Nessuno può credere ragionevolmente che l'ambasciatore della Cina in Israele sia morto per cause naturali. Ciò detto, aggiungiamo che altrettanto ragionevolmente non si saprà mai con certezza chi lo abbia ucciso. Possiamo dunque avanzare delle ipotesi sui motivi.
Se l'omicidio fosse stato consumato ai danni di un diplomatico cinese accreditato in un altro Paese, risulterebbe più facile insinuare la responsabilià dei servizi segreti di qualche potenza occidentale. In questi casi, gli agenti segreti israeliani agiscono a volte "per conto terzi". Se però i componenti dei due servizi di "intelligence" dello Stato ebraico operano all'estero "su commissione", non permettono che altri facciano lo stesso sul loro territorio.
Uccidere un ambasciatore accreditato presso il governo di Gerusalemme significa dunque inviare un messaggio molto esplicito alle autorità di Pechino, una sorta di dichiarazione di guerra.
Le esecuzioni mirate dei nemici di Israele vengono infatti normalmente decise dal cosiddetto "Gabinetto Ristretto" del governo, ma in alcuni casi il primo ministro può avocare la decisione alla propria esclusiva competenza. Tra tutti i suoi predecessori, Netanyau è il più propenso ad usare la forza, non tanto per motivi ideologici, quanto a causa della sua formazione. Che cosa dunque potrebbe averlo indotto ad una risoluzione così estrema? Possiamo soltanto allineare alcuni indizi.
L'ambasciatore, in coincidenza esplicita con la visita di Pompeo in Israele, aveva firmato alcuni articoli sul "Jerusalem Post", nei quali - inserendosi nella polemica tra Washington e Pechino innescata dalla attuale epidemia - attaccava duramente il governo americano. Ciò costituiva una inusitata violazione delle consuetudini diplomatiche.
Perchè il massimo rappresentante della Cina si era esposto in questo modo?
Alcuni anni or sono, il suo Paese aveva acquistato una importante catena di supermercati, diffusi su tutto il territorio israeliano. Il servizio segreto militare aveva espresso pubblicamente parere contrario alla cessione di un "asset" che altrove non sarebbe considerato strategico, ma risulta tale in uno Stato dipendente dall'estero per il proprio approvigionamento di alimentari.
Israele, infatti, non può commerciare con i Paesi confinanti, e dunque risulta particolarmente vulnerabile da un mancato approvvigionamento di viveri.
Il Primo Ministro decise però in contrasto con l'avvertimento dei servizi segreti, ed autorizzò la transazione.
La presenza diplomatica ed economica dei cinei comporta però un accrescimento delle loro capacità di compiere azioni di "intelligence". Questa prassi è normale e risaputa, ma diventa ben più insidiosa nel momento in cui il mondo procede verso una "escalation" della tensione tra il fronte delle democrazie liberali ed una alleanza molto composita che ha nella Cina il suo capofila, ma include anche l'insieme del mondo islamico.
Si può dunque prevedere una intensificazione degli episodi con cui si manifesta questo conflitto, che è insieme ideologico, economico e militare.

Send Comments mail@yourwebsite.com Saturday, April 25, 2020

Mario Castellano 21/05/2020
Copyright ilblogdimario.com
All Rights Reserved