Due recenti decisioni adottate dal governo - apparentemente non collegate l'una con l'altra - rivelano come l'attuale tendenza a distruggere lo stato di diritto per sostituirlo con un regime autoritario non sia da mettere soltanto in rapporto con la necessità di imporre misure profilattiche, ma risponda soprattutto ad una ben precisa ideologia con cui conformare la società italiana.
Qualora questi soggetti si trovino in difficoltà - ed è inutile aggiungere che tale situazione si sta generalizzando - interviene la Cassa Depositi e Prestiti se si tratta di grandi imprese, o direttamente lo Stato nel caso di quelle medie e piccole, mediante la sottoscrizione del quarantanove per cento del capitale.
Ciò origina vari problemi, che gli imprenditori sull'orlo del fallimento sono naturalmente portati a trascurare pur di salvarsi.
In primo luogo, se è vero che il socio pubblico rimane in minoranza, mentre quello privato mantiene la maggioranza delle quote o delle azioni, è anche indubbio che nel caso (molto probabile) di una permanenza delle difficoltà, ci si trova nella necessità di procedere ad una ricapitalizzazione.
Per effetto di tale operazione, il socio di minoranza diviene però facilmente socio di maggioranza.
In secondo luogo, la legge e lo statuto della società prescrivono di nominare dei nuovi componenti del Consiglio di Amministrazione in rappresentanza della minoranza.
Ci sono in Italia così tante persone munite di una adeguata competenza in materia di gestione aziendale?
Verosimilmente no, ma si può supplire con dei militanti "pentastellati", come già avvenuto nel caso dei "comitati" che assistono Conte, infarciti di persone dalle competenze in qualche caso assai dubbie.
Ora si annunziano nuove nomine in questi organismi già pletorici, con la scusa che le donne non vi sono sufficientemente rappresentate.
In terzo luogo, la prospettata immissione di capitale pubblico nelle imprese viola la normativa europea che tutela la libera concorrenza.
L'Italia l'ha già trasgredita con la nazionalizzazione della compagnia aerea di bandiera.
In tal caso, però, la commissione di Bruxelles ha chiuso tutti e due gli occhi, altrimenti saremmo rimati senza collegamenti con l'estero.
Tale benevolenza non è comunque destinata a ripetersi.
"Last but not least", può determinarsi questa situazione: lo Stato, divenuto socio di due imprese operanti nello stesso settore, si adopera - attraverso gli amministratori di nomina pubblica - affinchè si proceda ad una fusione.
Ciò viola però la normativa "antitrust", tanto nazionale quanto europea.
A questo punto, entra in scena la seconda misura prevista dal nostro esecutivo, che incoraggia la costituzione di nuove cooperative.
In linea di principio, non vi è nulla di male: l'Italia - ed in particolare l'Emilia - è la patria di Camillo Prampolini.
Purtroppo, è anche il paese di Consorte, ma questo è un altro discorso.
L'utilità della cooperazione aumenta nel momento in cui dilaga la disoccupazione.
Che cosa avverrà, però, se i rappresentanti dello Stato nei consigli di Amministrazione delle imprese di cui esso diverrà socio proporranno di affidare a tali cooperativi il lavoro già svolto dalle società per azioni o dalle società a responsabilità limitata?
Chavez, appena assunto il potere nel Venezuela, sostituì con delle cooperative appositamente costituite le imprese che cominciavano a fallire in gran numero, affidando ad esse le attività produttive ed i servizi che altrimenti sarebbero venuti a mancare.
Avvenne però che le cooperative in deficit fossero sostenute dal capitale pubblico, per impedire che i loro soci ricadessero nella disoccupazione.
Ci domandiamo comunque da dove verrà il denaro da investire nelle imprese private, e poi quello destinato a sostenere le nuove cooperative.
Scartata la possibilità di procedere ad un prelievo forzoso dai conti correnti bancari - data la dubbia legittimità costituzionale - si potrà imporre un corso forzoso della moneta, introducendo la parità tra l'Euro e una nuova valuta parallela.
Che naturalmente non verrà accettata, sul mercato, salvo che per acquistare beni deperibili.
Chi vorrà comprare un’automobile (ammesso che ci riesca) dovrà pagarla in Euro.
Dove li troverà?
Nelle rimesse degli emigrati.
Italiani, tenetevi caro lo zio d'America, e chiedetegli di spedire dei dollari e/o dei beni "di lusso".
Tra i quali potrete annoverare anche il sapone e la carta igienica, come abbiamo potuto constatare nel paese di adozione.
Post scriptum.
Il professor Prodi dice di essere d'accordo con il governo.
Non è forse la stessa persona che venne considerata a suo tempo un eroe nazionale per avere liquidato l'I.R.I.?

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Mario Castellano 08/05/2020
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