In seguito alla pubblicazione di un nostro precedente articolo, alcuni lettori ci hanno chiesto più dettagli in merito alle profezie sul papato.
In seguito alla pubblicazione di un nostro precedente articolo, alcuni lettori ci hanno chiesto più dettagli in merito alle profezie sul papato.Come abbiamo già scritto, tutti i veggenti che si riferiscono ai pontefici, ne prevedono la fuga da Roma.
Pio XII, in particolare, pare prendesse sul serio quanto annunziato da Filippo Neri, il santo della plebe romana, di cui era particolarmente devoto. “Pippo bono” – così era chiamato – aveva scritto che un giorno dei soldati infedeli avrebbero abbeverato i loro cavalli nelle fontane di piazza San Pietro. Di qui la leggenda secondo la quale ogni mattina Pacelli si affacciava alla finestra per controllare che non fossero arrivati i “cosacchi”: che comunque sono acattolici, ma non infedeli.
Quando dovrebbero compiersi queste profezie, nel cui novero rientra anche Rasputin?
Logicamente, prima che si sia esaurita la successione dei papi.
Qui entra in scena quanto previsto da Malachia, monaco irlandese del medioevo. La sua opera venne pubblicata nel Cinquecento, quando molti libri ebbero la loro prima edizione a stampa, da tale Arnoldo de Vion. L’esistenza di questo libro è comunque testimoniata da molto prima.
Anche ammesso che si tratti di una invenzione del curatore, occorre valutare in ogni caso se i motti riferiti ai papi degli ultimi quattro secoli sono pertinenti.
Pio XII era chiamato comunemente con l’appellativo di “pastor angelicus”, e si compiaceva quando veniva usata tale definizione, anche se sulla profezia di Malachia, come su tutte le altre, la chiesa è sempre rimasta agnostica.
Si discute tuttavia se l’elenco dei papi finisca con Ratzinger o con Bergoglio.
Malachia definisce Benedetto XVI con il motto “de gloria olivae”, e secondo alcuni non va oltre, per cui il riferimento a Francesco sarebbe un apocrifo, inserito da Arnoldo di Vion. Il quale scrive testualmente: “ in extrema persecutione sanctae romanae ecclesiae, regnabit Petrus secundus, vel Petrus romanus, qui pascet oves in multis tribulationibus, quibus transactis civica septicollis diruetur et judex tremendus judicabit populum suum”.
Ora il papa emerito ha lasciato Roma, ma la profezia si riferisce naturalmente al pontefice in carica. Il testo di Malachia viene dunque usato da quanti lo considerano ancora nelle sue funzioni.
La loro asserzione è rafforzata da un’altra profezia, quella – da noi già citata – pronunziata dall’ultimo Grande Maestro dei Templari, Jacques de Molay, prima di essere ucciso. Il cavaliere francese previde la morte del papa Clemente V entro un mese, quella del re Filippo IV “il Bello” entro un anno, la fine della monarchia francese dopo tredici generazioni – quante in effetti ne intercorsero fino a Luigi XVI – e la fine della chiesa cattolica entro settecento anni.
Jacques de Molay morì nel 1314, e la rinunzia di Benedetto XVI risale al 2013. Ciò confermerebbe che la profezia relativa a “Pietro secondo” non fa parte del testo originale di Malachia, e darebbe ragione a chi non considera Francesco come il vero pontefice.
Verrebbe meno, per giunta, l’apparente contraddizione tra Malachia e Jacques de Molay: colui che si è allontanato da Roma sarebbe infatti l’ultimo successore di San Pietro.