È apparso su "La Repubblica" di lunedì 18 maggio, un articolo di Bernard Henry Lévy, nel quale il brillante "maitre à penser" francese chiama gli intellattuali dell'Occidente alla resistenza contro l'invadenza politica, culturale, economica e - "ça va sans dire" - militare cinese, nel nome del fatto che il grande Paese asiatico è una "potenza senza Dio".
Anche Eugenio Pacelli aveva usato a suo tempo questo argomento contro la Russia sovietica.
Non tutti gli ateismi, però, sono uguali.
Quello praticato dai bolscevichi - che tuttavia proprio Stalin aveva in parte attenuato, stipulando con la Chiesa ortodossa un "modus vivendi" nel nome del nazionalismo per fronteggiare l'aggressione nazista - comportava la negazione della stessa vocazione storica del loro Paese, destinato ad ospitare dopo la caduta di Costantinopoli la "terza Roma", cioè addirittura la nuova capitale del cristianesimo.
L'ateismo dei comunisti cinesi non costituisce invece tanto un portato del marxismo, quanto piuttosto la naturale continuazione di una tradizione filosofica che nega la distinzione tra la trascendenza e l'immanenza.
La cina - e con essa tutto l'Estremo Oriente - si è dunque sempre mostrata reafrattaria alla penetrazione delle religioni dette "abramitiche", che si basano precisamente su tale dicotomia.
Nello "Impero di Mezzo"c'era sempre stata - e c'è tuttora - una comunità israelitica, ma la sua sopravvivenza era precisamente dovuta al fatto che gli Ebrei non fanno proselitismo.
Quando Padre Matteo Ricci arrivò a Pechino, il rabbino capo, avendo saputo che non si trattava di un musulmano, andò a visitarlo, credendo che fosse un suo collega.
Il gesuita di Macerata sarebbe forse riuscito a cristianizzare la Cina, ma al prezzo di promuovere un sincretismo con il culto confuciano degli antenati, che la Curia di Roma cosiderò ereticale, causando il fallimento del suo tentativo.
Tutto ciò per dire che l'autoritarismo cinese, sostituendo ai Mandarini i funzionari del partito e all'Imperatore il suo segretario generale, costituisce la perfetta incarnazione ed il perfetto aggiornamento della tradizione confuciana.
Se i liberisti occidentali prendono a esempio gli operai giapponesi, che ogni mattina - prima di iniziare il lavoro - pregano per il padrone, certi esponenti della sinistra - dopo avere adorato Stalin - hano praticato il culto di Mao Tse Tung.
La nostra modesta opinione è che l'Occidente, per resistere all'influenza ideologica della Cina, non abbia alcun bisogno di bandire una crociata. Basta semplicemente basarsi sulla nostra identità e sulla nostra tradizione: noi crediamo nella trascendenza, i cinesi non ci credono.
Risulta ben più insidiosa l'influenza dell'Islam, che condivide tale nostra convinzione, e che dimostra maggiore coerenza nel mantenerla.
Se la dottoressa Romano fosse stata rapita dai comunisti cinesi, non avrebbe cambiato religione: costoro, infatti, non ne professano nessuna. Essi infatti non possono "religare", cioè connettere, l'immanenza con la trascendenza, nella quale non credono.
La caduta del comunismo ha cambiato la Russia, facendola ritornare alla sua antica fede, mentre ha rafforzato la Cina nella propria altrettanto antica filosofia.
Oggi risulta più forte chi vive con più coerenza e con più convinzione la propria identità. Per i cinesi ciò risulta più facile, in quanto non vi è stata alcuna cesura con il passato. Come dobbiamo rapportarci con loro?
Il Papa ha proposto ai musulmani una "alleanza" nel nome della causa comune dei popoli oppressi. Con i confuciani l'ha già stipulata, non soltanto mediante l'accordo sulla nomina dei vescovi in Cina.
L'alleanza non deve però significare nè subordinazione, nè alienazione. La subordinazione è rappresentata da personaggi come Conte, che affida ai cinesi lo spionaggio elettronico, l'alienazione è incarnata dai soggetti come la dottoressa Romano, che rinnegano la propria identità.
In quanto cristiani, in quanto occidentali ed in quanto italiani possiamo arrecare un contributo alla causa comune senza prostituirci, scendendo al livello dei collaborazionisti, nè scimmiottare identità diverse dalla nostra.
La destra insulta "Aisha" Romano, la sinistra la esalta con un entusiasmo degno di miglior causa. Se i dirigenti ex comunisti vogliono a tutti i costi assumere la sua difesa di ufficio, non avendo a disposizione altri e migliori campioni della loro causa, devono semplicemente ricordare come Togliatti abbia leccato i piedi a Stalin. I suoi seguaci, ciò malgrado, lo consideravano "il Migliore".
Basta dunque riconoscere che la dottoressa Romano non è affatto "la Migliore"

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Mario Castellano 21/05/2020
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