Il professor Vittorio Sgarbi ha tracciato un parallelo tra quanto avvenne in occasione del rapimento di Aldo Moro e quanto è successo con la dottoressa Romano.
Prima di valutare le analogie e le differenze tra i due casi sul piano giuridico, occorre ricordare che nulla di quanto scrisse all'epoca l'ex Presidente del Consiglio dalla sua detenzione venne creduto, ed anzi semplicemente preso in considerazione, con l'argomento che l'autore delle lettere era plagiato - o quanto meno oggettivamente condizionato dai terroristi delle Brigate Rosse.
Nessuno, invece, ha messo in discussione la spontaneità e la sincerità della conversione all'Islam della dottoressa Romano: senza tenere in considerazione il fatto - ricordato all'epoca da Leonardo Sciascia - che Moro, essendo già anziano - non si esprimeva verosimilmente essendo motivato dalla paura di morire.
Questo timore risulta invece più comprensibile in una persona molto giovane.
Ciò detto, ricordiamo che noi ci schierammo all'epoca con il cosiddetto "partito della fermezza", ma tra i motivi per cui fummo indotti a questa scelta non vi era il dubbio sulla sincerità di quanto Moro scriveva.
Da un lato condividevamo i suoi ragionamenti politici, ma dall'altro lato non li consideravamo rilevanti sul piano giuridico.
Moro ammoniva sul fatto che la sua morte avrebbe posto fine alla esperienza dell'unità nazionale, e questo avvenne puntualmente.
Venuto a mancare l'unico possibile punto di equilibrio per la repubblica, la vicenda civile dell'Italia sarebbe degenerata fino a travolgere l'ordine democratico.
Risulta anche chiaro che i dirigenti democristiani non volessero proseguire nell'alleanza con i comunisti, che essi avevano subito, essendo stata imposta unicamente dal prestigio di Moro.
Dal canto loro, i dirigenti comunisti volevano in gan parte ritornare all'ovile filosovietico.
Con le nefaste conseguente che conosciamo: la caduta del muro di Berlino li avrebbe colti del tutto impreparati.
Perchè dunque non ascoltare Moro quando scriveva: "Non pensate al domani, ma al dopodomani"?
Perchè trattare con le Brigate Rosse avrebbe inevitabilmente comportato la loro "olpizzazione", neologismo derivato dalle iniziali della Organizzazione per la Liberazione della Palestina, della quale all'epoca si stava riconoscendo la personalità di diritto internazionale.
La trattativa, in altre parole, avrebbe legittimato, precipitandola, la guerra civile che i brigatisti tentavano - per fortuna senza successo - di provocare.
Nel caso della dottoressa Romano, abbiamo invece accettato senza neanche discuterne in sede istituzionale - il Parlamento non è stato consultato - di "olpizzare" un gruppo di terroristi.
Anche se si tratta di stranieri, la guerra che costoro stanno combattendo si sposterà inevitabilmente dallo scenario extraeuropeo a quello del nostro continente.
È infatti probabile che l'accordo stipulato per liberare la dottoressa Romano non comprenda soltano delle clausole di ordine "economico", ma anche altre, di carattere politico.
Forse non si è accettato di autorizzare qualche forma di presenza del terrorismo islamico in Italia - analogamente a quanto avvenne a suo tempo con i Palestinesi - ma certamente i servizi segreti della Turchia non si sono limitati ad esigere un compenso in denaro per la loro senseria e la loro malleveria.
Il "sultano"ambisce ad un "droit de regarde" sullo scenario dell'occidente cristiano.
Erdogan ha dichiarato "apertis verbis" che il confine della Turchia "va da Trieste a Vienna".
Il Presidente si propone dunque di ripristinare la situazione esistente nel 1683, quando i suoi antenati assediarono la capitale dell'Impero.
Con tanti saluti per l'indipendenza delle nazioni cristiane del Balcani.
Dopo aver avuto i tiratori scelti serbi dell'esercito jugoslavo appostati ad ottocento metri in linea d'aria da piazza Unità d'Italia (si dice che inquadrassero nei loro mirini telescopici gli avventori seduti nei "dehors"), aspettiamo ora i giannizzeri.
Si potra obiettare che anche gli altri stati occidentali hanno negoziato per liberare i rispettivi ostaggi nelle mani dei terroristi islamici.
Nel nostro caso, però, c'è stato un salto di qualità, dato che abbiamo negoziato con un altro stato, cioè la Turchia, che ha patteggiato a sua volta con una organizzazione terroristica.
Proviamo ad applicare a questa situazione la proprietà transitiva, e vedremo che il risultato consiste per l'appunto nella "olpizzazione" degli "shebab".
I negoziati indiretti (famoso, ma tutt'altro che unico, quello condotto da Kissinger tra Egitto e Israele) portano inevitabilmente le parti al riconoscimento reciproco.
La storia è piena di governanti che sono stati terroristi.
Non ci scandalizza dunque quanto ha fatto Conte: ci scandalizza che dica ancora di combatterli.