Il nuovo presidente della Confindustria ha esordito nell’incarico denunciando che l’attuale governo si caratterizza per il suo “pregiudizio anti industriale”.
Si potrebbe sostituire il termine “governo” con la parola “stato”.
Quanto all’avversione nei confronti dell’industria ci pare invece che il presidente Bonomi abbia colto nel segno.
Scrive infatti con ragione Stefano Folli: “nella maggioranza che sostiene Conte l’impronta culturale è data in prevalenza dai cinque stelle un movimento diffidente verso l’impresa e propenso a coltivare l’utopia della decrescita”.
Quando Grillo parla di “reddito universale”, sa benissimo che ciò significa applicare un egualitarismo sul modello cinese, o per meglio dire di modello maoista.
Questo vuole dire – nelle attuali circostanze – restaurare l’equivalente della tessera annonaria.
Nostra nonna la usò per tutta la durata della prima guerra mondiale.
Ci piace ripetere che conservò sempre una memoria felice ed orgogliosa di quel tempo.
Allora, però, si trattava di una situazione transitoria, e non di un modello destinato ad affermarsi come permanente.
Ecco dunque la necessità di controllare i cittadini attraverso il telefono.
Alla fine, tutto si tiene, l’economia e la politica.
Per i “penta stellati”, dunque, come giustamente osserva Stefano Folli – “restare al governo significa poter applicare le particolari ricette del movimento”.
Forse non finiremo tutti nel “laogai” ma certamente la ricreazione è finita.

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Mario Castellano 20/04/2020
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