghi una macina al collo e si anneghi”.
Qualche genitore manda i propri figli in luoghi simili in quanto è già fanatico per suo conto.
Qualcun altro, però, è costretto a farlo perché vi trovino da mangiare.
Per questo è necessaria una insorgenza morale.
Se Zingaretti non ne capisce la necessità e l'urgenza, è meglio che dia le dimissioni.
Oggi stesso.
Domani, sarà troppo tardi.

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Mario Castellano 06/02/2020
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