Non siamo naturalmente in grado di valutare se sia vera o falsa la notizia di un finanziamento erogato dal governo del Venezuela al movimento "pentastellato".
È tuttavia impossibile che la politica attuata da questo partito - quale l'abbiamo valutato e descritto nei nostri scritti anteriori - costituisca soltanto l'espressione di una logica interna alle vicende del nostro paese.È tuttavia impossibile che la politica attuata da questo partito - quale l'abbiamo valutato e descritto nei nostri scritti anteriori - costituisca soltanto l'espressione di una logica interna alle vicende del nostro paese. È tuttavia impossibile che la politica attuata da questo partito - quale l'abbiamo valutato e descritto nei nostri scritti anteriori - costituisca soltanto l'espressione di una logica interna alle vicende del nostro paese.
Qualche illustre analista si sta ancora crogiolando nella constatazione di una estraneità dei seguaci di Di Maio rispetto a tutte le anteriori culture politiche.
Anche il "chavismo", in origine, non era parente della vecchia sinistra latinoamericana. Il colonnello che lo incarnava aveva tentato e fallito un tragicomico "golpe", diretto genericamente "contro la corruzione", e per questo era stato arrestato e degradato, riuscendo così a farsi passare per un "rivoluzionario".
Anche da noi, i "pentastellati" sono riusciti a nascondere le loro vere intenzioni: quando si sono palesate, era ormai troppo tardi per fermarli.
Se comunque risulta verosimile l'ipotesi di un finanziamento straniero, è viceversa improbabile che i soldi vengano dal Venezuela. La patria di Simon Bolivar si trova infatti nel totale dissesto finanziario, per cui - a nostro modesto avviso - il suo governo deve essersi limitato a svolgere il ruolo dell’”ufficiale pagatore" per conto della Cina.
Abbiamo conosciuto di persona l'ex ambasciatore venezuelano a Roma, uomo abile e certamente leale alle autorità del suo paese. Ciò malgrado, questo diplomatico ha rassegnato le dimissioni dal suo incarico, denunziando che la rappresentanza in Italia si trovava in un mare di debiti, cui non si può più fare fronte.
Se dunque Maduro finanziasse Grillo, sarebbe - si dice dalle nostre parti - come "l'ospedale che fa l'elemosina alla chiesa".
In merito a quanto riferito dai giornali, si possono formulare due ipotesi.
La prima è che gli Stati Uniti siano venuti a conoscenza dell'operazione attraverso i loro servizi di informazione e l'abbiano divulgata nell'ambito di una operazione volta a destabilizzare il governo italiano.
L'altra ipotesi è che i finanziatori di Grillo e soci abbiano voluto ricordare, in modo pubblico ed implicitamente ricattatorio, l'aiuto loro concesso, al fine di richiamare chi è stato beneficiato all'obbedienza. Ogni creditore, d'altronde, agisce in questo modo.
I genovesi, facendo onore alla loro fama di gente avida, avevano inventato una professione, detta nella nostra lingua regionale la "pittima". Costui non agiva con i metodi violenti ed intimidatori degli odierni "cravattari" romani, ma pedinava il debitore, ricordando pubblicamente a gran voce che corrispondesse il dovuto. Certi nostri attuali giornalisti potrebbero avere assunto tale funzione.
Ci pare tuttavia che i "pentastellati" siano dei debitori esemplari, di cui nessuno può assolutamente mettere in discussione la puntualità nell'adempiere. Il che non consiste certamente nel dare i soldi indietro, essendo stato stipulato un "do ut facias".
La trasformazione del nostro sventurato paese in un regime autoritario di stampo terzomondista è ormai molto avanzata: il parlamento viene sostituito dai "comitati", mentre i "commissari" (anche Stalin esordì con tale carica dopo la rivoluzione d'ottobre) rimpiazzano i ministri.
Nè manca il tocco finale, costituito dalla formazione di una polizia politica. La quale inizia il suo lavoro sulle spiagge, dove controlla le "distanze sociali", ma anche il vestiario delle bagnanti: precisamente come fa l'omologa istituzione iraniana (Grillo, non a caso, è sposato con una persiana di fede sciita, e Di Battista è andato a Qom in cerca di ispirazione).
I dittatori sono sempre moralisti, e sono sempre sentimentali.
Una volta, Stalin presenziava ad uno spettacolo musicale al teatro "Bolshoi". Ad un certo punto, un famoso "basso" russo intonò una melopea dedicata alle sofferenze dei deportati in Siberia. Il dittatore georgiano estrasse il fazzoletto e si asciugò le lacrime.
Anche Di Maio scoppiò a piangere dopo avere lasciato l'incarico di "capo politico".
In questo caso, però, poteva trattarsi non di commozione, bensì di delusione.
"Dulcis in fundo", Conte governa con i suoi decreti, che non passano nè per il Consiglio dei Ministri, nè tanto meno per il Parlamento.
I tecnici provenienti dal "celeste impero" dispensano il nostro governo dall'usare i metodi obsoleti della "Ovra" e del "Sifar": non più le polverose schede, ma le catalogazioni fisionomiche ottenute mediante il "riconoscimento facciale".
Perfino gli spioni di provincia, che al tempo del fascio venivano reclutati tra i gerarchi, sono un ricordo del passato: vigila su tutti l'occhio del "grande fratello", preannunziato dalle trasmissioni berlusconiane.
La trasformazione dell'Italia in una succursale della Cina non è più un "work in progress", ma un "opus perfectum".
Perfino la religione viene posta sotto sorveglianza: i fedeli che vanno a messa devono sfilare uno ad uno davanti ad una sorta di "polizia religiosa" (anche qui fa scuola il modello iraniano), che controlla scrupolosamente la loro conformità con le misure profilattiche.
Salvini voleva lo stato di polizia, puntualmente servito.
Quanto agli ex comunisti di Zingaretti (il quale - a differenza di suo fratello - non è stato promosso a commissario), si riducono a fare da caudatari a Conte: il quale, emulando il "duce", finirà per fagocitarli o per eliminarli, a seconda del loro grado di sottomissione. Tutto il loro processo di revisione ideologica, come anche il graduale distanziamento dalla "chiesa" di Mosca, viene rinnegato in un colpo solo.
Finiti i pellegrinaggi delle delegazioni nelle capitali del "socialismo reale", sono iniziati quelli dei "pentastellati" a Caracas. Da dove essi ritornano esaltando le "conquiste" del regime.
Pare che la specialità di Maduro consista nella organizzazione delle orchestre scolastiche. Manca soltanto che i nostri studenti siano mandati in Venezuela per esservi "rieducati".
Nel frattempo, vengono promosse "cooperative" sostenute dal capitale pubblico e destinate a gestire le imprese decotte. Siamo alla socializzazione dei mezzi di produzione.
I nuovi soggetti economici non avranno naturalmente il problema di sopravvivere nel mercato libero, e vi troveranno impiego i quadri del partito egemone.
Non c'è nessun "pericolo comunista": siamo già nel "socialismo reale".
L'investimento ha dato frutti copiosi.
Manca ancora l'adeguamento dei programmi scolastici alla nuova ideologia ufficiale.
A questo, provvederà la dottoressa Azzolina.

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Mario Castellano 22/06/2020
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