Criticare i partiti, tanto di maggioranza quanto di opposizione, è divenuto in Italia un esercizio difficile.
Chi vi si cimenta fa dunque la figura del famoso bambino della favola, il quale disse incautamente che il re era nudo.
I nostri uomini politici si sono ridotti ad essere delle "anime morte", che addirittura si compiacciono perchè non si misura mediante l'esercizio del suffragio il loro effettivo consenso.
Essi fondano il proprio potere precisamente sul fatto che il popolo non vota.
Se però venisse data la parola agli elettori, apparirebbe qualche nuovo soggetto, in grado di sostituire tanto gli attuali governanti quanto i loro sedicenti oppositori?
Verosimilmente, no.
I veri oppositori vanno ricercati in alcuni piccoli gruppi minoritari, la cui azione rimane confinata quasi esclusivamente nella metapolitica.
L'unico modo per contrastare il potere consisterebbe nell'intraprendere delle azioni illegali, ma questo - in tempi di emergenza - risulterebbe doppiamente biasimevole, e - quanto più conta - doppiamente impopolare.
Il potere va infatti sistematicamente alla ricerca di capri espiatori, al punto di politicizzare tanto i malcapitati veri o presunti, trasgressori delle norme profilttiche, quanto coloro che vengono incaricati di perseguirli.
Ci giunge notizia che il Sindaco di Imperia ha scelto i nuovi miliziani dell'antivirus tra gli emarginati sociali.
Si conferma così il paragone - da noi recentemente tracciato - con gli squadristi.
I quali indossavano la camicia nera in omaggio alla divisa degli "arditi", componenti di un corpo militare formato da delinquenti finiti in prigione, e spediti al fronte in cambio della promessa dell'impunità.
Quale prestigio potranno avere davanti ai cittadini tali loro guradiani, è facile immaginarlo, ma da questo punto di vista non vi è nulla di nuovo.
La destra locale, malgrado agisse precettando i suoi seguaci - come fanno tutti i partiti unici nelle dittature - riusciva a riempire le piazze soltanto con l'aiuto dei "tifosi".
Saremmo dunque al cospetto di conati di guerra civile se ci fosse dall'altra parte un contendente, che però non si scorge neanche scrutando l'orizzonte con il più potente dei canocchiali.
Dobbiamo dunque concludere che si è già consolidato un nuovo regime? No, perchè anche le dittature più spietate non si reggono soltanto sulla repressione, ma hanno bisogno di un sostegno popolare, a volte parziale ma comunque effettivo e consistente.
Esse hanno dunque bisogno tanto del bastone quanto della carota.
Il fatto che ci sia solamente il bastone esclude la possibilità di trovarci in una situazione simile a quella del 1925.
Se un paragone risulta possibile, è più appropriato quello con il 1940, quando l'entrata in una guerra impopolare e destinata comunque ad essere perduta cominciò ad erodere, lentamente ma inesorabilemente, il favore popolare nei riguardi di Mussolini.
Non passa giorno, tuttavia, senza che lo stato di diritto venga picconato.
Giovanni Orsina, su "L'Espresso" riassume la situazione con questa formula: "Il massimo del potere nel luogo politicamente più vuoto, cioè Palazzo Chigi, che ha già esautorato il Parlamento e gli stessi Ministeri, compresi quelli di cui sono titolari i sodali di Conte".
Il quale governa con i propri decreti e sostituisce gli organi titolari della rappresentanza popolare - sia pure in diretta - con dei "comitati" da lui stesso nominati, che rispondono soltanto al Presidente del Consiglio.
Ora viene messa la classica ciliegia sulla torta, con il reclutamento di un nuovo corpo di polizia, naturalmente politica.
Se l'organico risultava insufficiente, perchè non si sono nominati altri carabinieri, agenti di polizia e finanzieri, o perfino vigili urbani?
Perchè chi indossa l'uniforme gode di certe prerogative, ma è anche tenuto ad agire nell'ambito delle norme di legge.
Il fatto stesso che i poteri del nuovo corpo non vengono precisati, permettono di accrescerli o diminuirli nell'arco di poche ore, rivela come questa nuova entità faccia riferimento alla persona di Conte, ma soprattutto al suo partito.
Come si è arrivati a questo esito?
Mussolini aveva distrutto l'opposizione combattendo e vincendo una guerra civile.
Le forze politiche della Repubblica si sono sciolte da sole.
Scrive ancora Orsina che la mancanza di rappresentatività del Governo "è conseguenza diretta della evanescenza dei partiti della maggioranza e della opposizione", per cui "la politica italiana sembra una giostra di calviniani cavalieri inesistenti".
Contro i quali si profila una rivolta, ma - si domanda Orsina - "se la rabbia sarà tanta, sarà incanalata politicamente, o resterà priva di rappresentanza? Se sarà incanalata politicamente, da chi lo sarà? E ai partiti che riuscissero eventualmente a incanalarla sarà dato spazio nelle istituzioni?"
Proviamo a rispondere a queste domande.
La rabbia, verosimilmente, prima o poi finirà per esplodere.
Non essendo guidata da nessuno - manca infatti, nell'Italia di oggi, un Lenin ed un partito bolscevico - è impossibile che generi l'instaurazione di un "ordine nuovo".
Se esistesse invece un soggetto politico riformista, le istituzioni sono troppo sclerotiche per cooptarlo.
Nè - per altro verso - esse risultano in grado di approfittare della rivolta per consolidare il proprio potere.
Ciò risulterebbe possibile se sapessero come riempire la pancia degli italiani, che invece sarà sempre più vuota.
L'esito della insipienza dei governanti e della disperazione dei governati può essere dunque uno solo: la cariocinesi tanto dello Stato - destinato a trasformarsi in un "crashed state" o "failed state" - quanto della stessa società italiana.
Il nostro futuro non assomiglia alla Jugoslavia, ma piuttosto alla Somalia.