Se ci rammarichiamo per il fatto che un grande giurista quale è il professor Gustavo Zagrebelsky,
uomo di assoluta onestà intelettuale, non si pronunzi su un tema decisivo come il carattere di atti amministrativi proprio dei decreti del Presidente del Consiglio, per cui essi risultano nulli, quando si pretende di attribuire ad essi la qualifica di atti di tipo legislativo, l'intervento dell'ex presidente della Corte Costituzionale su "La Repubblica" del 30 aprile fornisce un importante argomento alla battaglia in difesa dello stato di diritto.
Lasciamo la parola al professor Zagrebelsky: i decreti del Presidente del Consiglio "mescolano vere e proprie prescrizioni giuridiche, con annessa comminazione di sanzioni, a consigli ed esortazioni che, evidentemente, di giuridico hanno poco o nulla ma riguardano l'assunzione di condotte autonome e responsabili.
Bene sarebbe distinguere: una cosa è l'obbedienza, altra cosa è la responsabilità.
Il difetto è la confusione.
La prima cosa è giuridica, la seconda è cosa etica.
I mezzi per promuovere l'obbedienza non sono quelli per promuovere la responsabilità.
Anche quest'ultima implica doveri, ma sono doveri autonomi che ciascuno impone a se stesso i nome della libertà propria e degli altri, in nome cioè della solidarietà.
Mescolare obbedienza e responsabilità è cosa contraria alla natura dell'uno e dell'altra, come mescolare soggezione e adesione, vincolo e libertà.
Chiamare all'obbedienza e sollecitare la responsabilità sono cose profondamente diverse.
A ciascuno il suo: al governo le prescrizioni giuridiche (vietare, cosentire, imporre), alla società, nelle sue tante articolazioni, la promozione dell'etica e della responsabilità.
Il professor Zagrebelsky non è uno studioso né della filosofia del diritto, né della storia delle dottrine politiche.
Non lo siamo neanche noi, basta però prendere le mosse dalla sua analisi per rilevare - senza ombra di dubbio - che l'alto magistrato denunzia il tentativo di trasformare la Repubblica Italiana in uno stato etico, cioè in uno stato ideologico.
Si tratta, infatti, sostanzialmente della stessa cosa.
Qualora, aderendo alla concezione dello stato che aveva ispirato la rivoluzione inglese del 1648, quello cioè di Hobbes e Locke, si ritiene che lo stato abbia esclusivamente il compito di garantire laconvivenza pacifica tra i consociati, non si considera necessario conformarlo alla ispirazione di una particolare ideologia sia essa filosofica o religiiosa.
Qualora invece si segua il pensiero di Heghel, si postula che lo stato debba instaurare un ordine morale.
Tale ordine, però, intanto può essere instaurato in quanto sia fondato su di un'ispirazione ideologica, con cui esso finisce per conformarsi.
Ne consegue che chi offende tale ispirazione - o semplicemente la mette in discussione - si oppone alla realizzazione del compito attribuito allo tato, che consiste nella realizzazione di un ordine etico.
Gli oppositori sono dunque considerati alla stregua di nemici della morale.
Peer tutelarla si ricorre dunque alla imposizione di una norma penale.
Il dissidente diviene così un criminale.
Non ci riferiamo ad eventi remoti nello spazio o nel tempo.
Nella nostra città vive ancora un signore che venne a suo tempo condannato dal "Tribunale speciale per la difesa dello stato" perchè aveva criticato il regime fascista.
Il professor Zagrebelsky rileva che si è già compiuto il primo passo in questa direzione: i decreti emanati da Conte si propongono infatti di promuovere e di affermare nella società un ordine morale.
In una democrazia liberale, però, le scelte dei cittadini in materia etica, cioè filosofica, devono essere assolutamente libere, e non imposte dallo stato. il tentativo di renderle obbligatorie per legge significa dunque instaurare un regime ispirato ad una specifica ideologia, cioè un regime totalitario: nel quale le altre istanze, le altre convinzioni, non hanno diritto di esprimersi.
Che il movimento "pentastellato", di cui il Presidente del Consiglio si dichiara simpatizzante, si proponga precisamente questo scopo, non lo diciamo noi: basta infatti leggere i testi cui esso si ispira, redatti da Casaleggio, per rendersene conto.
Anche gli strumenti giuridici adottati per realizzare tale risultato sono d'altronde quelli tipici dei regimi totalitari.
Basti pensare all'abolizione del parlamento, basata sulla asserita necessità di sostituire la democrazia rappresentativa con la democrazia diretta.
Il moviemnto di Grillo si propone dunque di divenire partito unico.
Il professor Gustavo Zagrebelsky afferma giustamente che spetta alla società, e non allo stato, il compito di promuovere l'etica.
La società, però, nei regimi totalitari non deve svilupparsi liberamente, né scegliere in modo autonomo i principi cui ispirarsi: essa deve invece onformarsi con l'ideologia ufficiale dello stato.
Tale risultato si ottiene tanto più e facilmente quanto più si coartano le aggregazioni tra i cittadini.
Per giungere a tale risultato, conviene anche ridurre la popolazione in miseria: chi deve affannarsi dal mattino alla sera per mangiare, non ha tempo per opporsi al regime.
Si comincia comunque vietando a tutti di andare ad una riunioine, di assistere ad uno spettacolo, di partecipare ad una funzione religiosa e perfino ad un convivio in un locale pubblico.
A questo punto, si potrà ascoltare soltanto l'espressione della verità ufficiale, proclamata da Conte e dal suo partito: la cui democrazia interna è pari a quella del suo omologo della Corea del Nord.