Il Professor Roberto Demattei approfitta anche dell'epidemia per attaccare il Papa.
Secondo il polemico capofila dei tradizionalisti, Bergoglio – lungi dall'adottare in Vaticano e nella sua Diocesi delle misure profilattiche – dovrebbe invece emulare San Gregorio Magno: il quale indisse - in occasione della peste di Roma del 590 – una solenne processione.
Analoga decisione venne adottata nel 1630 a Milano dal Cardinale Federigo Borromeo, che fece portare solennemente per la via la venerata reliquia del “Sacro Chiodo”.
Il Manzoni criticò tuttavia tale decisione, annotando come produsse l'effetto di aggravare l'epidemia.
Mentre però l'Autore dei “Promessi Sposi” era un cattolico liberale, Demattei segue l'orientamento opposto, con le note conseguenze per l'unità della Chiesa.
Questa nuova sparata del capo della consorteria intitolata alla battaglia di Lepanto smentisce in modo implicito ma eloquente quanto afferma Corrado Augias su “La Repubblica” di venerdì scorso.
L'autorevole commentatore, esprimendo la propria critica nei riguardi del voto favorevole dei Comunisti alla inserzione nel testo della Costituzione di un espresso richiamo ai Patti Lateranensi – il famoso articolo 7 – formula questo commento: “Accantonare la laicità del partito era parso (a Togliatti, n.d.r.) un giusto prezzo per proseguire la permanenza al governo. Gli ideali possono aspettare se la meta è alta. Il guaio arriva quando si rimangiano gli ideali senza raggiungere la meta”.
Quella meta, in realtà, è stata raggiunta, ma non consisteva in un obiettivo tattico e di corto respiro quale la prosecuzione dei Governi espressi dal Comitato di Liberazione Nazionale.
Per rendersene conto, è sufficiente domandarsi che cosa sarebbe successo in Italia se non fosse stata garantita la pacifica convivenza tra i credenti e gli altri cittadini.
È vero che per noi Cattolici liberali non sussisterebbe nessun motivo per opporci allo Stato qualora decidesse di regolare unilateralmente la materia di Diritto Ecclesiastico: purché, naturalmente, venisse garantita la più ampia libertà di coscienza e di culto.
Tuttavia lo Stato – quanto meno laddove la religione cattolica risulta maggioritaria – deve tenere conto del fatto che la Chiesa, tenuto anche conto della qualifica di soggetto di Diritto Internazionale attribuita alla Santa Sede, rivendica per sé un regime giuridico basato sulla stipula di appositi Concordati.
Ciò comporta negoziare e ratificare degli atti di Diritto Internazionale che regolano i suoi rapporti con l'Autorità Civile.
Questo precisamente è avvenuto, nel caso dell'Italia, nel 1929.
Poiché – come risulta a chiunque conosca la materia – il Concordato ed il Trattato non costituiscono due atti distinti, bensì formano un “unicum” dal punto di vista giuridico, una denunzia da parte della Repubblica dei Patti Lateranensi avrebbe comportato anche la riapertura della cosiddetta “Questione Romana”, con la negazione – da parte cattolica – della stessa legittimità dello Stato.
Per giunta, il richiamo esplicito contenuto nel famoso articolo 7 risultava in realtà pleonastico, dato che nel nostro ordinamento – come comunemente avviene anche negli altri Stati – i Trattati collocati allo stesso livello della Costituzione nella gerarchia delle Fonti del Diritto.
La scelta non riguardava dunque l'inserimento nel testo della Legge Suprema di un richiamo esplicito ai Patti Lateranensi, bensì verteva tra la denunzia o il mantenimento in vigore di quanto stipulato tra Mussolini ed il Cardinale Gasparri.
Senza quell'accordo, oggi anche l'epidemia costituirebbe una occasione non già per riaffermare la collaborazione tra lo Stato e la Chiesa, bensì per aizzare la disobbedienza civile: come non a caso vorrebbe il Professor Demattei, secondo il quale Pio XI avrebbe dovuto continuare a rivendicare lo Stato Pontificio.
Ci fu, in realtà, chi criticò il Papa per avervi formalmente rinunziato: lo fece in modo particolarmente polemico – rifacendosi alla memoria dei propri compatrioti accorsi a difendere Pio IX – il Cardinale Francese Billot (da non confondere con il Cardinale Villot).
Il Porporato venne per questo “scardinalato” da Achille Ratti.
Si dirà che Bergoglio, essendo anch'egli un cattolico liberale, non si opporrebbe comunque all'Autorità Civile in questioni di ordine temporale.
In realtà, se abbiamo avuto dei Papi che consideravano provvidenziale la fine del Potere Temporale, come Roncalli, Montini ed il loro attuale Successore, lo si deve anche alla scelta dei Costituenti di non riaprire un contenzioso con la Chiesa.
Non risulta d'altronde vero – contrariamente a quanto afferma Augias – che Togliatti trascurasse l'opposizione degli Americani alla sua permanenza nel Governo.
Il “Migliore” vedeva in realtà più lontano: la Repubblica sarebbe ancora esistita quando il predominio statunitense sull'Italia fosse terminato.
Per non parlare del fatto che Washington, finita la “Guerra Fredda”, non ha più motivo di opporsi ad un Esecutivo guidato dagli eredi politici di Togliatti: i quali si sono perfino fusi con gli ex Democristiani.
Quanto infine all'asserito assetto confessionale dello Stato, ricordiamo ad Augias che il nuovo Concordato del 1984 non definisce più il Cattolicesimo come “religione ufficiale”.
Il che non fa naturalmente piacere all'Onorevole Cinciari Rodano.
Questo, però, è un altro discorso.