Il Papa ed il Patriarca di Costantinopoli hanno ricordato l’apologo su cui si erano trovati d’accordo a loro tempo i predecessori Paolo VI e Atenagora: bisognerebbe confinare su di un’isola tutti i teologi e lasciarceli a discutere tra di loro.
In effetti, soltanto i più acculturati tra i fedeli, anzi tra i praticanti, conoscono sia pure sommariamente le differenze dottrinali fra le varie chiese cristiane.
Lo stesso avveniva a suo tempo tra i partiti comunisti, e particolarmente tra quelli al potere.
Ogni tanto, venivano informati del fatto che il “Quotidiano del Popolo” aveva pubblicato un editoriale di alcune decine di migliaia di ideogrammi per dimostrare il “deviazionismo” dei sovietici: i quali replicavano con intere pagine della “Pravda”.
Nessuno prendeva sul serio simili dispute: il vero conflitto era originato dagli interessi contrapposti di una potenza coloniale e di un paese in cui la rivoluzione era stata compiuta proprio per liberarsi dal dominio straniero.
In occidente, soltanto alcuni specialisti si dedicavano a tradurre e a commentare questi autentici trattati di dottrina marxista.
Immaginiamo la noia dei lettori cinesi e russi.
Non mancavano tuttavia i personaggi come Aldo Brandirali (divenuto più tardi seguace di Formigoni), che si dedicavano a spiegare come e perché gli uni o gli altri avessero ragione.
Lo scisma di Oriente avvenne perché Bisanzio temeva più il dominio occidentale che quello musulmano.
Quando poi l’imperatore Emanuele II Paleologo si accorse dell’errore, percorse le capitali dell’Europa per chiedere aiuto.
Anche alcuni prelati di Costantinopoli si resero conto del pericolo: tra costoro figurava il futuro cardinale Bessarione: il quale, durante il concilio di Firenze, spiegò come le due chiese, divise dalla famosa “clausola del filioque”, dicevano in realtà la stessa cosa.
Prevalse tuttavia quello che non a caso si chiama il “bizantinismo”, e fu così che i turchi entrarono nella città “Basilissa”.
Ora perfino la televisione italiana si è resa conto del fatto che qualcuno – specialmente negli Stati Uniti, ma anche in Vaticano – intende “scomunicare” il Papa perché ha ammesso (naturalmente “jucxta modum”) la comunione per i divorziati e i risposati.
Noi ce ne eravamo accorti subito, udendo l’allora vice parroco tuonare – nell’omelia della messa delle 8 – contro Bergoglio, affermando che stava “distruggendo la famiglia” (sic).
Ci domandiamo semmai costui, confessando i fedeli, si fosse reso conto di quali siano i veri problemi morali dei coniugi.
Quando segnalammo quanto udito alla competente autorità ecclesiastica, la risposta fu stupefacente: il sacerdote dissidente era incaricato di celebrare la prima funzione del mattino, mentre quella delle 10 (detta anche la “messa elegante”), ben più frequentata, veniva riservata a preti meno eterodossi.
Per cui il vice parroco era ridotto al ruolo di “vox clamantis in deserto”.
In seguito, costui venne spedito in una parrocchia rurale per lo scandalo dei villici.
Noi, al fine di evitare un simile provvedimento sanzionatorio, avevamo proposto di ripristinare la cosiddetta, “messa dell’alba”, officiata un tempo in ora antelucana, frequentata da uno zio sposato con un’atea militante e costretto a privatizzare la propria fede.
I tradizionalisti tendono invece a conclamare le loro opinioni, tanto più se risultano avverse al magistero del Papa.
La disputa riguarda comunque problemi di dettaglio: chi non va d’accordo con il coniuge può infatti ottenere la dichiarazione di nullità del matrimonio semplicemente rivolgendosi allo ordinario, il che ha causato la disoccupazione dei giudici dei tribunali ecclesiastici.
La decisione assunta dal Papa riguarda dunque una sparuta schiera di cattolici, che malgrado la loro condizione irregolare dal punto di vista del diritto canonico si ostinano a rimanere praticanti: noi non ne conosciamo nessuno.
Perché dunque tanto clamore intorno ad una questione di principio, ma anche di dettaglio?
Quanto si rigetta, del magistero del Papa, è da un lato la sua visione dei rapporti internazionali, e dall’altro lato la sua lettura della storia.
Personaggi come Steve Bannon, il Cardinale Burke, Monsignor Viganò ed Alvaro Martino, auspicano uno scontro apocalittico tra il nord ed il sud del mondo.
Asserendo che i meridionali siano tutti infedeli (e questo non è assolutamente vero),
e che i settentrionali si possano viceversa annoverare in blocco tra i seguaci della “vera fede” (falso anche questo), i tradizionalisti considerano Bergoglio come un traditore: dell’ortodossia cattolica, ma soprattutto dei loro interessi economici.
La dimostrazione “a contrario” di tale realtà consiste nel fatto che essi erigono a loro campione, nelle questioni di ordine temporale, il “capitano” Salvini.
Il quale non è né un cattolico, né un cristiano, né un appartenente ad altra religione “abramitica”, bensì un pagano dichiarato.
Il fatto che Bergoglio creda nel loro stesso Dio, mentre il capo della Lega è un devoto del “dio Po”, non pare smuoverli minimamente.
C’è poi la lettura della storia, che secondo alcuni deve essere condannata a partire dalla rivoluzione francese, mentre altri (come per Padre Falzaga, che cita a sostegno delle sue tesi un libro di Ratzinger) retrodatano la scomunica alla riforma protestante.
Alcuni “ultras” giungono ad includere l’umanesimo ed il rinascimento.
Ci domandiamo che cosa rimane, una volta compiuta questa operazione, della nostra stessa identità occidentale.
Stesso dicasi per i cosiddetti “sedevacantisti”: vi è chi indica come ultimo papa Eugenio Pacelli, mentre altri si fermano a Giuseppe Sarto.
Anche qui, ci sono degli estremisti che risalgono fino a Mastai-Ferretti.
Il risultato di tutto questo non consiste tanto nell’adesione alla reazione, quanto piuttosto nella pratica dell’oscurantismo.
Per cui non si può tollerare l’attitudine di Bergoglio a dialogare con la cultura occidentale moderna.
Molto meglio, da loro punto di vista, rimuoverla interamente.
A questo punto, però, non si vede che cosa si dovrebbe difendere dal dilagare delle orde islamiche.
Le quali sono ferme ad Averroè, “che ‘l gran comento feo”.
Allora, però, non si possono accusare i musulmani di essere dei retrogradi.