Applichiamo ancora una volta la distinzione tomistica tra il fatto e l'evento per spiegare quanto sta avvenendo in questo momento a Roma, o meglio a Palazzo Chigi e dintorni, dato che gli altri luoghi del potere (con l'unica, significativa eccezione di quelli situati sulla riva destra del Tevere) sono attualmente vuoti, nel senso letterale del termine.
C'è aria di regime, al punto che alle pur timide riserve espresse dalla professoressa Cartabia in merito all'uso improprio e spregiudicato dei decreti del Presidente del Consiglio per introdurre nuove norme di legge (altri giuristi - noi compresi - si sono manifestati in termini ben più assertivi e polemici), Conte ha esclamato: "Si dimentichi di diventare Presidente della Repubblica!".
Di Walter Ulbricht fu detto che l'ambizione costituiva il suo unico tratto umano.
La stessa definizione si attaglia all'Avvocato di San Giovanni Rotondo.
Il quale è passato con indifferenza, nel nome della fama di potere, dal cattolicesimo più profondo (diceva di essere devoto di Padre Pio) al culto pagano della dea Gaia.
Salvini aveva compiuto lo stesso percorso all'inverso, dal dio Po all'Immacolata.
Brutto segno per la nostra religione, e per la spiritualità in generale: quando il dio di Abramo si riduce ad un argomento propagandistico, ciò non significa affatto che sia tornato al centro dela società, come vorrebbero certi predicatori radiofonici: vuole dire al contrario che si tratta ormai di uno dei tanti articoli esposti nel supermercato della politica politicante.
L'ambizione di Conte viene anche rivelata dalla sua transumanza dai fautori dello stato di diritto alla schiera di quanti invocano i pieni poteri.
Salvini lo faceva vestendo i panni del tribuno, del personaggio da osteria, del Fregoli dedito a cambiare uniforme ad ogni comizio.
Conte veste invece sempre la stessa divisa, il doppio petto ministeriale con il fazzoletto a tre punte nel taschino.
Qualcuno vi ha scorto un simbolo massonico, riferito al grado di maestro, che per l'appunto è il terzo e più alto nel cammino iniziatico.
Bisognerebbe vedere se il Presidente del consilgio appone i tre puntini dopo la firma.
Altrimenti, le punte del fazzoletto potrebbero essere frutto di una mera coincidenza.
O peggio, diuna allusione millantatoria alla libera muratoria.
L'uomo, comunque, ama circondarsi di un'aura di mistero, e perfino la maschera profilattica da lui esibita sembra simboleggiare il mutismo tipco del potere.
Il quale, quando parla, lo fa per allusioni.
Nell'ultimo discorso di Conte, ricorrevano ossessivamente le parole "proibire" e "concedere".
Giustamente, il vecchio Casini gli ha ricordato che i diritti si devono viceversa riconoscere.
Era concesso lo Statuto Albertino, per cui i Re sabaudi non cessarono mai di essere sovrani assoluti.
In francese si usa il verbo - altrimenti desueto - di "octroyer", riferito ai sudditi.
La rivoluzione dell'ottantanove li trasformò in "cittadini".
Il dottor Celi e il dottor Benotti potrebbero trarne ispirazione per un bell'articolo su "Le Phare", giornale che però ha un solo difetto: non esiste.
Torniamo però a Giuseppe Conte.
L'avvocato "del popolo" (povero poppolo!) avrebbe fatto meglio a rimanere fedele alle sue asserite radici cattoliche democratiche, anzichè dedicarsi a distruggere quanto rimane dello stato di diritto.
Più che a Gioberti, ed alla scuola del cattolicesimo liberale, il sangiovannaro pare invece ispirarsi al tradizionalismo di De Maistre (anch'egli conte, nel senso del titolo nobiliare).
L'aristocratico savoiardo è rimasto famoso per il so motto "tout pour le peuple, rien par le peuple".
il Presidente del Consiglio è fedele alla seconda parte della consegna, molto meno alla prima.
In politica internazionale, l'uomo ci fa assistere ad un'orgia di eclettismo, essendo europeista in Europa, atlantista in America e terzomondista in Cina.
Tale ultima appartenenza risulta però di gran lunga la più consona al suo autoritarismo.
Egli assomiglia infatti più a Xi Jinping che a De Gasperi.
Assistiamo dunque al punto finale della involuzione percorsa dalla nostra generazione.
Nel 1968 e negli anni seguenti, la gioventù europea scelse di farsi seguace di ideologie esotiche, ripudiando l'adesione - benchè critica - alle scuole e politiche proprie dell'occidente.
Eppure, non mancavano allora i punti di riferimento, che sono venuti meno soltanto in seguito.
Brandt e Mitterand non entusiasmarono nessuno, essendo loro preferiti Mao Tse Tung, Ho Chi Minh e Che Guevara.
Passata l'identificazione emotiva con il ribellismo incarnato da tali personaggi, è rimasta la tendenza ad imitare i loro modelli autoritari.
Conte è troppo giovane per aver inneggiato ai dirigenti terzomondisti.
I prelati di "Villa Nazareth" lo avrebbero comunque dissuaso da simili esibizioni, oltretutto incompatibili con le sue ambizioni.
Ora, giunto al potere, egli onora il motto secondo cui lappetito viene mangiando, e si dedica ad emulare l'imperatore della Cina.
Se nel millenovecentosessantotto ci fu il fatto, l'assimilazione d certi modelli ha prodotto l'evento di cui oggi assistiamo, o - per meglio dire - che oggi subiamo.
L'ultimo coniglio uscito dal cilindro del prestigiatore pugliese è il redivivo reddito di cittadinanza.
Quando verrà istituito, faremo nostro il motto del "socialismo reale", che diceva: "essi fanno finta di pagarmi, io faccio finta di lavorare".
Poco male se questa ipocrisia verrà messa in scena "nei campi, al mare, all'officina, alla miniera".
Se però lo scenario verrà trasferito nel "laogai", non ci sarà nessuna finzione.

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Mario Castellano 06/05/2020
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