Il professor Fusaro conosce molto bene la disciplina che insegna, occupando con pieno merito una cattedra universitaria: la filosofia, e più in particolare la filosofia politica.
Il professor Fusaro conosce molto bene la disciplina che insegna, occupando con pieno merito una cattedra universitaria: la filosofia, e più in particolare la filosofia politica.
Come ogni studioso serio, il nostro illustre collega dovrebbe però rifuggire dalla “tuttologia”, una scienza i cui cultori hanno in comune il fatto di essere dei ciarlatani.
Questa considerazione ci è venuta in mente ascoltando l’intervento con cui Fusaro, incursionando nella teologia, taccia il papa di sincretismo. Senza peraltro citare un solo passo del magistero pontificio nel quale Bergoglio mescoli cristianesimo con altre religioni, ovvero contraddica le verità fondamentali della nostra fede.
Quando i cinesi e i sovietici presero a litigare, direttamente o per interposta persona di altri partiti comunisti, il vero oggetto del contendere era costituito dai conflitti di interessi tra i rispettivi stati. Poiché però l’aperta dichiarazione di simili contraddizioni avrebbe rivelato che il cosiddetto “internazionalismo proletario” era ormai definitivamente tramontato, la disputa verteva in apparenza sulla corretta interpretazione del pensiero marxista-leninista.
Ci si rinfacciavano così il “deviazionismo”, il “frazionismo” e l’ “opportunismo” (sempre, naturalmente, “piccolo borghese”).
Le due opposte chiese del comunismo non si comportavano diversamente da Roma e Bisanzio, che si erano divise perché l’una non voleva essere sottoposta all’altra.
Le divergenze dottrinali prese a pretesto per disputare erano (e sono) quasi insignificanti, ma servivano per tacciare la parte avversa di eresia. La famosa formula del “Filioque”, che nel “Credo” della chiesa greca è sostituita da “dià ton yiòn” (cioè “attraverso il Figlio”), su cui si era arenato il dialogo ecumenico in occasione del Concilio di Firenze, venne chiarita dal futuro cardinale Bessarione, capo della delegazione di Costantinopoli, il quale dimostrò che i due testi dicevano la stessa cosa.
L’urgenza di mettersi sotto la protezione degli occidentali aveva fatto appianare le divergenze.
L’accordo venne però rigettato dai monaci bizantini, e qualche tempo dopo l’antica capitale venne espugnata dagli infedeli.
Perché Fusaro afferma oggi che Bergoglio lungi dal praticare il dialogo tra le diverse confessioni religiose, intende “liquidare” il cristianesimo con lo scopo di distruggerlo? La risposta risiede nel rifiuto opposto dal vescovo di Roma a chi vorrebbe che egli usasse l’identità cristiana come discrimine e bandiera per motivare l’Occidente in una nuova crociata, in uno scontro apocalittico con le altre fedi, ed in particolare con l’Islam.
L’asserito sincretismo di Bergoglio, in realtà, non esiste. Salvo che si consideri tale la sua scelta geostrategica, basata sulla constatazione di una identità di interessi tra una parte – quella maggioritaria – dei cristiani e molti seguaci di religioni diverse dalla nostra.
Fusaro si schiera invece con il fronte avverso, e nella sua foga polemica finisce per perdere i freni inibitori, giungendo fino ad affermare che Bergoglio – pur non essendo l’Anticristo – si è messo comunque deliberatamente al suo servizio.
Oltre alla teologia cattolica, l’allievo prediletto di Preve fa ricorso anche al pensiero di Carlo Marx. Il suo ragionamento è il seguente: Soros, campione supremo del capitalismo internazionale (ebraico, “ça va sans dire”) propizia l’immigrazione verso i paesi occidentali con il duplice scopo di annacquare la loro identità e di abbassare il costo del lavoro. Il “profeta di Treviri” aveva in realtà formulato questa osservazione a proposito degli operai irlandesi che affluivano verso le manifatture dell’Inghilterra, ma aveva anche esortato i lavoratori a non dividersi secondo la loro nazionalità o la loro religione, e dunque a lottare uniti. Il suo famoso motto era infatti “proletari di tutti i paesi e popoli oppressi unitevi”.
Vale la pena soffermarsi sul secondo termine di questa consegna: l’autore del “Capitale” coglieva tanto il problema costituito dalla emancipazione dei lavoratori quanto quello rappresentato dalla liberazione dei popoli, cioè il problema nazionale. La cui mancata soluzione costituisce tuttora una delle cause dell’ingiustizia nei rapporti sociali.
Il papa rivela indubbiamente di essere un “marxista”: più coerente del professor Fusaro, dal momento che rifiuta di considerare i musulmani come nemici dei cristiani, ma denunzia la condizione di sfruttamento comune ad entrambi.
Posto dunque che il papa rifiuta di emulare il suo predecessore Urbano II, che nel 1095 bandì la prima crociata, Fusaro lo accusa di sincretismo.
Il che significa asservire il dibattito in materia religiosa alle dispute geopolitiche, in cui il nostro filosofo si schiera dalla parte di Trump e di Salvini. Il quale ultimo è d’altronde pagano, il che potrebbe indurci a rovesciare su Fusaro l’addebito che egli muove a Bergoglio. Anche il professore, infatti, trova degli alleati tra i non cristiani.
È comunque interessante notare come certe polemiche si riferiscano alle vicende della chiesa, piuttosto che a quelle dell’Italia.
Pare che Conte, a Bruxelles, sia stato sbertucciato dai suoi “partner” europei. Il personaggio non gode di nessun prestigio, e l’unico soggetto con sede a Roma che ha ancora qualcosa da dire in ambito internazionale è quello collocato sull’altra sponda del Tevere.
Qualcosa di giusto c’è, nelle posizioni espresse da Fusaro: ha capito dove si svolge la partita decisiva.

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Mario Castellano 24/07/2020
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