Alcuni periodici di orientamento tradizionalisti, ripresi da “Radio Maria”, hanno segnalato che il recente Decreto Legge emanato dal Governo per contrastare l’attuale epidemia prevede la possibilità di proibire l’accesso anche individuale ai luoghi di culto.
Alcuni periodici di orientamento tradizionalisti, ripresi da “Radio Maria”, hanno segnalato che il recente Decreto Legge emanato dal Governo per contrastare l’attuale epidemia prevede la possibilità di proibire l’accesso anche individuale ai luoghi di culto.
Tale misura, la cui adozione risulta comunque ancora eventuale, viene presentata come riduttiva della libertà religiosa ed ispirata da una asserita ostilità nei confronti della Chiesa Cattolica.
Se tali fossero le sue caratteristiche e le sue finalità, le si sarebbero potute ravvisare a maggior ragione nella proibizione già vigente delle funzioni collettive.
Così come l’Autorità Ecclesiastica si è adeguata a tale divieto in funzione del bene comune, essa acconsentirebbe anche ad una chiusura dei luoghi di culto qualora lo richiedesse la profilassi.
Ci pare dunque che il settore tradizionalista, sollevando una polemica riferita a necessità eventuali e future, intenda unirsi all’azione politica intrapresa dai dirigenti della Lega in merito all’azione svolta dal Governo per contrastare l’epidemia quando il partito di Salvini era ancora separatista, la Regione Lombardia indisse un convegno, cui parteciparono numerosi esponenti del clero e del laicato tradizionalista, in cui si prospettò uno scisma volto a costituire una Chiesa autocefala (padana) non più in comunione con la Santa Sede.
Nel suo delirio di grandezza, Bossi emulava Michele Cerulario ed Enrico VIII (con cui lo accomunava comunque la poligamia).
L’obiettivo consisteva nel distacco da Roma, come capitale dello Stato e come centro della Chiesa Cattolica.
I “cattolici padani”, cioè la branca religiosa della Lega, sono lefevriani dichiarati, e “Radio Padania” si collega spesso con il Priorato di Rimini della cosiddetta “Fraternità Sacerdotale San Pio X”, da cui vengono scatenato furiosi attacchi al Papa.
Ora il dissidio tra Roma e Milano riapre l’antico contenzioso tra i cattolici liberali ed i fautori dello stato confessionale, solo in parte e solo in apparenza risolto con la conciliazione del 1929.
Riaprire con qualche pretesto la “questione romana” costituisce sempre l’obiettivo del settore tradizionalista.
Risulta infatti chiaro che la sua realizzazione permetterebbe a costoro di riproporre un ritorno allo stato confessionale.
Poiché la Repubblica ha sempre rispettato scrupolosamente lo spirito e la lettera dei Patti Lateranensi, l’unico appiglio per tentare di delegittimarla consiste nel denunziare un “animus” anticlericale nella sua attività legislativa.
Partendo da tali premesse, se il pretesto non c’è, lo si inventa.
Conte, secondo certi commentatori radiofonici, approfitta dell’epidemia per abolire addirittura la libertà di culto.
Se non si vuole che i vecchi steccati vengano di nuovo innalzati, non serve imbarcarsi in dispute da causidici.
Bisogna invece cogliere l’occasione offerta dall’epidemia (che non è un bene, ma è per il bene) per riconoscersi tutti nella stessa comunità nazionale, costituita dal convergere di ispirazioni diverse, come anche nello stesso Stato, inteso come la casa comune di credenti e non credenti.
Superata insieme la prova, ci dedicheremo a riformulare il patto che ci unisce in quanto cattolici liberali, il nostro sogno è quello di un paese in cui l’ispirazione cristiana sia fermento per tutti, non motivo di discordia o fondamento di privilegi.

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Mario Castellano 30/03/2020
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