Sua Eminenza Monsignor Mario Jsmaele Castellano, già Arcivescovo di Siena, cui mi unisce il noto vincolo di parentela, riflesso nell’omonimia.

Dottor Claudio Scajola
Sindaco di Imperia
Sua Sede

Illustre Signor Sindaco,
Conformandomi con la cortese sollecitazione rivoltami a Suo nome da una gentile Funzionaria dell’Ufficio Protocollo, ben volentieri mi accingo a tracciare un succinto profilo di Sua Eminenza Monsignor Mario Jsmaele Castellano, già Arcivescovo di Siena, cui mi unisce il noto vincolo di parentela, riflesso nell’omonimia.
A Sua Eccellenza il Prefetto di Imperia, da cui proviene la richiesta veicolata dall’Amministrazione Comunale, rivolgo il mio ossequio, con la speranza di adempire a quanto Egli – in veste di massimo rappresentante dello Stato - autorevolmente richiede.
Mi sia però permesso – non per polemica, bensì per rendere giustizia alla memoria di Monsignor Castellano – esprimere un sentimento di profondo rammarico per l’atteggiamento di chi, non condividendo le sue convinzioni religiose - ed ancor meno l’ammonimento a conformarsi con l’etica familiare cristiana - si è opposto alla intitolazione al suo nome di una via della Città di origine.
Tale dissenso spiega il comportamento tenuto da costoro, ma assolutamente non lo giustifica.
Vengo ora al compito che mi è stato assegnato.
Monsignor Castellano ebbe la fortuna di nascere – terzogenito di cinque fratelli - in una famiglia agiata, composta da Giuseppe Castellano e da sua moglie Rosalinda Martino.
Giuseppe Castellano fu un autentico “self made man”: rimasto orfano di padre in tenera età, aveva conosciuto la dura esperienza del lavoro minorile, fino a quando – ancora giovane apprendista – venne notato da Paolo Agnesi, il quale lo chiamò a condividere con lui l’esperienza pionieristica della Rivoluzione Industriale, che all’epoca vedeva Oneglia all’avanguardia nel nostro Paese.
Spirito intraprendente, dopo un periodo di intenso lavoro nello storico pastificio, si dedicò in proprio – senza contare su alcun capitale iniziale al di fuori della sua capacità e del suo ingegno - al commercio all’ingrosso delle granaglie, giungendo in breve tempo a conquistare l’agiatezza per sé e per i familiari.
Benché cresciuto in un ambiente agiato, il futuro Ecclesiastico assimilò dal padre l’etica del lavoro, e dalla madre, donna energica e di forte fede, i principi della Fede.
L’incontro che avrebbe deciso della sua esistenza avvenne quando – ancora studente liceale – si imbatté in una grande figura di Sacerdote: quella di Don Abbo, Cappellano del Carcere Penale di Oneglia ed infaticabile animatore di innumerevoli opere di carità, all’interno ed all’esterno del Penitenziario.
Al suo Padre Spirituale, Jsmaele Castellano confidò ben presto di avere maturato la Vocazione Religiosa.
Tuttavia, conformandosi al consiglio di Don Abbo “il Santo” - come era chiamato popolarmente – volle sottoporla alla prova della vita nel Secolo quale Studente di Giurisprudenza a Genova, ammesso alla Professione Forense, ed in seguito quale Sottotenente di Complemento nel Corpo degli Alpini, cui rimase affettuosamente legato per il resto della sua esistenza.
Dagli studi giuridici, egli trasse l’inclinazione per il Diritto Canonico, che sarebbe riaffiorata gloriosamente nell’ultima fase della sua esistenza.
Durante i suoi studi nel Capoluogo della Liguria, Mario Castellano si legò di amicizia con l’Onorevole Boggiano Pici, Deputato popolare aderente all’Aventino e per questo dichiarato decaduto da Mussolini.
Il giovane rimase però alieno dall’impegno politico, preferendo custodire l’identità cristiana – finché fosse durata la dittatura - in un ambito meramente religioso.
Dopo il Noviziato nell’Ordine Domenicano a Chieri e l’Ordinazione, ricevuta già nel corso della guerra, venne per lui il tempo della prova: durante l’ultima fase del conflitto, si trovò nel Monastero di Taggia quale Priore, e fu in quella sede che riannodò il vincolo con la terra di origine e con la sua gente.
Dopo la Liberazione, Padre Castellano venne chiamato a Roma, con due incarichi di grande responsabilità: quello di “Primo Compagno” al Sant’Offizio, Congregazione tradizionalmente dominata dall’Ordine dei Predicatori, e quello di Maestro dei Novizi all’Angelicum, l’Ateneo Pontificio dei Domenicani.
Svolgendo questo ultimo incarico, ebbe quale suddito un giovane prete giunto a Roma dalla Polonia: il futuro Papa Giovanni Paolo II, che gli fu sempre grato per la formazione ricevuta e molti anni dopo volle rendergli un omaggio speciale visitando solennemente la Città e l’Arcidiocesi di Siena.
Nell’immediato dopoguerra, la Provvidenza procurò al Padre Mario Castellano un altro incontro inatteso, quando Pio XII lo inviò quale Visitatore Apostolico presso la Comunità di Nomadelfia, fondata in Emilia da Don Zeno Saltini.
Tanto Padre Castellano quanto Don Saltini provenivano da famiglie agiate, ma la vocazione religiosa, che li aveva portati a scegliere la povertà, era vissuta da loro in modo radicalmente diverso.
L’uno, figlio del Ponente Ligure chiuso conservatore, era un geloso custode del Magistero tradizionale; l’altro, radicato nell’Emilia “rossa”, era viceversa un campione del Cattolicesimo Sociale più aperto.
A Nomadelfia, Don Saltini aveva composto delle nuove famiglie, mettendo insieme uomini e donne che avevano smarrito il coniuge, e figli che avevano perduto i genitori.
Se il risultato era benefico, il metodo – consistente in pratica nel promuovere convivenze irregolari – era inviso alla Gerarchia.
Padre Castellano e Don Saltini, entrambi uomini di Dio, giunsero tuttavia a capirsi, e la soluzione escogitata dal Visitatore, non facile da accettare per la Santa Sede, valse a salvare la nuova rivoluzionaria esperienza intrapresa in Emilia.
Don Saltini non venne sanzionato, ma chiese egli stesso di sospendere le sue funzioni sacerdotali finché tutte le situazioni familiari esistenti nell’ambito della Comunità vennero sanate.
Poi, poté celebrare per la seconda volta la Prima Messa.
Pacelli aveva notato la carità e la sagacia del Padre Domenicano, e lo creò Vescovo – al suo tempo il più giovane d’Italia - senza attendere la segnalazione della competente Congregazione.
Nominato Assistente Generale dell’Azione Cattolica, Monsignor Castellano divenne un punto di riferimento della società civile, in particolare per quella del luogo di origine.
Tutte le delegazioni che andavano in visita a Roma presso i Ministeri facevano tappa nella sua casa di via della Conciliazione.
Di quel periodo, rimane un’opera civile fondamentale: la nostra Autostrada, che tolse Imperia dall’isolamento.
Due uomini vollero ed ottennero quest’opera: Monsignor Castellano e l’Ingegner Bruni.
Se la via che sarà dedicata all’Ecclesiastico sarà la rampa che conduce allo svincolo di Imperia Est, la scelta risulterà la migliore.
Poi vennero gli anni di Siena, nei quali l’Arcivescovo rivelò delle doti di Pastore di anime insospettate in un uomo di formazione giuridica e contemplativa.
Questa nuova esperienza causò in Monsignor Castellano una metamorfosi.
Egli rimase sempre uomo legato alla Tradizione, ma tale suo “habitus”, che in origine era tendenzialmente esclusivo, si trasformò in inclusivo, giungendo a fargli apprezzare e valorizzare gli apporti recati al bene comune da persone ed ambienti di diversa origine e di diversa radice.
La Comunità Ecclesiale si ricompose così infine con quella civile, e Monsignor Castellano divenne un Arcivescovo amato e stimato quanto altri mai da tutti i Senesi.
L’ultima grande opera da lui compiuta fu originata da un ritorno agli studi di Diritto Canonico.
L’Università lo aveva incaricato di impartire una “Lectio Magistralis” davanti al Corpo Accademico su di un argomento che all’epoca divideva profondamente la Chiesa: adottare o meno una “Lex Fundamentalis”, cioè l’equivalente di quanto è la Costituzione per uno Stato.
L’intento era quello di rendere immodificabili tanto certe norme canoniche quanto soprattutto alcuni principi del Magistero.
Con argomentazioni dotte e stringenti, Monsignor Castellano colse la contraddizione insita in questo disegno: per imporre come irreversibili alcuni principi, propri di uno specifico settore della Chiesa, si cadeva nell’errore dottrinale consistente nel sostituire gli uomini a Dio nel regolare la comunità dei credenti in Cristo, Fondatore della Comunità dei Credenti.
Una volta affermato tale precedente, altri uomini avrebbero potuto modificare una Legge emanata da loro simili.
I Tradizionalisti cadevano dunque in un clamoroso errore dottrinale.
Dopo la pronunzia emessa dalla massima Autorità scientifica in materia canonica, la proposta dei introdurre una “Lex Fundamentalis” della Chiesa venne lasciata cadere, ed il Papa, confortato dal prestigio scientifico del suo antico Maestro, ebbe buon gioco ad opporsi ai suoi fautori.
In conclusione, possiamo dire che Monsignor Castellano sia stato tante cose insieme: un grande Religioso, un grande Pastore, un grande cittadino ed un grande studioso.
Non hanno il diritto di opporsi all’intitolazione al suo nome di una via della nostra Città quanti hanno dimostrato di non essere dei credenti, di non avere governato bene, di non avere ben meritato dalla comunità e soprattutto essere persone di scarsa cultura.
Per questi motivi, reitero la mia richiesta, con la certezza di essere sostenuto tanto dal voto unanime dell’Autorità Comunale quanto dal massimo rappresentante dello Stato.
Ringrazio per la fiducia e per l’attenzione dimostrate nei riguardi della mia modesta persona e porgo i più distinti ossequi.




                Mario Castellano

Post scriptum. Al fine di evitare ogni polemica con altre persone, non desidero prendere la parola in occasione della cerimonia di intitolazione, limitandomi ad essere presente: quanto avevo da dire su Monsignor Mario Jsmaele Castellano, è già esposto in questa lettera.

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Mario Castellano 13/02/2020
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