La notizia ha circolato dapprima come indiscrezione, sussurrata nei soliti ambienti dei bene informati, ma dopo qualche ora è stata confermata dalle edizioni elettroniche dei grandi giornali: la Procura di Milano sta indagando su Renzi, Gentiloni e Conte per reati contro la sicurezza dello Stato, avendo stipulato accordi segreti con la Cina che la mettono in pericolo.
Risulta evidente l'intervento di un servizio segreto straniero, ed in effetti le informazioni fanno riferimento non soltanto alla CIA, ma anche alla stessa polizia federale degli Stati Uniti, avendo i nostri governanti tentato di interferire sulle elezioni presidenziali di quel Paese.
La memoria corre a "tangentopoli", per via di diverse analogie tra le due situazioni.
In primo luogo, è di nuovo la magistratura di Milano ad intervenire.
Il capoluogo lombardo si dichiara con una certa jattanza la "capitale morale" del Paese.
In realtà, Milano è l'unico grande capoluogo di regione che non sia mai stato capitale di un proprio "antico stato" preunitario.
Nel 1535, infatti, con la morte di Francesco II Sforza, il ducato venne sottoposto al dominio diretto della Spagna. Ne seguì quella corruzione nei costumi civili che il Manzoni denunziò nei "Promessi Sposi".
Venne poi, in seguito al trattato di Utrecht del 1713, la cessione all'Austria, e da allora - prima che sorgesse l'aspirazione all'unità nazionale - Milano divenne il laboratorio italiano delle nuove idee, tanto che vi nacque - nell'ambiente di una aristocrazia illuminata, che ambiva a trasformarsi in borghesia imprenditoriale - il nostro illuminismo.  
Non è casuale che Alessandro Manzoni fosse il nipote di Cesare Beccaria, massimo rappresentante di questa corrente del pensiero.
Oggi, Milano è la capitale non soltanto della finanza, ma anche dell'editoria, che vi richiama tante energie intellettuali, provenienti da tutta l'Italia.
Milano non è dunque - nè intende divenire - il contraltare politico di Roma, sia perchè fondamentalmente crede ancora nell'unità nazionale, sia in quanto non è capace di essere capitale. Questa città rappresenta tuttavia una sorta di alternativa ideologica a Roma, elabora come un dover essere contrapposto all'essere della sede delle istituzioni.
A ben guardare, esiste una similitudine con quanto avvenne in ambito ecclesiastico, fin da quando l'imperatore d'Occidente Teodosio la scelse come centro dell'Italia settentrionale. "Mediolanum" ha precisamente questo significato, ed il concetto risulta più chiaro dal suo nome tedesco di "Mailand", che designa per l'appunto il centro di una terra, la Pianura Padana, ma anche il punto di incontro tra l'Europa centrale e quella mediterranea.
Milano, dal tempo di sant'Ambrogio fino a quello recente di Montini e di Martini, non ha mai promosso divisioni nella Chiesa, ma ha sempre rappresentato un modo diverso di concepirla. I suoi pastori - a differenza dei vescovi di Roma - non esprimevano l'aspirazione al potere terreno, ma tendevano a conferire una ispirazione alla società civile.
Ecco perchè - in campo giudiziario - i magistrati di Milano svolgono indagini che mettono in discussione gli equilibri politici, mentre quelli di Roma - ligi al potere politico - insabbiano le inchieste per non disturbarlo.
Che cosa significa la nuova indagine?
Essenzialmente, che una parte dell'Italia reagisce alla deriva terzomondista che l'attuale governo intende imprimere al Paese.
Ciò avvenne già quando un analogo tentativo venne esperito da Craxi. Benchè si trattasse di un milanese, le sue origini siciliane lo portavano a concepire un'Italia mediterranea e levantina. Non fu però la Milano della finanza a contrastarlo, bensì quella della giustizia, che - come l'arbitro - ha il conto di segnare i falli. Ed i falli erano nei metodi che Craxi impiegava.
Oggi, il governo viene invece sanzionato per il merito delle sue scelte.
Se la corruzione delle tangenti costituiva una superfetazione del potere, la diplomazia segreta fa parte della sua essenza.
Gli eredi italiani dei bolscevichi, che avevano esordito al potere pubblicando i trattati segreti, cadono - per una curiosa nemesi storica - proprio su questa prassi. Che comporta l'esautorazione del Parlamento, esattamente come avviene con i decreti del Presidente del Consiglio.
Non possiamo ancora prevedere se questa nuova "tangentopoli" farà abortire il tentativo di Conte di edificare un regime, ma è certo che essa rivela il danno causato al Paese da questa tendenza, tanto nel merito quanto nel metodo. Ancora una volta si scontrano a Milano - come avvenne all'inizio ed alla fine del fascismo - le due opposte ed irriducibili concezioni dell'Italia, che dividono i nostri connazionali non tanto secondo linee territoriali - il "duce" era settentrionale - ma secondo criteri ideologici e culturali.
L'altra grande scuola dell'illuminismo italiano fu non a caso quella di Napoli, e da questa città venivano buona parte dei magistrati protagonisti di "tangentopoli".
Presto sapremo se potremo coltivare la nostra idea dell'Italia in patria o all'estero, e se dall'attuale crisi istituzionale lo Stato unitario uscirà sopravvivendo o frazionandosi.
Sappiamo però che nessuna delle opposte concezioni dell'Italia può prevalere definitivamente.
L'una e l'altra sono destinate a confrontarsi, essendo reciprocamente irriducibili, in un rapporto conflittuale di cui non si intravede la soluzione.

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Mario Castellano 15/06/2020
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