Sui motivi per cui “il morbo infuria” – come scrisse il Fusinato a proposito di Venezia – soprattutto a Bergamo e a Brescia interviene con un suo articolo Stefania Piazzo, ricordando come nella zona di confine tra le due province si fossero manifestati tra la fine dell’anno scorso e l’inizio di quest’anno alcuni casi di meningite, in parte con esito fatale per le persone colpite.
Dopo avere riferito nei dettagli al riguardo, citando ampiamente la stampa locale e le diverse autorità municipali, la nostra collega giunge ad una conclusione, che non possiamo commentare data la nostra assoluta incompetenza in materia scientifica: per scampare al contagio della meningite, la popolazione della bergamasca e del bresciano, che già era stata vaccinata in massa contro l’influenza diffusasi nello scorso autunno, chiese ed ottenne di essere sottoposta allo stesso trattamento preventivo.
Vennero vaccinati principalmente, data la loro particolare vulnerabilità, gli anziani, di cui molti erano ospitati nelle case di riposo.
L’autorità sanitaria adempì in modo esemplare alle richieste degli assistiti, con il risultato purtroppo di indebolire le loro difese immunitarie.
Non si poteva naturalmente prevedere che sarebbe sopraggiunta la nuova epidemia, facendo strage in particolare tra quanti erano afflitti da altre patologie.
Gli amministratori pubblici avevano agito naturalmente in buona fede.
Non si può tuttavia dire lo stesso a proposito del virologo Burioni, il quale previde il 7 gennaio che le teorie “antivacciniste” sarebbero finite per effetto di “un’epidemia che avrebbe terrorizzato la popolazione e spinto tutti a vaccinarsi”.
Peccato che il vaccino non sia stato ancora scoperto: soprattutto perché fino a quel momento dovremo essere terrorizzati e reclusi; in altre parole, cornuti e mazziati.
I benemeriti sanitari riuniti nel gruppo della “Medicina di segnale”, giustamente “preoccupati per le possibili derive autoritarie in atto”, denunziano – con un loro documento molto analitico e fondato su argomenti scientifici inoppugnabili – una situazione nella quale si prendono a pretesto l’epidemia e le conseguenti misure profilattiche per ledere i diritti costituzionali dei cittadini, quali la libertà di movimento, il diritto allo studio, il diritto al lavoro e il diritto alla salute per chi è affetto da patologie diverse dal coronavirus; per non parlare di un altro diritto non ricordato nel dibattito in corso, quello alla scelta di una cura diversa rispetto alla terapia attualmente imposta ai pazienti.
I redattori del documento fanno riferimento in primo luogo ai criteri con cui sono stati scelti molti dei componenti dei pletorici “comitati” chiamati a sostituire gli organi dello Stato designati dalla legge per occuparsi del contrasto alle epidemie e più in generale delle varie calamità.
Nel testo della “Medicina di segnale” si fa espresso riferimento ai “conflitti di interesse” determinati dai legami dei “consulenti” con imprese del settore sanitario.
Non risulterebbe infatti né etico né lecito avere consiglieri che collaborano con grandi aziende farmaceutiche”.
Tanto più che Burioni invoca l’introduzione dell’obbligo di vaccinarsi: i membri dei “comitati” – ricordano i medici autori del documento – “hanno chiesto l’immunità dalle conseguenze delle loro azioni”.
Questa richiesta non si concilia con il fatto che le loro competenze sono soltanto consultive o tutt’al più – come abbiamo già ricordato – propositive.
Se dunque non si è in grado di emanare alcun atto giuridico, come si possono commettere dei reati nell’esercizio delle proprie funzioni?
“Non dovrebbero essere figure istituzionali – si domandano i promotori di “Medicina di segnale” – a prendere “decisioni sul futuro del nostro paese? Una cosa è la consulenza, altro è decidere “in nome e per conto”. Con quale autorità?”
In realtà, decide soltanto Conte; il quale però si nasconde dietro la competenza scientifica dei suoi consiglieri.
Chi la certifica?
Lo stesso Presidente del Consiglio: il quale finge di farsi suggerire quanto in realtà vuole fare per propria scelta.
È tipico dei dittatori circondarsi di “yes man”, sempre disposti a compiacerli.
I medici dicono di assistere alla “sistematica cancellazione di ogni accenno a diversi sistemi di cura rispetto alla “narrazione ufficiale” (…) in totale assenza di contradditorio”.
Qui si fa esplicito riferimento all’autocensura praticata dai giornalisti: “In questo quadro intossicato, le reti e i giornali maggiori mandano in onda continuamente uno spot, offensivo per l’intelligenza comune, in cui si ribadisce che la loro è l’unica informazione seria e affidabile: il resto solo fake. Viene così creata l’atmosfera grazie alla quale si interviene su qualunque filmato, profilo social, sito internet che non si reputi in linea con la narrazione ufficiale. Nessuna dittatura può operare se non ha il supporto di una informazione asservita”.
In merito alla obbligatorietà della vaccinazione, si dice chiaramente che “da medici vogliamo ribadire l’importanza del rispetto della libertà di scelta di cura così come costituzionalmente definita”.
Per quanto riguarda l’obbligo di rimanere chiusi, vengono ricordati i suoi effetti nocivi sulla salute, specie dei bambini, dei disabili e delle persone affette da altre patologie.
Come se “tutto ciò non bastasse è stata scatenata la guerra del sospetto e della delazione tra gli invidiosi delle libertà altrui”.
Infatti, “mettere i propri sudditi l’uno contro l’altro è uno splendido sistema per qualunque dittatura per distrarre il popolo da quello che veramente il potere sta perpetrando a suo danno”.
Tralasciamo le considerazioni scientifiche inserite nel documento, del quale comunque raccomandiamo la lettura integrale, anche a chi – come noi – è profano nella medicina.
Ci limitiamo a fare nostre le proposte di ordine strettamente giuridico avanzate dai medici, che completamente condividiamo.
L’immediato ripristino della legalità istituzionale e costituzionale, richiamando il parlamento alle sue funzioni.
L’immediata cancellazione di task force e di consulenti esterni sui conflitti di interesse potrebbero essere elette, nel momento in cui si affidano loro responsabilità non previste istituzionalmente, come un aggiramento delle regole democratiche.
La protezione del diritto alla scelta di cura per impedire l’obbligatorietà di ogni possibile nuovo trattamento sanitario.
Ogni nuovo provvedimento emesso in emergenza dovrà obbligatoriamente prevedere una data di fine del provvedimento, al fine di non “tentare” alcuni a rendere le restrizioni della libertà una regola, il blocco di qualunque “app” o altro dispositivo informatico volto al controllo dei movimenti delle persone in palese violazione della nostra privacy.
Il ripristino immediato di una par condicio televisiva o mediatica, con ospitalità nelle trasmissioni di esponenti, ovviamente qualificati, di diversi punti di vista.
Dichiarazione dei propri conflitti di interesse da parte di qualunque professionista sanitario che esprima un pare televisivo o partecipa a un dibattito.
Il divieto di chiudere o cancellare siti o profili sociali in assenza di gravi violazioni di legge.
La rimozione di idee ed opinioni solo perché diverse dal main stream ufficiale non è degna di un paese civile.
Il divieto per le forze dell’ordine di interpretare a propria discrezione le regole di ordine pubblico fissate dai decreti.
Il divieto di radiazione di medici per la sola espressione di idee diverse da quelle della medicina ordinaria.
Da sempre il dialogo e il confronto tra idee diverse ha arricchito la scienza, che cambia e si evolve.

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Mario Castellano 30/04/2020
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