In merito al “trasferimento” del Papa Emerito dal Vaticano alla nativa Baviera, i riferimenti ai più diversi precedenti storici si sprecano.
Premettiamo naturalmente che nulla può giustificare la tortura e l'uccisione di una persona, per giunta straniera e mai sottoposta a processo.Una loro disanima ci aiuta – benché ciascuno di esse presenti analogie soltanto parziali con la situazione attuale – a comporre un disegno che le assomigli abbastanza.
Partiamo dal presupposto che – secondo alcuni – Ratzinger si trovava – “de facto” – se non “de jure” – nella condizione di detenuto in Vaticano: anche Napoleone a Sant’Elena era formalmente un “rifugiato politico”.
Sotto il regno di Luigi XIV venne a lungo detenuto in una fortezza della Francia un misterioso personaggio, cui era proibito tanto dichiarare la propria identità quanto conferire con altre persone, quanto addirittura mostrare il suo volto, coperto perennemente da una “maschera di ferro”: da cui il nome con cui è passato alla storia.
Il nascondimento delle fattezze fece pensare che si trattasse di un fratello gemello del “Re Sole”.
Il Papa Emerito non concedeva udienze – di cui comunque non si dava notizia – e comunque tale pratica venne interrotta – ovviamente per tutelare la sua incolumità – con l’epidemia.
Vittorio Amedeo II di Savoia abdicò al Regno in favore del figlio Carlo Emanuele III, detto “Carlino”, ma poi – confinato in un castello della Savoia – se ne pentì: secondo alcuni pretendendo di riassumere il trono, secondo altri di stabilire che cosa dovesse fare il nuovo sovrano.
Il famoso ministro Ormea, applicando la regola per cui “i Savoia regnano uno alla volta”, lo fece rinchiudere a Moncalieri.
Quando Clemente V si trasferì ad Avignone, portò con sé la Corte Pontificia.
Ratzinger è accompagnato – più modestamente – da un gruppo di collaboratori, guidato dal fido Ganswein.
La Russia minaccia di riconoscere l’ex Papa come tuttora regnante, e la “terza Roma” si profila – se non come luogo di asilo – certamente quale retroterra sicuro per i seguaci di benedetto XVI.
Anche qui, non mancano i precedenti.
Nel 1773, Clemente XIV Ganganelli soppresse la Compagnia di Gesù, facendo seguito alla stessa decisione già adottata da tutti i sovrani cattolici dell’Europa.
La Russia ortodossa ospitò molti seguaci di Sant’Ignazio, e permise loro di continuare ad operare nella “semper fidelis” Polonia, allora soggetta al dominio imperiale.
Anche il Gran maestro dell’Ordine di Malta, fuggito dall’isola dopo la sua occupazione prima da parte di Napoleone e poi da parte dell’Inghilterra, trovò rifugio a Mosca fino alla Restaurazione.
Ritorniamo però alle dimissioni del Vescovo di Roma.
Antonio Socci denunziò come falsa la firma apposta in calce a tale documento, ma naturalmente manca la prova costituita dalla perizia calligrafica.
Altri affermarono che il Papa aveva rinunziato al suo ufficio essendo sottoposto a “vis compulsiva”.
Anche in questo caso, tuttavia, incombe su costoro l’onere di provare la verità di quanto asserito.
Ora scende in campo un religioso che unisce nella sua figura la duplice qualifica di canonista e di latinista: secondo costui, Ratzinger (anch’egli ottimo conoscitore della lingua di Cicerone) avrebbe compilato il testo della rinunzia inserendovi delle locuzioni che potessero dare fondamento ad una successiva impugnazione.
Che comunque viene ora già avanzata, quanto meno implicitamente.
Se comunque il Papa Emerito non si qualificherà come il legittimo Sommo Pontefice, nulla potrà impedire ad altri di considerarlo tale, e di agire di conseguenza.
Il punto decisivo non è dunque tanto come si presenta Ratzinger, bensì quale fosse il suo “Status” anteriore.
Il successore di San Pietro venne prelevato da un elicottero militare italiano in territorio vaticano, ed atterrò nella villa pontificia di Castel Gandolfo, cioè in un luogo considerato extra territoriale.
Non risulta che abbia più calpestato in seguito il territorio della Repubblica.
Tanto basta per qualificarlo come un detenuto posto agli arresti domiciliari?
“De facto”, egli si è comportato (oppure è stato trattato) come tale.
La Germania potrebbe dunque avere reclamato la sua consegna.
Attendiamo notizie in merito, tanto dallo stesso Ratzinger quanto dal suo “entourage”, quanto soprattutto dalle autorità di Monaco di Baviera e di Berlino.
Nel frattempo, ci si può sbizzarrire con le diverse profezie.
Nostradamus, Maometto, San Pio X, San Filippo Neri, San Giovanni Bosco, ma soprattutto la Madonna di Fatima concordano nel preannunziare l’allontanamento del Papa da Roma in seguito alla sua conquista da parte di un esercito composto da infedeli.
Si può naturalmente obiettare che il Papa Emerito non è quello regnante.
Jacques De Molay, ultimo Gran Maestro dei Templari, predisse nel 1314, prima di essere ucciso, che il papato sarebbe finito entro 700 anni.
La profezia di Malachia, nel suo testo originale, pare non preveda nessun altro Pontefice dopo Benedetto XVI, e la rinunzia di Ratzinger avvenne nel 2013.
Chi però si aspettava l’arrivo dei carri armati, o dei cosacchi a Piazza San Pietro, è rimasto spiazzato. Tutto è avvenuto infatti sotto tono, tanto che i giornali quasi non ne hanno parlato.
“In cauda venenum”, occorre inquadrare l’evento nell’ambito di una congiuntura storica che vede il Vaticano di Bergoglio accentuare la sua tendenza all’ecumenismo, tanto in direzione della Cina, comunista e confuciana, quanto in direzione dell’Islam, mentre il settore della Chiesa ispirato da Ratzinger persegue – in sintonia con gli ortodossi, soprattutto russi – la propensione verso l’identitarismo.
Quando Benedetto XVI liberalizzò la messa in latino, il Patriarca di Mosca si congratulò pubblicamente per questa decisione.
Anche in questo caso vi è un precedente storico significativo.
Nel pieno periodo della Restaurazione, l’Imperatore di Russia Nicola I, il più reazionario della dinastia dei Romanov, rese visita al Papa Leone XII Annibale della Genga, a sua volta il più reazionario dei Pontefici dell’ottocento.
Lo Zar lo esortò a persistere nella difesa più intransigente dei principi dell’assolutismo.
Ora Ratzinger si accinge a muoversi nel mondo che gli appartiene, tra le Abbazie ed i Castelli nobiliari di una Europa centrale che va dalla Francia al Veneto, dalle Fiandre all’Austria.
Se fosse ancora vivo Umberto Eco, ne trarrebbe ispirazione per un “sequel” ambientato ai nostri giorni de “il nome della rosa”.
Bergoglio risponde con un cristianesimo felicemente insediato nelle culture extra europee, come è quella indo-americana, con gli indigeni che vanno in pellegrinaggio a Guadalupe e praticano in culto sincretistico nei tanti Santuari sparsi per tutto il continente.
È una fortuna che nostra moglie segua la sua religione ancestrale, altrimenti saremmo divisi da due modi opposti di intendere in Cristianesimo.
Anche se ne teniamo al riparo la vita privata, lo scontro in atto nella stessa Chiesa evoca le previsioni formulate dal professor Fukuyama.
Il mondo germanico si accinge a vivere la veglia del solstizio, la “notte di Valpurga”, una tradizione pagana nella quale si riconosce anche il bavaro Ratzinger.
“Los von rom”, è scritto a grandi lettere di fuoco nei boschi del Tirolo.